CALTANISSETTA – “Vincenzo Scarantino, da solo, non avrebbe mai potuto imbastire una trama sulla strage di via D’Amelio talmente coerente da resistere a diversi gradi di giudizio. Ma, detto questo, non è possibile ignorare che Scarantino si impegnò nell’accusare persone che sapeva innocenti e lo fece per un tornaconto personale, consistente nell’uscire dal carcere e avere dei benefici”. Lo ha detto il procuratore aggiunto Gabriele Paci concludendo la sua analisi della posizione del falso pentito Vincenzo Scarantino nella requisitoria del quarto processo per la strage di via D’Amelio, in corso davanti alla Corte d’Assise nissena e che vede lo stesso Scarantino imputato per calunnia. “È stata sfruttata la fragilità di Scarantino per riuscire a dare valenza di prova a elementi che erano solo intuizioni”, ha affermato Paci. La Corte ha disposto una breve pausa; alla ripresa dell’udienza prenderà la parola il procuratore capo Amedeo Bertone.
*Aggiornamento ore 14.30
Il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone ha chiesto la condanna all’ergastolo per i mafiosi Salvo Madonia e Vittorio Tutino, in quanto ritenuti responsabili della strage di via D’Amelio e inoltre ha sollecitato 8 anni e 6 mesi per Vincenzo Scarantino e 14 anni ciascuno per Francesco Andriotta e Calogero Pulci, i tre falsi pentiti accusati di calunnia per le false dichiarazioni rese durante le prime indagini sull’attentato del 19 luglio ’92 in cui morirono Paolo Borsellino e i 5 poliziotti di scorta. ‘udienza è stata rinviata al 9 gennaio per l’inizio delle conclusioni dei legali di parte civile.

