Il depistaggio su via D'Amelio| "Così indagammo sulla strage"

Il depistaggio su via D’Amelio| “Così indagammo sulla strage”

Il depistaggio su via D’Amelio| “Così indagammo sulla strage”

Depone il teste Fausto Cardella, ex procuratore di Caltanissetta, oggi capo della Procura di Perugia

Il processo
di
2 min di lettura

PALERMO – “Quando arrivammo qua insieme alla dottoressa Ilda Bocassini trovammo una situazione di stasi investigativa. Vincenzo Scarantino era già stato arrestato sulla base di intercettazioni ambientali fatte nel carcere in cui erano Candura e un altro detenuto”. A deporre come teste nell’ambito del processo sul cosiddetto depistaggio della strage di via D’Amelio è Fausto Cardella, ex procuratore di Caltanissetta oggi capo della Procura di Perugia. “Iniziammo poi questo rapporto con gli organi investigativi che lavoravano sul caso Borsellino – ha continuato rispondendo alle domande del Pm Gabriele Paci – essenzialmente la Squadra Mobile, ma c’era anche la Dia, in un secondo tempo, il reparto operativo dei carabinieri di Palermo. C’erano due possibilità alternative che si sono succedute nel tempo: la prima era relativa a un misterioso incontro avvenuto sull’autostrada di cui in qualche modo c’era stata una traccia nelle informative della Squadra Mobile, e una sorta di identikit, che poteva portare ai Santapaola; la seconda riguardava le dichiarazioni di un certo Lauro, un collaboratore della ‘ndrangheta che aveva fatto sapere della sua volontà di collaborare per fare luce sulle stragi”.

“Andammo a interrogare Lauro – ha proseguito Cardella – appena arrivato e lui cominciò a raccontare una serie di cose. Fu un’esperienza professionale bellissima. Lauro cominciò a piangere dicendo che si era inventato tutto. Disse che era l’unico modo per tornare in Italia anziché rimanere in Germania. Se non ricordo male si riferiva alla strage di Capaci. Ricordo benissimo un forte disappunto del dottore La Barbera quando si rese conto che Lauro aveva preso in giro un po’ tutti quanti”. Gli imputati del processo per i depistaggi sulla Strage di via D’Amelio sono tre poliziotti, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, ex appartenenti del gruppo Falcone-Borsellino, che indagò sull’attentato in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino. Sono accusati di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra. I tre avrebbero manipolato il falso collaboratore di giustizia, Vincenzo Scarantino per indurlo a dichiarare ai magistrati una falsa verità sulla strage di via d’Amelio dando così vita al depistaggio delle indagini. (ANSA).

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI