PALERMO – Iter amministrativo regolare, nessun passaggio di denaro, né contatti con finalità illecite con l’imprenditore mafioso Carmelo Vetro. La difesa di Salvatore Iacolino contesta l’intera ricostruzione della Procura della Repubblica. Lo fa depositando al Tribunale del riesame una serie di documenti e perizie contabili. L’ex direttore generale del Policlinico di Messina – si è dimesso quando ha saputo delle indagini – è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.
Gli avvocati Giuseppe Di Peri, Arnaldo Faro e Pietro Canzonieri chiedono il dissequestro dei novantamila euro trovati a casa del manager della sanità. Nel frattempo, però, i pm depositano un provvedimento di sequestro preventivo che sostituisce quello probatorio e che dunque potrebbe fare venire meno la contesa tanto che i pm hanno chiesto di dichiarare l’inammissibilità del ricorso. Secondo la Procura di Palermo, il denaro sarebbe provento di un reato.
Il sequestro probatorio è finalizzato all’acquisizione di prove e assicura il corpo del reato, mentre il sequestro preventivo blocca un bene per evitarne la libera disponibilità, impedendo l’aggravamento del reato o la reiterazione di illeciti.
Nel ricorso i difensori sostengono la regolarità della procedura di accreditamento con l’Asp di Messina della Arcobaleno srl, riconducibile all’imprenditore Giovanni Aveni. Secondo la ricostruzione dell’accusa, grazie alla mediazione di Iacolino, l’obiettivo era liberarsi della concorrente Anfild. I legali precisano che non è intervenuta alcuna revoca, anzi pur di garantire i servizi necessari alla collettività la Anfild ha continuato a lavorare.
I legali puntano sul contenuto di di un’intercettazione in cui Iacolino diceva di fare “quello che è giusto fare”. La difesa del manager sostiene che i 90 mila euro siano di provenienza lecita e ha depositato la documentazione bancaria per dimostrare che il denaro è stato prelevato negli anni in contanti. C’è traccia di prelievi per 90 mila euro. Il reddito familiare complessivo è molto alto e vanno anche considerati i risparmi di quando era europarlamentare di Forza Italia e i soldi, circa 30.000, che la figlia del manager ha ricevuto in occasione delle nozze del 2021. ll padre li conservava a casa sua dove figlia e genero hanno peraltro vissuto per un periodo, perché possiede una cassaforte e l’immobile è protetto con un sistema di allarme.
La difesa del manager ribadisce che Iacolino non conosceva il passato criminale di Vetro, che ha scontato una pesante condanna per essere stato il capomafia di Favara. Fra di loro non ci sarebbe stato alcun rapporto illecito, né Vetro avrebbe finanziato la campagna elettorale di Iacolino. Le sue affermazioni intercettate sono millanterie.
Nessun rapporto illecito, tanto che quando Vetro scopre di essere pedinato e intercettato mentre si reca all’assessorato regionale alle Infrastrutture per consegnare – sostiene l’accusa l’accusa – tangenti al dirigente generale Giancarlo Teresi, non si premura di informare Iacolino. Se il manager fosse stato un attore del patto illecito – è la tesi difensiva – Vetro l’avrebbe certamente avvisato. Nulla di tutto ciò, Iacolino continua a incontrare Vetro in luoghi pubblici, al bar o all’assessorato regionale alla Sanità dove guidava il dipartimento della pianificazione strategica, convinto della liceità del suo comportamento e dei temi trattati.

