PALERMO – “La mia più grande paura è non riuscire a farne nemmeno uno”, scriveva il ragazzino di San Vito Lo Capo. L’ipotesi choc è che si riferisse alle vittime del raid a scuola che stava per compiere.
I carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani scandagliano profili TiTok e chat Telegram per rispondere all’interrogativo chiave dell’inchiesta: qualcuno ha istigato il ragazzino affinché accoltellasse il suo professore di Tecnologia nella scuola media di San Vito Lo Capo?
Emerge un punto di contatto con il tredicenne che aveva ferito una professoressa a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, il 25 marzo scorso. I militari vogliono capire se frequentavano le stesse chat. Dall’analisi di personal computer e cellulare dello studente si potrebbe scoprire sia il motivo per cui si è scagliato contro il suo docente di Tecnologia e, soprattutto, se qualcuno lo abbia spinto a farlo.
La Procura per i minori di Palermo ha aperto un fascicolo, ancora a carico di ignoti, per istigazione. Sotto la lente il profilo TikTok dello studente che nei giorni prima dell’aggressione aveva manifestato la volontà di compiere un gesto clamoroso.
Si è presentato in classe con un coltello in mano e un altro nello zainetto e con una telecamera piazzata sul caschetto della bici. L’altro punto di contatto fra San Vito Lo Capo e Trescore Balneario è l’utente “Euno”, probabilmente una ragazza, già comparsa nella vicenda bergamasca. L’autore era entrato in il contatto con lei e le aveva raccontato tutto. Gli stessi gruppi erano frequentati dal dodicenne di San Vito Lo Capo?
Il tredicenne di Bergamo aveva mostrato la maglietta che avrebbe indossato con la scritta “Vendetta”. Nel caso Trapanese la maglietta era nera con la scritta “Me ne frego”. Poche ore prima di entrare in classe aveva postato una frase su TikTok: «Non datemi la colpa per quello che farò tra quattro ore”. Nelle chat Telegram ci sono tanti commenti: “L’ha fatto?”, “No, ha fallito”, e si è aperta una sorta di caccia al video dell’aggressione trasmessa in diretta.
E se fosse stato un gioco di ruolo, una “mission” da trasmettere in diretta sulla piattaforma “Discord”, a cui viene assegnato un punteggio? Non è un caso che un utente scrivesse di volere “vedere lo streaming” e un altro, a cose fatte, dicesse: ”Ha preso zero”.
“Cinque minuti da adesso”, aveva annunciato il ragazzino trapanese prima di entrare in azione. Era già all’interno del bagno della scuola dove si è cambiato e ha indossato il caschetto pieno di scritte che ricordavano analoghe stragi in giro per il mondo con il cellulare per riprendere la scena.
“Secondo me è stato adescato”, ha spiegato il professore aggredito.

