CATANIA – E’ una storia dai contorni tristi e drammatici. Il 21 ottobre del 201, in via Ventimiglia, in un gabbiotto di un distributore di benzina veniva appiccato un incendi. Lì era stato creato un giaciglio da parte di un catanese che morirà per le gravi ustioni riportate dal rogo.La stessa notte altre fiamme in città: altri due romeni rischiano di morire, ma le ferite non sono gravi. La polizia arrestò per quei tre episodi Viorel Tudor Tanase, oggi 52enne, con l’accusa di omicidio. Il romeno venne additato come “piromane” e finì nel carcere di Piazza Lanza dove è tutt’ora. Per lui, nullatenente e senza documenti, l’accusa chiese il giudizio immediato.
Da dietro una cella Tanase ha affrontato un lungo processo che si è concluso qualche giorno fa con una sentenza di condanna a 8 anni. La procura, rappresentata dal Pm Alessandra Tasciotti, aveva chiesto l’ergastolo, mentre la difesa a termine dell’arringa aveva ribadito la totale innocenza del suo assistito e quindi richiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. La Corte d’Assise presieduta dal giudice Rosario Cuteri ha accolto le generiche avanzate dall’avvocato Paolo Sapuppo derubricando il reato di omicidio in morte come conseguenza di altro delitto e i due tentati omicidi, in tentate lesioni. Da qui una condanna a 8 anni che per l’avvocato catanese però “non rappresentano un successo, perchè – spiega a LiveSiciliaCatania – io sono fermamente convinto dell’estraneità del mio cliente. Sara importante e interessante leggere le motivazioni per capire come siano arrivati i giudici a infliggere questa pena e a valutazione di queste contestazioni”.
Molti i punti oscuri di questo procedimento e di questa vicenda, non solo dal punto di vista giudiziario. Elementi che riemergeranno nel processo d’appello, l’avvocato Sapuppo presenterà ricorso non appena avrà visionato le motivazioni della sentenza che sarà depositata entro 90 giorni dalla lettura del dispositivo.


