"Ho consegnato ad Aiello |i pizzini di Provenzano" - Live Sicilia

“Ho consegnato ad Aiello |i pizzini di Provenzano”

Nel processo d'Appello delle "talpe alla Dda" è stato chiamato a testimoniare Giacomo Greco, della famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno, diventato collaboratore di giustizia nell'aprile dell'anno scorso. Il genero di Ciccio Pastoia ha parlato degli incontri con Michele Aiello e del suo ruolo di corriere fra il manager della Sanità e l'allora latitante Bernardo Provenzano
Parla il pentito Giacomo Greco
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Incontri e favori tra l’ex manager della sanità Michele Aiello e Ciccio Pastoia, il boss di Belmonte Mezzagno morto suicida in carcere, che per anni ha curato la latitanza di Bernardo Provenzano. A parlarne stamattina, durante il processo d’appello contro le cosiddette talpe alla Dda, è stato il pentito Giacomo Greco, genero di Pastoia.

“Accompagnavo mio suocero – ha detto l’uomo, che ha deciso di collaborare con la giustizia ad aprile dell’anno scorso – ad appuntamenti con vari uomini d’onore ed anche con Michele Aiello”. Non solo: “Ho consegnato dei pizzini ad Aiello, che Provenzano riteneva un uomo di fiducia”. Rivelazioni molto pesanti contro il manager bagherese, condannato in primo grado a quattordici anni di carcere per associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, truffa, accesso abusivo al sistema informatico della Procura e corruzione.

Gli incontri tra Pastoia ed Aiello, secondo la testimonianza di Greco, sarebbero avvenuti in diversi posti: in un ufficio di via Mariano Stabile a Palermo (punto di ritrovo anche per Benedetto Spera, Nicola Eucaliptus e per l’allora primula rossa Bernardo Provenzano), all’autoscuola “Primavera”, in un villino ad Aspra di proprietà di Pastoia, in un ristorante di Bagheria ed anche in un deposito edile vicino alla cava Buttitta di Bagheria, appartenente ad Aiello. I contatti tra il boss di Belmonte ed Aiello sarebbero avvenuti sia nel 2003 che all’inizio degli anni Novanta.

Giacomo Greco, come lui stesso ha spiegato in aula, anche se non ufficialmente affiliato a Cosa nostra, oltre ad essere a disposizione del suocero Ciccio Pastoia, aveva anche il compito di riscuotere i proventi delle estorsioni a Belmonte e di consegnare pizzini. “Non so cosa contenessero – ha detto – erano sigillati con dello scotch. Ne ho consegnati tanti, anche a Michele Aiello”.

Ma non è tutto. Il pentito ha anche raccontato come Aiello avrebbe messo a disposizione del suocero un suo appartamento di Villa Rosa, frazione di Bagheria. “Aveva il divieto di dimora a Belmonte – ha sostenuto Greco – così Aiello mise a sua disposizione questa casa di Villa Rosa”. Ma i favori non si sarebbero limitati a questo, secondo Greco. “Quando Benedetto Spera tentò di ucciderci, io e Pietro Pastoia (figlio del boss, ndr) fummo costretti a scappare dalla Sicilia. Aiello si interessò per farci avere un lavoro in Emilia Romagna”.

Il 10 luglio toccherà alla difesa effettuare il controesame del pentito. Nel processo, oltre ad Aiello, sono imputati l’ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro (condannato in primo grado a cinque anni per favoreggiamento e rivelazione di notizie coperte da segreto d’ufficio) e l’ex sottufficiale del Ros, Giorgio Riolo, condannato in primo grado a sette anni per favoreggiamento, accesso abusivo al sistema informatico della Procura, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, corruzione, interferenze illecite nella vita privata altrui.


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