Ha il Covid e la dispensa vuota: la spesa la fa il medico dell'Usca

Ha il Covid e la dispensa vuota: la spesa gliela fa il medico Usca

La confessione imbarazzante al medico che lo visita a casa e che quindi decide di intervenire
LA STORIA
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CALTAGIRONE – Alla periferia delle cronache giornaliere dei contagi, dei morti e del trend vaccinale, c’è la storia di tanti medici che dal 2020 si sono trovati catapultati, lontani da ogni possibile forma di esperienza sul campo, a fronteggiare una pandemia. Non solo tamponi a domicilio e prescrizioni telefoniche, ma quotidiani viaggi per città e paesini, a casa dei pazienti che, come accaduto a Caltagirone, aprono non solo la porta della propria casa, a questi giovani medici in tuta bianca dei quali è possibile intravvedere solo gli occhi dietro degli occhiali protettivi. Ma anche il cuore, raccontando le proprie difficoltà.

La storia

Il dottor Marco Girella – quello con la barba e gli occhiali – dell’Usca di Caltagirone, classe ’88, è un medico chirurgo che dal 2020, fase di piena pandemia, presta servizio per il distretto di Caltagirone dell’Asp 3 di Catania. Ne raccontiamo la storia perché il virus non intacca solo la salute ma, più di quanto si possa immaginare, anche la dignità di alcuni malati che, oltre a dover fronteggiare una pericolosa infezione, oltre a dover rimanere relegati nelle proprie abitazioni per un tempo non sempre breve, fanno i conti con l’aggravarsi della propria condizione economica finanziaria. È il caso di chi mantiene la propria famiglia con lavori alla giornata, o di chi, come nel caso dell’uomo che chiameremo Giovanni, vive da solo e non ha alcun familiare che può prendersi cura di lui.

La malattia e la dispensa vuota

L’attesa dell’esito del tampone, per questa non marginale fascia della popolazione, significa anche attesa di poter tornare a lavorare per provvedere alle proprie esigenze primarie.  Giovanni risulta positivo ad un test rapido e, in attesa dell’esito del tampone molecolare, viene posto in quarantena fiduciaria presso la propria abitazione. 
Fra i sintomi che l’uomo racconta, nell’intervista al paziente condotta da Marco, medico Usca, c’è una necessità, per nulla secondaria: la dispensa vuota e nessuno che possa aiutarlo. 

“Non c’è problema”

Nel tono della voce che si fa più basso quando Giovanni fa cenno alla sua situazione e alla squillante risposta del medico che lo vuole alleggerire di questo fardello dicendogli “non c’è problema stia sereno che ci attiviamo subito”, sta la misura di quel ponte invisibile fra le esigenze di un malato e la realtà che è costretto a vivere e il ruolo dei medici che con consapevolezza curano un virus che colpisce anche la dignità di chi ne viene colpito. Marco, dopo quella telefonata, segue la programmazione. Ogni sera fra le dieci e la mezzanotte i medici fanno il punto della situazione per il giorno successivo. Nomi, cognomi, indirizzi messi su un foglio Excel, specificando per ciascuno le necessità: dal semplice tampone domiciliare alle visite più accurate, al monitoraggio dei parametri vitali e all’eventuale terapia da riparametrare.

Il gesto

Marco termina il turno, accompagnato da un collega raggiunge il più vicino supermercato e onorando la promessa fatta al paziente a cui aveva detto di non aver timore di nulla, lo raggiunge nel suo domicilio dove per più giorni si recherà con ogni provvista necessaria al suo sostentamento.

Interviene la Caritas

I medici e gli amministrativi dell’Usca, a questo punto, informano ogni ufficio preposto della situazione di difficoltà vissuta dal signor Giovanni che, grazie a questa catena di contatti e telefonate, viene preso in carico dalla Caritas diocesana, unici ad essersi fatti avanti con tempestività. 

Uomini dietro il camice

Per il direttore del distretto di Caltagirone, la dott.ssa Angela Fiumara, questa è la dimostrazione che “i ragazzi” (che sono medici specializzati, amministrativi laureati) stanno profondendo in questi mesi di crisi e difficoltà: “Abbiamo appreso questa notizia in questi giorni – dice. Devo dire che non è la prima volta che i nostri dipendenti si contraddistinguono per gesti di così grande generosità e umanità. Al di là dei ruoli di ciascuno, sono davvero contenta ed orgogliosa per questi gesti. Oltre a fare il proprio lavoro come medici dimostrano grande attenzione umana nei confronti dei propri assistiti”. 


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