I boss e le 'amicizie' in Tribunale| Così puntavano a riavere i beni - Live Sicilia

I boss e le ‘amicizie’ in Tribunale| Così puntavano a riavere i beni

Il Palazzo di giustizia di Palermo

È uno dei passaggi più delicati delle dichiarazioni di Giordano.

PALERMO - I VERBALI 2
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PALERMO – Il passaggio del verbale è ancora coperto da omissis. Potrebbe essere il capitolo più delicato delle indagini. Alfredo Giordano tira in ballo strane “amicizie in Tribunale”.

Mario Taormina era di casa nella marmeria – racconta l’ex direttore di sala del teatro Massimo – spesso lo vedevo anche insieme a Gaetano Di Marco (il titolare del deposito di marmi arrestato nel blitz del marzo scorso) e Santi Pullarà (figlio dello storico capomafia Ignazio, pure lui in manette) discutere di alcuni dissequestri di beni di loro proprietà che dovevano avvenire grazie all’opera di tale omissis che a loro dire sosteneva di avere amicizie in Tribunale, precisamente omissis…. omissis”.

Di quali beni stavano parlando? Qualcuno in Tribunale era pronto ad aiutare i mafiosi? L’inchiesta sta per essere trasferita alla procura di Caltanissetta – segno del coinvolgimento di un magistrato – che sta già indagando sulla sezione per le Misure di prevenzione. Tanti interrogativi che ruotano attorno ai beni della famiglia Pullarà. Nel blitz del marzo scorso venne fuori che un insospettabile, Antonino Macaluso, era stato incaricato di gestire alcuni immobili. Non sarebbe l’unico.


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