Il muto che fa parlare i piedi | Vazquez dal silenzio al dominio - Live Sicilia

Il muto che fa parlare i piedi | Vazquez dal silenzio al dominio

L'arrivo in punta di piedi nel 2012, l'esclusione con Gattuso, l'esplosione, la Nazionale. E ora la cessione.

la storia del mudo
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PALERMO – Un muto che ha sempre saputo far parlare i piedi, e che con il passare delle partite e dei campionati ha anche capito che, se vuoi diventare qualcuno in questo mondo frenetico, devi essere tutto fuorchè muto. Franco Vazquez si prepara a spiccare il volo verso un’altra meta: dal calore quasi ossessivo, difficilmente costante e molto umorale di Palermo, al trasporto incondizionato e ai mille colori che regala Siviglia. Ma c’è stato un tempo in cui davvero in pochi credevano in quello che, con il passare delle partite, sarebbe diventato un leader tecnico, e in certi casi anche carismatico, a dispetto di un soprannome che suggerisce calma, almeno apparente, quasi distacco dalla partita e da tutto ciò su cui non crede di poter mettere le mani. O in questo caso, i piedi.

Vazquez arriva a Palermo a dicembre del 2011, quando il clima in città non è dei migliori. Lodi e Maxi Lopez hanno mandato al tappeto i rosa nel derby del “Massimino”, e Mangia ha pagato a caro prezzo alcuni atteggiamenti ricevendo il benservito da Zamparini. In questa situazione, il Palermo affronta il Napoli per la prima gara del 2012 e subisce tre gol, Franco gioca i primi 45 minuti e non incide. Chi si aspettava l’erede di Pastore, probabilmente, avrà già cambiato idea, e l’andazzo di una stagione conclusa con la salvezza anticipata non lascia trasparire nulla di buono. Anche perchè il patron friulano sembra voler gestire con calma e senza pressioni il talento di Vazquez, così decide di cederlo in presito in Spagna, al Rayo Vallecano, dove spera di vedere all’opera il suo pupillo. Ma il Mudo non riuscirà a sprigionare il suo talento, imbrigliato negli schemi di Paco Jemez. 18 presenze e 3 gol non basteranno per veder finalmente sfondare, anche su un piano psicologico, Vazquez.

Il ritorno del Mudo a Palermo coincide con la stagione della ricostruzione, dopo la shockante retrocessione dei rosanero in serie B. In panchina arriva Gennaro Gattuso, il quale chiede la costruzione di una squadra che rispecchi il suo modo di giocare: gente di corsa, di grinta ma senza rinunciare alla qualità individuale e alle giocate che spaccano le partite. Tutte caratteristiche che, a giudizio del tecnico calabrese, non coincidono con Franco Vazquez, il quale non verrà inserito nella lista dei 25 giocatori disponibili per il campionato cadetto. Anche perchè l’argentino gioca in coppa Italia contro il Verona, ma non si mette in mostra e agevola la scelta di Gattuso. Passeranno cinque mesi, con il Palermo che non decolla e con Zamparini che decide di mandar via “Ringhio” per far posto all’aziendalista Iachini, al quale chiede subito qualcosa di specifico: lanciare Vazquez e Dybala per comporre la coppia d’attacco che porti al ritorno in A. Per motivi regolamentari, il tandem si comporrà solo a fine gennaio, ma da allora sarà show. 18 presenze, 4 gol ma tanti assist e giocate di classe per un Mudo che finalmente può far parlare i suoi piedi, ed è atteso ora dall’annata della consacrazione in A.

Vazquez e Dybala sono le uniche certezze sulle quali si basa il Palermo 2014/2015, quello del ritorno nella massima serie. Eppure i rosa partono male, i due argentini faticano ad ingranare e Iachini rischia il posto. Ci vorrà un ritorno a casa Zamparini per schiarire le idee del tecnico e mettere a posto le cose nello spogliatoio. E anche Vazquez inizia a girare a meraviglia, coadiuvato dal connazionale con il quale sogna di condividere il campo anche in Nazionale. Il Palermo sogna addirittura l’Europa, poi ridimensionerà il proprio obiettivo a una salvezza tranquilla, che è comunque qualcosa di eccezionale considerando l’inizio traumatico della stagione. Vazquez otterrà la convocazione con l’Italia e inizierà ad attirare su di sè i principali club italiani ed europei, ma Zamparini lo trattiene per fondare su di lui la squadra per l’anno successivo. Da leader e da vice-capitano, Franco dovrà lottare in mezzo a mille difficoltà, per una squadra costruita con poca oculatezza e un clima sempre teso, tanto che da ottobre a marzo avverranno tanti, troppi cambi di allenatore. Si chiuderà la stagione con Ballardini, il quale chiederà un patto tra gentiluomini ai suoi giocatori più rappresentativi e carismatici, tra cui anche Vazquez.

Si giungerà a una salvezza quasi insperata, ma è ormai chiaro a tutti che le strade del Palermo e di Vazquez siano prossime a separarsi. Si parla di Roma e delle sue contropartite tecniche numerose e qualitativamente valide, si parlerà di Milan ma fino a un certo punto. Si ipotizzerà un approdo in Premier League, ma alla fine sarà il Siviglia a far saltare il banco, forte della sua tradizione vincente in campo continentale e della chance di mettere in mostra il talento di Vazquez nel miglior palcoscenico possibile, la Champions League. La lega dei campioni, la lega costruita su misura per gente come Franco Vazquez.


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