H&M, colosso svedese della moda low cost, ha annunciato la chiusura di circa 160 negozi nel 2026, confermando le difficoltà di un settore sempre più dominato dall’e-commerce e dalla concorrenza digitale.
Il gruppo fondato nel 1947 da Erling Persson accelera così il piano di riorganizzazione internazionale. Dopo anni di espansione capillare, l’azienda punta ora a ridurre la presenza fisica nei territori meno redditizi e a concentrare gli investimenti sui punti vendita strategici.
Vendite in calo e mercato in trasformazione
I numeri dell’ultimo trimestre mostrano una fase complessa. Nei primi tre mesi dell’anno H&M ha registrato un calo delle vendite del 10% rispetto allo stesso periodo precedente.
Nel mese di marzo è arrivato un lieve recupero, pari a +1% a valuta costante, giudicato però insufficiente per invertire il trend negativo.
A pesare sono la crescita degli acquisti online e una competizione sempre più aggressiva nel settore fast fashion.
La nuova strategia del gruppo
Il piano industriale prevede un rafforzamento del commercio digitale e una selezione più rigorosa dei negozi fisici.
L’obiettivo è investire soprattutto sugli store più grandi, situati in aree considerate ad alta redditività, capaci di generare risultati migliori sul fronte dei ricavi e dell’esperienza cliente.
H&M chiude 160 negozi: cosa succede in Italia
Anche il mercato italiano rientra nella revisione. Secondo quanto riferito dal “Corriere della Sera”, tra i negozi destinati alla chiusura figura il punto vendita di Roma Tuscolana, dove lavorano 17 dipendenti a tempo indeterminato. La cessazione dell’attività sarebbe prevista dal 10 maggio.
Sono invece programmati interventi di ristrutturazione per i punti vendita di Bari e Conegliano, in provincia di Treviso.
H&M chiude negozi, il confronto con i sindacati
Il piano ha aperto un dialogo con le organizzazioni sindacali, che chiedono garanzie occupazionali, maggiore stabilità contrattuale e un nuovo accordo di lungo periodo.
Al centro del confronto c’è soprattutto il tema della precarietà, considerato che negli anni passati sarebbe stato frequente il ricorso al lavoro a chiamata.
Coinvolti anche altri marchi del gruppo
La riorganizzazione non riguarda soltanto H&M. È coinvolto anche il brand & Other Stories, con il trasferimento delle attività creative da Parigi a Stoccolma e la chiusura della sede francese.
In questo caso sarebbero a rischio circa 30 posti di lavoro qualificati. Nel portafoglio del gruppo figurano inoltre Cheap Monday, COS, Monki e Weekday.
La sfida con Shein e Zara
L’intero settore del fast fashion attraversa una fase di forte pressione competitiva. Piattaforme come Shein continuano a guadagnare terreno grazie a prezzi bassissimi, produzione rapidissima e distribuzione completamente online.
Sul mercato pesa anche la solidità di Zara, che mantiene una posizione forte nel rapporto qualità-prezzo. In questo scenario, i marchi collocati nella fascia intermedia faticano sempre di più a difendere quote di mercato.
Proprio contro Shein, H&M aveva avviato una causa per violazione della proprietà intellettuale, accusando il gruppo cinese di aver copiato alcuni progetti coperti da copyright.
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