CATANIA – Non poteva esimersi il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sbarcato in terra siciliana, a commentare il terremoto accaduto a Palermo. La vicenda del giudice Saguto ha rappresentato un ciclone che ha investito in pieno l’intero sistema dell’Antimafia palermitana. Un vortice che rischia di inglobare i Tribunali di tutta l’isola. A margine delle celebrazioni per il ventennale dell’omicidio di Serafino Famà, al teatro Vincenzo Bellini, Orlando ai giornalisti ha detto chiaro e tondo una verità: “Una volta tanto la politica è arrivata prima della magistratura. Noi a luglio – ha ricordato il ministro – avevamo emanato un decreto per mettere un tetto massimo agli amministratori dei beni confiscati, suscitando tra l’altro qualche polemica da parte di presidenti di sezioni di misure di prevenzione, quando ancora questa vicenda non era emersa e sicuramente non era a conoscenza né del ministero né dell’opinione pubblica”. Ed era di presidente della Sezione Misure di Prevenzione il ruolo rivestito all’epoca da giudice Saguto.
La situazione è grave – ha ammesso Orlando – e non va sottovalutata ma non si può “cancellare un’esperienza di avanguardia nell’azione delle misure di prevenzione patrimoniale che – ha sottolineato il ministro- nel nostro Paese costituisce un baluardo nel contrasto alla criminalità organizzata ed essendo strumento fondamentale non possono essere messe in discussione se qualcuno ne ha abusato”. In parole povere: non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Un monito questo a cui si è era appellata – in un’intervista a LiveSiciliaCatania – anche il presidente dell’Anm di Catania, il giudice Daniela Monaco Crea che aveva ricordato i brillanti risultati raggiunti dai colleghi del Tribunale etneo. Un fatto che non si può dimenticare e questo lo evidenzia oggi anche il Ministro.
Sollecitato dai giornalisti Orlando ha assicurato che “ad oggi non abbiamo elementi che segnalino i presupposti di altre incompatibilità”, ma – ha detto – “seguiremo con grandissima attenzione gli sviluppi”. E tra poche settimane dovrebbe arrivare anche la relazione degli ispettori inviati dal Ministro a Palermo e “sulla base di questo trarremo eventuali valutazioni”- ha argomentato Orlando.
Restando in tema, oggi il Movimento 5 Stelle ha inviato una nota pesantissima sul voto di domani alla Camera sulla legge per i beni sequestrati e confiscati. “Una riforma che, secondo il M5S, rischia di creare altri casi Saguto, in quanto non farebbe registrare passi avanti sul versante della trasparenza degli affidamenti degli incarichi, anzi.” “Questa proposta di legge – ha commentato il deputato Riccardo Nuti – è un vero scempio e peggiora l’attuale legislazione. Se il testo rimarrà come è attualmente, altri casi Saguto, e anche di peggio, potranno verificarsi, in quanto nessuna incompatibilità è stata introdotta per le persone di cui può avvalersi l’amministratore giudiziario, dando così la possibilità a quest’ultimo di nominare parenti del giudice di prevenzione, da cui l’amministratore ha avuto l’incarico”.
Il tema degli incarichi ai familiari dei magistrati resta “caldissimo”. Orlando è contrario agli accumuli eccessivi di incarichi per gli amministratori giudiziari anche se – ha chiarito – “bisogna non creare ingiuste discriminazioni, è un argomento che deve essere assolutamente affrontato con equilibrio”. “Credo che ci siano i presupposti – ha aggiunto il ministro – affinché si possa fare un lavoro che con una norma primaria raccolga lo spirito di quello che è stato il decreto sul tema delle attività degli amministratori, che è quello di evitare – ha ribadito – disfunzioni e accumuli”.
Forte la presa di posizione del Ministro contro il caporalato nelle campagne, un fenomeno dove le organizzazioni criminali continuano a lucrare. E in questa lotta “occorre non soltanto arrestare e condannare chi recluta così la manodopera, ma anche chi la utilizza deve essere sanzionato toccando il nervo scoperto: l’aspetto patrimoniale, con la confisca del terreno. Chi collabora al ‘caporalato’ anche in modo indiretto – ha aggiunto – deve essere chiamato a rispondere di questo comportamento. Abbiamo già presentato delle norme, degli emendamenti che sono stati depositati. Adesso vediamo se troviamo un ‘binario’ per accelerare. Ma credo che comunque entro la fine dell’anno avremo una legge che affronterà in modo organico il problema, e non soltanto sul piano della repressione, ma anche della valorizzazione delle imprese che utilizzano in modo corretto la manodopera perché – ha concluso – non è soltanto una forma di schiavitù, ma anche una violazione della concorrenza e della trasparenza del mercato”.

