PALERMO – Il Tribunale del Riesame mantiene la stessa linea del Gip e respinge l’appello della Procura europea. Niente misure cautelari per la presunta maxi truffa che riguarda i finanziamenti ricevuti dal dipartimento Stebicef dell’Università di Palermo. Non si conoscono le motivazioni della decisione. I professori universitari si sono dimessi dagli incarichi che li legavano ai progetti sotto inchiesta. Gli imprenditori hanno anche messo sul piatto fino a un milione di euro per risarcire gli eventuali danni e ottenere un provvedimento favorevole.
Per il Gip non c’erano le esigenze cautelari
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Massimo Motisi, Cinzia Calafiore, Vincenzo Lo Re, Marcello Montalbano, Roberto Mangano, Andrea e Giuseppe Crescimanno, Michele De Stefani. Il Gip, pur ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, aveva ritenuto che non ci fossero più le esigenze cautelari trattandosi di vicende risalenti negli anni.
L’uomo chiave dell’inchiesta e gli altri indagati
L’uomo chiave dell’inchiesta è il professore ordinario Vincenzo Arizza, torinese di nascita ma residente da anni a Palermo. Per lui la Procura europea aveva chiesto l’arresto. Il tribunale del Riesame ha confermato che l’indagato, difeso all’avvocato Vincenzo Lo Re, non deve andare in carcere. Arizza è professore ordinario e direttore del dipartimento Stebicef (Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche) dell’Università.
Niente misura cautelare in carcere anche per Antonio Fabbrizio, di Canicattì, amministratore e, secondo l’accusa, gestore di fatto e reale titolare della “Associazione Progetto Giovani” e della “Associazione Più Servizi Sicilia”.
Confermato il no agli arresti domiciliari per il palermitano Alberto Di Maio, legale rappresentante di Bioimmun srl e agente di commercio per Gesan Com srl, e il mazarese Mauro Cudia, rappresentante legale della Gesan Com e della Gesan Production.
Per la mazarese Sonia Cudia, socia della Gesan, e la palermitana Stefania Fanara, rappresentante legale della Associazione Più Servizi Sicilia, il Riesame respinge l’appello dei pm che chiedevano la misura del divieto di esercitare impresa.
Ed ancora: la palermitana Mirella Vazzana, ordinario allo Stebicef, e la ricercatrice Manuela Mauro (per entrambi respinta la richiesta di sospensione del lavoro), Lucie Branwen Hornsby, docente a contratto dell’Università (no ai domiciliari), Quarto Giovanni Callea, consulente dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente e del Distretto turistico pescaturismo e Cultura del mare (no ai domiciliari), Salvatore Ditta di Campobello di Mazara, rappresentante legale della Bono Ditta spa (no ai domiciliari), Patrizia Diana, professore ordinario dello Stebicef, Aita Vizzini, professore associato dello Stebicef (confermato il no all’interdizione).
Il laboratorio di Lipari e la tesi difensiva
“Abbiamo sostenuto come in realtà il laboratorio di Lipari fosse soltanto un luogo dal valore simbolico dove svolgere esemplificativamente attività di ricerca – spiega l’avvocato Massimo Motisi, legale di Lucie Branwen Hornsby -. Inoltre, proprio a causa dell’emergenza Covid le attività del laboratorio di Lipari erano state spostate presso l’università di Palermo e questo la Guardia di Finanza non lo aveva accertato. Infine, la professoressa non aveva affatto firmato o preparato le relazioni che le venivano contestate”.
Il laboratorio era una delle basi del progetto Bythos, uno dei tre finiti sotto la lente di ingrandimento della procura europea secondo cui, i costi sarebbero stati gonfiati e i professori pagati per ricerche e lavoro mai svolti.

