"Ti devi mettere in regola per lavorare tranquillo, sennò il locale salta in aria"

“Ti devi mettere in regola per lavorare tranquillo, sennò il locale salta in aria”

L'estorsione ad un noto locale di Nicolosi: l'arroganza dei taglieggiatori che hanno imposto il pizzo ai commercianti anche per oltre vent'anni.
LE CARTE DELL'INCHIESTA
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CATANIA. “Gira a sinistra cugino, che gli faccio venire la memoria ad un amico!”. Natale Alessandro Donato lo dice a Salvatore Guglielmino che soddisfatto ubbidisce all’ordine in quello che è il giro di raccolta delle estorsioni. I due sono contenti. Contano il denaro tra una sosta e l’altra e sono esaltati dal bottino messo assieme: “Ne abbiamo procurato tanto”, dicono compiacendosi.
E sono proprio loro due che lasciano comprendere senza mezzi termini chi è il “principale” dell’organizzazione ovvero quel Girolamo Rannesi che interviene quando si tratta di richiamare il titolare di una ditta a consegnare l’estorsione: “Ieri ha dovuto spostare iddu per forza..Appena ha spostato lui..a posto!..ci sono cose che purtroppo ci vuole il principale! Nella maggior parte delle cose ci arrivo, ma poi quando ti trovi un piccolo muro un pochino più alto..”.

E’ una indagine che scoperchia una partita d’affari da decine e decine di migliaia di euro quella messa in piedi dalla Squadra Mobile di Catania denominata “Sabbie mobili” e che smantella l’apparato di Lineri organico al clan Santapaola-Ercolano. Ventuno in tutto gli arresti.

L’organizzazione aveva creato il suo giro senza farsi scrupoli. Come quando nel giugno di due anni fa, si presentarono in due ed in modo diretto si scagliarono contro il titolare della pizzeria “Scorzonera” a Nicolosi: “Ti devi mettere in regola e devi pagare 250 euro al mese per lavorare tranquillo, altrimenti il locale te lo facciamo saltare in aria. A giorni passa una persona e gli devi pagare i soldi”.

Nel mirino del clan sono finite imprese, parrucchieri, farmacie, pizzerie.
C’era chi pagava da oltre un ventennio e c’è stato anche chi, nel corso delle indagini, si è rifiutato di collaborare.
L’azione della Dda è arrivata ugualmente a segno.


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