PALERMO – Tre giorni di emergenza incendi, ma non solo, reti elettriche in tilt, mancanza di acqua. E ancora, l’aeroporto di Catania chiuso e una lunga coda di incendi alimentati dal maestrale. Salvatore Cocina è il dirigente regionale della Protezione Civile, che è stata impegnata su più fronti. Ecco il primo quadro dei danni e l’analisi di cause e soluzioni. Dai seimila sfollati agli effetti della dichiarazione di emergenza nazionale. L’intervista. LEGGI ANCHE – INCENDI, TUTTI GLI AGGIORNAMENTI DELLE ULTIME 24 ORE
L’ANALISI DEI FATTI
Sono stati attimi terribili, come è iniziato l’inferno siciliano?
“Le temperature erano elevate da giorni, ma il 24 e il 25 luglio la situazione è precipitata con l’aumento del vento. I piccoli focolai sono stati notevolmente alimentati, soprattutto nelle colline attorno a Palermo e, dopo 12 ore, nel Catanese. Il problema è che il sistema di contrasto agli incendi è andato subito in saturazione. Noi abbiamo anche una flotta aerea di undici elicotteri e ci sono quattro canadair, ma molti il 24 non hanno potuto operare nel Palermitano per le turbolenze”.
Quali sono stati i casi più gravi?
“Ad Altofonte, per esempio, cittadina incastonata tra i boschi, sono state evacuate 2.500 persone. A Palermo ci sono stati mille evacuati, con 100 circa che sono ancora fuori casa. Complessivamente abbiamo evacuato 6.000 persone, compreso Acireale, Valverde e una vasta area della Timpa nel Catanese. E poi c’è, da non sottovalutare, l’incendio alla discarica di Bellolampo, contrastato con i canadair e con le ruspe, per favorire il soffocamento”.
Nel momento peggiore dell’emergenza incendi, imprenditori e cittadini si sono sentiti abbandonati, perché?
“Centinaia e centinaia di combustioni hanno mandato in saturazione la capacità delle squadre antincendio. Ci sono stati oltre 700 focolai, con interventi che richiedono, ciascuno, tre o quattro squadre. I nuclei sono stati potenziati, con 150 squadre di forestali, altrettanti di volontari, in totale 400 squadre; quando contemporaneamente ne abbiamo il doppio, di incendi in corso, non c’è possibilità di intervento”.
LE CAUSE
Gran parte degli incendi, secondo le analisi del Piano di prevenzione regionale, sono colposi o, soprattutto, dolosi. È corretto?
“Sì, noi abbiamo registrato, senza bisogno di svelare atti coperti dal segreto, anziani che intendevano ripulire il proprio terreno incendiandolo. A maggio, a Centuripe, un ingegnere ha incendiato il proprio terreno ed è morto, un altro è stato segnalato nei giorni scorsi. C’è una disattenzione colposa e poi c’è il dolo che è la parte più consistente di questa pratica. Coloro che incendiano per vendetta, il delicato equilibrio tra pastorizia e agricoltori, lo dicono le cronache. I pastori tendono ad avere i pascoli liberi e vogliono erba fresca, senza voler dare la colpa a coloro che lavorano in modo onesto”.
A peggiorare le cose c’è stata anche la gestione dell’emergenza energetica, perché la rete è andata in tilt?
“I cavi che si trovano sotto l’asfalto non riescono più a smaltire il calore e i sovraccarichi, per la temperatura infuocata dell’asfalto. Abbiamo centinaia e centinaia di interruzioni. La situazione non è normalizzata, il governatore Schifani ha chiamato l’amministratore delegato di Enel e sono arrivate le power station, 12 a Catania, sono grandi gruppi elettrogeni da 2 megawatt. Al momento l’ospedale Cervello è alimentato con gruppi elettrogeni, stesso discorso per il Catanese, con ampi casi di interruzione elettrica”.
I DANNI E I RIMEDI
Cosa consente la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale?
“La possibilità di derogare alle norme regionali e lo sblocco di risorse. Sono stati quantificati oltre 200milioni di euro di danni all’agricoltura. Abbiamo richiesto lo stato di emergenza per incendi e ondate di calore”.
Quali problemi persistono ancora?
“Abbiamo censito i Comuni danneggiati, circa 100, per i quali si applicheranno le provvidenze. Il problema che abbiamo adesso è quello dell’assistenza agli sfollati, il Comune deve assicurare un alloggio temporaneo e poi magari l’affitto di una casa famiglia. Il censimento dei danni, quello completo, si potrà fare nelle prossime settimane, anche perché il maestrale sta alimentando gli incendi e ancora siamo in piena emergenza”.
Cosa succederà nei prossimi giorni?
“Speriamo che, con la diminuzione delle temperature, gli incendi possano essere domati completamente”.
È possibile gestire meglio la fase di prevenzione?
È sempre la cosa più difficile, chi ha una casa o un terreno in campagna, circondata da alberi, rischia, perché con il vento forte le faville percorrono anche più di 100 metri, attraversando anche le fasce taglia fuoco. I proprietari devono tenere i terreni puliti e i Comuni devono vigilare. Poi, consideriamo anche le situazioni straordinarie, come quella che stiamo ancora attraversando, con l’emergenza elettrica, idrica e con gli incendi ovunque. Il mio pensiero va a chi ha perso la vita, a chi è rimasto ferito e anche ai volontari e a tutti coloro che hanno lavorato e stanno lavorando per fronteggiare questa emergenza. Grazie di cuore a tutti”.

