Il coraggio delle tute blu | Quel volantino contro i boss

Il coraggio delle tute blu | Quel volantino contro i boss

Commenti

    Ecco perché la mafia è una montagna di merda che distrugge vite ed economia.
    Impossibile lavorare in quelle condizioni.

    Per me vanno riaperte le isole con le carceri di massima sicurezza e là i mafiosi lasciati a marcire. Nessun diritto per loro. Gli posso augurare solo il peggio.

    …..e dopo 4 anni (quattro anni !!!!!!) la giustizia li aiutò ! E di dovremmo pure essere contenti ?? Povera Sicilia.
    4 anni !!!

    ok ok, ma come è possibile sopportare questo sopruso per decenni?? Un minimo di slancio d’orgoglio, no? Bisogna aspettare l’elicottero che di notte se li porta per fare un pò di pulizia?

    Solo con E R G A S T O L O si potrà chiudere questa battaglia. Associazione mafiosa più grave di omicidio, si muore ogni giorno. Adesso saranno tutti ammalati e chiederanno i domiciliari.

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Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.

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