Palermo, il boss Vetro e gli incontri mediati da Iacolino

Il boss tra assessorati e protezione civile: “Intimi amici con Iacolino”

salvatore iacolino
Le intercettazioni degli incontri di Carmelo Vetro

PALERMO – Non ci sono solo gli incontri fra Carmelo Vetro e Salvatore Iacolino agli atti dell’inchiesta. L’imprenditore favarese condannato per mafia, grazie all’intervento del manager della sanità, entrò in contatto con personaggi di primo piano della macchina regionale.

Ha avuto due appuntamenti, uno con il dirigente generale del dipartimento delle Infrastrutture, l’architetto Salvatore Lizzio, e l’altro con il capo della Protezione civile regionale, l’ingegnere Salvatore Cocina. Nessuno dei due è indagato. Secondo la Procura di Palermo, però, le intercettazioni svelerebbero l’impegno di Vetro per alimentare la sua rete di relazioni.

L’incontro con Salvatore Lizzio

Secondo la Procura di Palermo, l’imprenditore mafioso e massone aveva un obiettivo: sostituire il suo referente all’interno dell’assessorato regionale alle Infrastrutture, il dirigente Giancarlo Teresi, con cui avrebbe siglato un patto corruttivo: tangenti in cambio di appalti pubblici. C’è stato un momento in cui Teresi stava per andare in pensione. Alla fine rimase in servizio nonostante i raggiungimento del limite di età grazie ad un apposito decreto.

Nel frattempo Vetro si era guardato intorno per individuare un altro interlocutore. “Io settimana prossima devo andare a Palermo a parlare con Lizzio – diceva Vetro a Iacolino – non ho grandi rapporti… che lui è là perché sta sostituendo un dirigente… un dirigente dell’area sei che è l’ingegnere Teresi che ha fatto tantissime cose in verità… se ne deve andare in pensione…”.

“Tu quando ci vai?… quando vai da Lizzio?… hai un appuntamento?”, chiedeva Iacolino. “E appena hai l’appuntamento mi mandi un WhatsApp va bene?… la ditta qual è?… va bene la tua insomma… è stato un piacere…”, rispondeva il manager.

L’impresa era la An.Sa Ambiente che avrebbe ottenuto commesse pubbliche, tra cui il dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte, in cambio di tangenti pagate a Teresi. Il 24 luglio 2025 Lizzio e Vetro si incontrarono in assessorato. Parlarono dell’An.Sa Ambiente e dei rapporti con Teresi. Nessun accenno a eventuali saluti o raccomandazioni da parte di Iacolino. Tuttavia, dopo aver lasciato l’ufficio del direttore generale Lizzio, Vetro fece un resoconto dell’incontro a Iacolino con una chiamata via WhatsApp.

Iacolino a Cocina: “Vuole incontrarti un mio amico”

Il 10 gennaio 2026 Vetro e Iacolino si incontrarono in un bar ad Agrigento. “Le volevo chiedere una cosa…”, disse Vetro. “Un appuntamento con Cocina”, si sente nella risposta di Iacolini registrata grazie al virus trojan piazzato dagli investigatori nel cellulare del mafioso. Che il 21 gennaio rinnovò la richiesta con un messaggio. “Posso ricordarle di mettermi in contatti con chi avevamo parlato?… Cocina”. Risposta: “Sì devi ricordarmelo scrivi”. Subito dopo Iacolino scrisse al capo della Protezione civile: “Vuole incontrarti un mio amico, naturalmente per la prossima settimana. Come ci muoviamo?”. “Va bene poi ci sentiamo”, scrisse Cocina.

“Si può può su Palermo o Catania compatibilmente con i casini di questo tempo”, rispose l’11 febbraio Cocina a Iacolino. All’indomani Vetro e il cognato Antonio Lombardo partirono da Favara per raggiungere ril dipartimento della Protezione civile in via Gaetano Abela a Palermo.

Vetro propose la sua impresa specializzata: “Noi ci occupiamo di bonifiche.. abbiamo anche l’iscrizione Soa… di questa situazione in cui versa oggi la Sicilia… un’altra società che si occupa di smaltimento rifiuti speciali… poi siamo intimi amici con Totò (Iacolino ndr) per questo mi sono permesso”.

Cocina gli chiese se fosse parente di Alessandro Vetro, imprenditore indagato nell’inchiesta che coinvolge anche l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro. Il mafioso lo tranquillizzava, era solo una omonimia. Dopo avere discusso delle competenze tecniche della sua società Cocina gli disse: “così appena… diciamo… appena… i prossimi inviti magari ne terremo conto… “.

A un certo punto Cocina diceva a Vetro: “… chiedere lavoro… è lecito chiedere lavoro no?… che poi devi avere paura… straparlano… straparlano… “. “Dunque, secondo il pensiero di Cocina – annotano gli inquirenti nell’informativa depositata agli atti dell’indagine che coinvolge Vetro e Iacolino – non ci sarebbe nulla di male nella comunanza di intenti tra dirigente pubblico e imprenditore, il quale non farebbe altro che chiedere lavoro, lecitamente”.

La parola “straparlano”, secondo chi indaga, sarebbe rivolto “a tutti coloro che parlano a sproposito senza alcuna precauzione”, alludendo “alle indagini effettuate con l’invasivo strumento delle intercettazioni”.

Infine Cocina suggeriva a Vetro di rivolgersi a Duilio Alongi, dirigente generale del dipartimento regionale tecnico a capo della struttura commissariale voluta dal governo Schifani per i disastri causati dal ciclone Harry. Vetro poteva andare direttamente a parlare con Alongi “che mi conosce… c’è una parte che si avvierà… questi rifiuti sicuramente può essere utile a questi comuni”. Anche “perché ha tutto in mano lui”.

“Io le lascio anche il mio numero – disse Vetro a Cocina – nel caso lei ha bisogno di chiamarmi… sentirmi per consulenze, progettazioni… noi ci siamo”.

“Noi siamo affezionati a questa terra, ci ostiniamo a fare qualcosa di buono… però alziamo le braccia”, diceva.

All’indomani Vetro si mise in contatto con la segreteria di Alongi con il quale non riuscì a parlare. Disse di essere il geometra dell’An.Sa Ambiente e lasciò o suoi contatti per avere un appuntamento. Il 16 febbraio invece inviò una e mail alla segreteria di Cocina. Gli incontri non ebbero seguito – almeno finora non è emerso – ma confermerebbe l’intraprendenza di Vetro per infiltrarsi nella burocrazia regionale nonostante la sua pensate condanna per mafia gli impedisse di fare affari con la pubblica amministrazione.


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