Il business dei migranti minori| Chiesto il giudizio per 9 indagati - Live Sicilia

Il business dei migranti minori| Chiesto il giudizio per 9 indagati

A marzo l'udienza preliminare.

CAMALEONTE
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CATANIA – Corruzione, maltrattamento di minori, falso e rivelazione di segreti d’ufficio. Questi i reati di cui dovranno rispondere, a vario titolo, Mario e Giovanni Pellizzeri, Isabella Vitale, Rita Brischetto, Maria Concetta Currenti, Maria Grazia Cinzia Emmi, Giuseppe Ioghà, Domenico Neglia e Rosaria Anna Pellizzeri. Per tutti il pubblico ministero Marco Bisogni, titolare dell’inchiesta denominata Camaleonte, ha chiesto il rinvio a giudizio. Fissata per il 9 marzo, davanti al gup di Catania Giancarlo Vincenzo Cascino, l’udienza preliminare. I nove imputati saranno assistiti dai legali Antonino Lattuca, Fabio Maugeri, Enrico Trantino, Enzo Iofrida, Maurizio Garozzo, Michele Pansera, Giuseppe Musumeci e Giuseppa Vincifori. Ben quattro i pubblici ufficiali coinvolti: tre dipendenti comunali ed un militare dell’Arma. Tre invece le comunità per minori stranieri, tutte riconducibili a Giovanni Pellizzeri e dislocate tra Giarre, Mascali e Sant’Alfio, che avrebbero ospitato numerosi giovani nordafricani in mancanza di requisiti e autorizzazioni.

 

FUNZIONARI INFEDELI Tra le figure chiave dell’inchiesta c’è l’ex funzionaria dell’ufficio Famiglia e Politiche sociali del Comune di Catania, Rita Brischetto. Secondo l’accusa la donna, in cambio di somme di denaro, avrebbe in più di un’occasione indicato alla Questura di Catania le comunità gestite dai Pellizzeri per ospitare i minori appena sbarcati. Lo avrebbe fatto, sempre secondo la Procura, pur essendo cosciente che quelle strutture erano prive delle necessarie autorizzazioni e, almeno in un caso accertato, pur essendo disponibile una comunità accreditata. Domenico Neglia e Maria Grazia Cinzia Emmi sono invece i due dipendenti del comune di Sant’Alfio, rispettivamente responsabile e geometra dell’ufficio tecnico, accusati di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale. Secondo la Procura di Catania avrebbero attestato falsamente che, in seguito ad un sopralluogo, la comunità per minori di via De Paoli a Sant’Alfio era risultata in linea con gli standard previsti dalla normativa regionale e che edifici ed impianti rispettavano le norme relative alla sicurezza. Ma nessun sopralluogo sarebbe in realtà stato compiuto e, soprattutto, nella struttura sarebbero state rilevate gravissime carenze, in primis igienico sanitarie. Su richiesta del pm il gup Daniela Monaco Crea ha sospeso la Emmi dal servizio per quattro mesi. Infine c’è la posizione dell’appuntato scelto dei carabinieri Giuseppe Ioghà, accusato di aver consultato illecitamente la banca dati SDI, il Sistema di Indagine, per riferire a Giovanni e Mario Pellizzeri se vi fossero segnalazioni a loro carico. Il militare, prontamente trasferito e sottoposto a procedimento disciplinare, all’epoca dei fatti svolgeva servizio nella Stazione di Fiumefreddo di Sicilia.

 

MALTRATTAMENTI AI MINORI Strutture prive di riscaldamenti e coperte, indumenti inadeguati alle temperature invernali, locali sporchi e cibo ridotto. Queste alcune delle gravissime carenze rilevate nel corso delle indagini, compiute dai carabinieri della Compagnia di Giarre, nelle tre comunità per minori di Giarre, Mascali e Sant’Alfio, gestite da Giovanni e Mario Pellizzeri con l’ausilio di Isabella Vitale. Minori il più delle volte appellati con parole di disprezzo come porci e zingari. Sarebbero quasi 200 quelli ospitati nelle strutture fatiscenti, per un giro d’affari pari a 2 milioni di euro.

 

 


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