La "guerra" del referendum: Fratelli d'Italia attacca Morosini

La “guerra” del referendum: Fratelli d’Italia attacca Morosini

Dal risarcimento alla Sea Watch al libro del presidente del Tribunale di Palermo

PALERMO – Non è più una campagna referendaria, ma una battaglia senza esclusione di colpi (anche bassi). Stavolta di mezzo c’è finito Piergiorgio Morosini, presidente del Tribunale di Palermo.

La sua foto campeggia sulla pagina social di Fratelli d’Italia che riprende un titolo de “Il Giornale”. “La stessa penna che ha firmato la sentenza che condanna lo Stato a risarcire la ong pro-migranti, ha scritto un libro contro la separazione delle carriere”, si legge nel post. Quindi l’invito: “Pensateci quando i signori del No profetizzano rischi per l’imparzialità dei giudici. Per una giustizia davvero terza e imparziale, il 22 e il 23 marzo vota Sì al referendum”.

Morosini

Il risarcimento a Sea Watch

Non è una questione di Sì o No (ciascuno è libero di votare come meglio crede), ma c’è un “vizio procedurale” per dirla in gergo tecnico. La sentenza a cui si fa riferimento è quella che ha riconosciuto alla ong Sea Watch un risarcimento per oltre 76mila euro che lo Stato dovrà pagare per il fermo subito dalla nave nel giugno del 2019.

Le parole della premier Meloni

Al timone c’era il comandante Carola Rackete, che forzò il blocco navale di Lampedusa per fare sbarcare 42 migranti nell’isola. Il “vizio” di cui sopra è che non è stata la penna di Morosini a firmare la sentenza, ma quella del giudice monocratico della terza sezione civile Maura Cannella in difesa della quale Morosini è intervenuto. La premier Giorgia Meloni ha parlato di sentenza “vergognosa” che “lascia letteralmente senza parole”.

La replica di Morosini

“La sentenza del Tribunale di Palermo è stata emessa da una magistrata competente e preparata, dopo l’esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino”, ha replicato Morosini.

Lo scontro sul libro

Fratelli d’Italia rilancia il caso sui social e tuona contro il presidente del Tribunale. Il libro che ha scritto – “Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia” – sarebbe la prova di una parzialità (Morosini ha manifestato con chiarezza il suo No al referendum, legittimo al pari del Sì) che sconfinerebbe nella politicizzazione della sua decisione. La sentenza sulla ong diventerebbe un’arma per fermare la riforma.

Cosa dice la sentenza

Ma cosa dice la sentenza che ha infiammato lo scontro? Parallelamente al procedimento penale, chiuso con l’archiviazione per Carola Rackete, la Sea Watch 3 era stata sottoposta a fermo amministrativo. I legali hanno presentato ricorso contro il sequestro.

La legge prevede un termine: entro dieci giorni l’autorità competente, individuata nella prefettura di Agrigento, deve confermare il sequestro oppure disporne la revoca. Scaduto il termine scatta il meccanismo del “silenzio-accoglimento”. La prefettura non adottò alcun provvedimento. Da qui secondo la Ong a partire dal 1° ottobre 2019 il fermo divenne illegittimo.

Nonostante ciò, la nave rimase bloccata nel porto di Licata per altri due mesi, fino a quando nel dicembre 2019 un altro giudice civile del Tribunale di Palermo ne ordinò lo sblocco. Nel 2022 i legali della Sea Watch hanno fatto causa al ministero dell’Interno, alla prefettura di Agrigento, ai ministeri dell’Economia e dei Trasporti, chiedendo il risarcimento dei danni. E siamo alla sentenza delle polemiche emessa l’11 febbraio scorso.

I ministeri e la prefettura hanno sostenuto che la Ong non dovesse essere risarcita perché non c’era certezza che fosse la prefettura a dovere intervenire. Ed ancora che il silenzio assenso non si applica a “procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l’ambiente, la tutela dal rischio idrogeologico, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza, l’immigrazione, l’asilo e la cittadinanza, la salute e la pubblica incolumità”.

Il giudice, come per altro deciso nella precedente sentenza, ha ritenuto che non ci sia alcun dubbio sul fatto che dovesse essere la prefettura di Agrigento ad intervenire. Sul silenzio silenzio assenso, invece, “l’opposizione ha riguardato il sequestro amministrativo e non il provvedimento del ministro (allora era Matteo Salvini a guidare gli Interni ndr).

E neppure si trattò di “un errore scusabile per la sussistenza di contrasti giudiziari, per la incertezza del quadro normativo di riferimento, per la complessità della situazione di fatto”.

La Sea Whact avrebbe voluto un risarcimento maggiore per “la turbativa della proprietà e del possesso”, il danno all’immagine e “per le spese sostenute a causa del comportamento illegittimo delle amministrazioni”

Il giudice ha concesso solo le “spese portuali e di agenzia comprensivi dei costi per la fornitura di acqua corrente, per un totale di euro 39.681,62″, “le spese per la benzina per mantenere la nave attiva pari ad euro 31,500,00 oltre alle spese legali per i giudizi promossi al fine di ottenere il riconoscimento della lesione del suo diritto per un totale di euro 5.000,00″. Il tutto dimostrato dalle fatture. La campagna referendaria prosegue, le polemiche non si fermeranno.

L’avvocatura palermitana con Morosini

L’avvocatura palermitana, intanto, si schiera con Morosini. legali, attraverso il presidente del Consiglio dell’Ordine, hanno inviato a Morosini una lettera di solidarietà. “Mi hanno appena segnalato un post sulla pagina FB di Fratelli d’Italia riguardante la recente sentenza di condanna dello Stato italiano, tra l’altro a te erroneamente attribuita – si legge nella lettera del presidente Dario Greco -. Come ho avuto modo di dire stamattina, esprimendo solidarietà alla dottoressa Maura Canella (la giudice che ha emesso il provvedimento ndr) e a tutti i magistrati del Tribunale di Palermo, sono inaccettabili gli attacchi ai singoli magistrati per il contenuto dei loro provvedimenti, così come ai capi degli uffici giudiziari”.

“Ribadisco che le sentenze si impugnano o si criticano con argomentazioni giuridiche e non certo con attacchi frontali ai magistrati.- aggiunge – Ti esprimo la mia solidarietà e quella del Consiglio dell’Ordine, anche se sono certo che la tua indiscussa passione civile, la tua indubbia professionalità e la tua assoluta indipendenza nello svolgimento delle funzioni giudiziarie non saranno in alcun modo scalfite da deprecabili attacchi alla tua persona”.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI