Guerra per i ristori Covid in Sicilia, Razza: "Perché i tagli"

Guerra per i ristori Covid in Sicilia, Razza: “Perché i tagli”

L'assessore alla Salute risponde alle rimostranze dei privati

PALERMO – “C’è una legge nazionale che regolamenta i ristori Covid e a questa dobbiamo attenerci”. Così l’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza chiude la porta alla richiesta delle associazioni che raggruppano una grossa fetta delle strutture sanitarie private, pronte a rivolgersi alla magistratura. Protestano per un “taglio” di circa 40 milioni di euro – il 10% – sul budget previsto. “Se dipendesse da me farei molto di più – aggiunge Razza – ma dobbiamo adeguarci a quanto previsto dal governo nazionale”.

“Le norme nazionali ci vincolano”

Ed è questo il tema centrale della questione: secondo i titolari delle strutture private andrebbe applicata una precedente norma regionale che riconosceva il 100% del budget, senza alcun taglio, ma con l’obbligo di fornire maggiori prestazioni nell’anno seguente fino a coprire la somma ricevuta. “Ci viene chiesto di utilizzare risorse non spese per erogare prestazioni nell’anno successivo – spiega ancora l’assessore -. Ma legislativamente non si può fare. Le norme nazionali ci vincolano”.

I rallentamenti della sanità non Covid

Un maggiore margine di manovra ci sarebbe per i finanziamenti previsti dal governo nazionale per alleggerire le liste di attesa dovute allo stop di una grossa fetta delle prestazioni durante i mesi del lockdown. Per fronteggiare la pandemia la sanità non Covid ha subito un grosso rallentamento. Ora che le attività sono riprese si è creato l’ingolfamento. La legge nazionale sui fondi per le liste di attesa prevede che le risorse siano assegnate in via prioritaria alle strutture pubbliche, ma da facoltà alle regioni di assegnarle anche ai privati: “E noi lo faremo”, conclude Razza. Intanto, come annunciato, le associazioni che raggruppano le strutture private presenteranno un esposto alla Procura della Repubblica.
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