'I giudici gli hanno fottuto i soldi' | Indagine su politici e magistrati - Live Sicilia

‘I giudici gli hanno fottuto i soldi’ | Indagine su politici e magistrati

Foto d'archivio

Nel 2014 a Siracusa si votò due volte per le Regionali. Ipotesi corruzione elettorale. GLI INDAGATI

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PALERMO – L’inchiesta sulle elezioni suppletive nel Siracusano non è chiusa. Anzi, si deve continuare a indagare concentrandosi sul Consiglio di giustizia amministrativa. In particolare, su Raffaele De Lipsis, ex presidente del Cga, oggi in pensione, già finito sotto accusa nello scandalo Ustica Lines perché avrebbe cercato di convincere il suo successore, Claudio Zucchelli, ad accogliere un ricorso dell’armatore Ettore Morace.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Roberto Riggio, ha ordinato nuove indagini e l’iscrizione di De Lipsis nel registro degli indagati per corruzione elettorale e rivelazione di segreto d’ufficio. De Lipsis presiedeva il collegio del Cga che nel 2014 accolse il ricorso dell’onorevole Giuseppe Gennuso. Fu invalidato il voto in alcune sezioni elettorali di Rosolini e Pachino dove sarebbero spartite alcune schede. Si tornò alle urne e furono eletti Bruno Marizano (Pd), Vincenzo Vinciullo (Pdl), Stefano Zito (Movimento cinque stelle), Pippo Sorbello (Udc) e Gianbattista Coltraro (Megafono). Cadde invece lo scranno per Pippo Gianni (Misto) a cui subentrò Gennuso di Cantiere popolare.

Ora, scrive il gip, “emergono condotte e situazioni dalle quali si evince ictu oculi un’attività dell’onorevole Giuseppe Gennuso diretta a influenzare l’esito del giudizio presso il Consiglio di giustizia amministrativa”. Il giudice Riggio giunge a conclusioni opposte rispetto al pubblico ministero che aveva chiesto l’archiviazione per Gennuso e per gli altri quattordici indagati. Secondo la Procura, infatti, Gennuso si era solo ed esclusivamente interessato degli aspetti tecnico-giuridici e politici della vicenda. Insomma, nessuna pressione o interferenza illecita.

A convincere il giudice della necessità di continuare a indagare ci sono una serie di elementi elencati nella sua ordinanza. Tra questi i messaggi e le telefonate con cui diverse persone, prima ancora che la sentenza venisse pubblicata, fecero sapere a Gennuso che era “tutto a posto”. Anche il deputato Saverio Romano, capogruppo di Ala-Scelta Civica, chiamò Gennuso per dirgli che aveva saputo dall’avvocato Piero Amara l’esito positivo della causa. Come facevano a saperlo? In precedenza Gennuso avrebbe chiesto a Maria Grazia Caruso, pure lei candidata alle Regionali, di intervenire “col nostro amico di Noto”, verosimilmente, secondo il Gip, si tratterebbe di un giudice del Cga. “Perché zucchero non guasta bevanda”, diceva Gennuso. Si riferiva ad un ulteriore tentativo di ingerenza nel giudizio amministrativo?

E poi c’è la frase pronunciata dall’onorevole Vincenzo Vinciullo, presidente della Commissione bilancio dell’Ars, il quale diceva di avere saputo da una persona vicina a Gennuso che “gli hanno fottuto i soldi, i giudici…. questo scherzetto gli è costato 200 mila euro”. Gennuso ha sborsato denaro per convincere i magistrati a dargli ragione?

Ecco perché, secondo il gip Riggio, bisogna verificare se ci siano stati strani bonifici in uscita nei conti di Gennuso, verificare i criteri con cui vengono composti i collegi del Cga, scovare eventuali contatti telefonici fra gli indagati e i giudici.

L’inchiesta va avanti ma non per tutti. Arriva l’archiviazione, infatti, per Maria Grazia Caruso (difesa dall’avvocato Ezechia Paolo Reale), per gli avvocati Girolamo Rubino e Claudio Vinci (sono difesi dagli avvocati Roberto Tricoli  e Giovanni Di Benedetto e nel loro caso è emerso un impegno esclusivamente professionale), il senatore Giovanni Mauro (difeso dall’avvocato Toto Cordaro) e il deputato regionale Roberto Di Mauro.

Sotto inchiesta restano i figli di Gennuso, Luigi e Riccardo, l’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, Enzo Medica, Walter Pennavaria, gli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara, Gianluca Ortenzi e il deputato Saverio Romano.


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