Il coraggio delle tute blu | Quel volantino contro i boss - Live Sicilia

Il coraggio delle tute blu | Quel volantino contro i boss

Nel 2016 gli operai di una cooperativa scrissero una lettera-denuncia contro il clan Fontana

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PALERMO – “Guarda cosa hanno combinato al cantiere… hanno fatto i volantini… per farmi arrestare… dicono che io comando al cantiere… al direttore gli hanno mandato il volantino”. Giovanni Ferrante era preoccupatissimo. Ed avere tutte le ragioni per esserlo alla luce del blitz dei finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria che ieri lo hanno riportato in carcere, assieme ad altre 90 persone (leggi: “Azzerato il regno dei Fontana”).

Le tute blu dei Cantieri navali difendevano il lavoro e la dignità. La presenza del boss era troppo ingombrante per non essere notata in quel posto dove la mafia era stata troppo forte in passato.

I mafiosi dell’Acquasanta hanno cambiato strategia. Adesso, così dice l’ultima inchiesta della Dda di Palermo, erano in affari o addirittura in società con alcune cooperative che ricevono delle commesse.

Negli anni Ottanta furono le denunce del sindacalista Gioacchino Basile a fare saltare il banco mafioso. Quattro anni fa le tute blu scrissero e distribuirono un volantino per denunciare la presenza di Ferrante, che commentava preoccupato la lettera-denuncia. Non sapeva che gli investigatori stavano registrando le sue parole.

I lavoratori di alcune coop all’interno dello stabilimento si erano rivolti alla direzione di Fincantieri e alla Guardia di Finanza. Ferrante leggeva il testo del volantino: “Tra di noi ovviamente c’è tanta paura perché le nostre cooperative sono manovrate dalla mani dei Fontana e i suoi picciotti. Loro controllano ancora tutto questo territorio compreso il cantiere navale e i nostri presidenti sono allo stretto contatto con loro”.

Una denuncia chiara contro alcuni presidenti delle cooperative che “sembrano delle brave persone ma anche loro agiscono nei confronti degli operai da veri mafiosi”. Questi, infatti, dopo aver subito nel corso degli anni varie intimidazioni, avrebbero cercato e trovato la protezione del clan Fontana, consegnando di fatto la cooperativa nelle mani del boss, oggi defunto, Stefano Fontana: “La cooperativa più disagiata al momento è la Spa.Ve.Sa.Na e dopo l’uccisione nel cantiere di Stefano Tomaselli nel 2007 intimorì Giuffrida che cercò protezione nei Fontana. A Giuseppe Favaloro gli bruciano la macchina per tre volte, fu allora che il Giuffrida consegnò definitivamente la cooperativa nelle mani di Stefano Fontana”.

L’omicidio a cui si faceva riferimento è quello di Stefano Tomaselli, 61 anni, ucciso il 23 settembre del 2007 all’interno del Cantiere dall’operaio Giuseppe Maronia. L’omicida, reo confesso, disse che Tomaselli lo aveva escluso dallo svolgimento di 16 ore di straordinario.

Anche Roberto Giuffrida da ieri è in carcere per mafia. È il presidente della cooperativa Spa.Ve.Sa.Na finita sotto sequestro. Il volantino di fatto raccontava quello che contemporaneamente magistrati e finanzieri stavano ricostruendo: “… senza perdere tempo il Fontana gli impose subito di assumere all’interno della cooperativa un suo nipote Ferrante Giovanni… pezzo da novanta… ha preso il controllo assoluto sugli operai di Giuffrida… il Giuffrida avendo le spalle coperte dai Fontana faceva firmare a noi operai buste paghe fasulle che non rispecchiavano la realtà. Erano molto maggiorate rispetto alla nostra reale paga per dimostrare a Fincantieri che lui ci pagava bene”.

Con l’ingresso di Ferrante “la cooperativa andò allo sbando, non si fanno più conteggi, ci pagano semplicemente le giornate e tutto il resto del ricavato va nelle loro tasche i fratelli Ferrante sono entrati in galera per rapina e Giuffrida sembrava un po’ più malleabile… ma all’uscita dei Ferrante non avendo più accesso ai cantieri si sono affiancati nuovamente al Giuffrida. Questi affittano magazzini in via Cimbali 25 e sono stati assunti come magazzinieri… tutto questo per dimostrare alle Istituzioni che gli serviva per lavorare mentre invece usavano questo magazzino per ben altro…”.

Le tute blu avevano raccolto delle firme per ottenere le dimissioni di Giuffrida, “ma erano stati zittiti con le minacce”. Infine nel volantino c’era un accorato appello: “Noi chiediamo un vero controllo in questa cooperativa, la direzione di questo cantiere alcune cose li sa e continua a tacere. Per favore aiutaci, siamo disperati e non vogliamo fare delle cose brutte perché pensiamo alle nostre famiglie”.


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Commenti

    Ecco perché la mafia è una montagna di merda che distrugge vite ed economia.
    Impossibile lavorare in quelle condizioni.

    Per me vanno riaperte le isole con le carceri di massima sicurezza e là i mafiosi lasciati a marcire. Nessun diritto per loro. Gli posso augurare solo il peggio.

    …..e dopo 4 anni (quattro anni !!!!!!) la giustizia li aiutò ! E di dovremmo pure essere contenti ?? Povera Sicilia.
    4 anni !!!

    ok ok, ma come è possibile sopportare questo sopruso per decenni?? Un minimo di slancio d’orgoglio, no? Bisogna aspettare l’elicottero che di notte se li porta per fare un pò di pulizia?

    Solo con E R G A S T O L O si potrà chiudere questa battaglia. Associazione mafiosa più grave di omicidio, si muore ogni giorno. Adesso saranno tutti ammalati e chiederanno i domiciliari.

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