PALERMO – Padre e figlio avrebbero prestato soldi a interessi usurari. C’era la fila di persone a chiedere il loro aiuto, che si faceva stritolante.
Una ventina i casi accertati nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica. La stragrande maggioranza è composta da imprenditori in crisi. L’operazione è del 2° Nucleo operativo metropolitano del gruppo di Palermo. Il padre Santo Sottile, un tempo favoreggiatore di Giovanni Brusca, è finito in carcere, mentre il figlio Alessandro ai domiciliari. Indagata anche la compagna di quest’ultimo assieme ad altre due persone.
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Sono tutti palermitani ma vivono a San Cipirello, dive hanno sede le loro imprese di materiale edile. I reati contestasti sono associazione a delinquere finalizzata all’usura, estorsione, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. I prestiti, infatti, venivano erogati dalle aziende di famiglia e poi spacciati per acquisti di materiale. Altre volte i soldi erano consegnati in contanti e a garanzia le vittime dovevano fornire assegni in bianco.
Il meccanismo è saltato quando un imprenditore ha capito di essere finito in un tunnel In un anno, a fronte di un prestito di 450 mila euro, ha dovuto restituire più di un milione. Sale a cinque, e sempre di milioni si parla, il giro complessivo degli affari. I tassi applicati superavano il 500 per cento all’anno.
I finanzieri hanno anche sequestrato su ordine del giudice per le indagini preliminari sette immobili, tre aziende, auto e beni di lusso a conferma del grande volume di affari.

