La "star" Ingroia divide | Magistratura democratica - Live Sicilia

La “star” Ingroia divide | Magistratura democratica

Ieri a Roma si è riunito il consiglio nazionale di MD. All’ordine del giorno il documento che il 19 settembre scorso era stato prodotto dall’esecutivo nazionale e che rimproverava al pm “un’esasperata sovraesposizione mediatica”. Ma i colleghi palermitani della stessa corrente lo difendono: "Ingroia - ha detto Lia Sava - non ha mai sollecitato il consenso dei cittadini alla propria indagine".

La corrente di sinistra delle toghe
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PALERMO- Una sala a porte chiuse della Corte di Cassazione per discutere delle spaccature tutte interne a Magistratura Democratica. Dopo settimane di attacchi a distanza, ieri pomeriggio nella capitale si è riunito il consiglio nazionale di MD, la corrente di sinistra delle toghe. All’ordine del giorno ovviamente il documento che il 19 settembre scorso era stato prodotto dall’esecutivo nazionale di Magistratura Democratica. Uno stringato comunicato, in cui era evidente e diretto l’attacco al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, uno dei componenti di spicco di Md, che nel documento non veniva mai citato direttamente. Al magistrato che indaga sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra era comunque contestata “un’esasperata sovraesposizione mediatica”, “una ricerca del consenso”, aggravata dal fatto che con le sue uscite pubbliche aveva contribuito a creare “verità preconfezionate ” sulla Trattativa Stato-mafia, che arriverà davanti al gup Piergiorgio Morosini soltanto il prossimo 29 ottobre.

Quel documento, per Ingroia, sarebbe una “sentenza di condanna, un atto di accusa politico e personale, senza precedenti, sintomatico di un grave arretramento politico-culturale nel Paese e nella magistratura”. Giovedì scorso, al Festival della legalità, era andato oltre. “Chi mi attacca deve gettare la maschera: se continueranno ad attaccare la procura – aveva detto il magistrato intervenendo a Villa Filippina – capiremo che sono le indagini ad essere scomode e non Antonio Ingroia: non sono io che mi sovraespongo anzi, sono i magistrati che mi criticano a parlare troppo poco di quello che fanno”.

In difesa di Ingroia si è schierata la sezione palermitana di Md, di cui è segretaria (dopo aver ritirato le dimissioni) Lia Sava, sostituto procuratore a Palermo e anche lei titolare delle indagini sulla Trattativa. “Nei suoi interventi pubblici – scrive la sezione palermitana di Md – Antonio Ingroia non ha mai sollecitato il consenso dei cittadini alla propria indagine, né tanto meno all’esito favorevole all’accusa di processi in corso, dichiarando, invece, e ripetutamente , di dover attendere la valutazione delle prove che faranno i giudice”. La sezione palermitana di Magistratura Democratica ha tentato anche di saldare la spaccatura interna alla procura di Palermo. Nei giorni scorsi i pm Gaetano Paci e Carlo Marzella si erano trovati in disaccordo su alcune scelte rispetto a Ingroia. “É però inaccettabile ritenere che lo abbiano fatto per motivi opachi” scrive sempre la sezione palermitana di Md. Critiche al procuratore aggiunto di Palermo sarebbero arrivate anche dall’ex membro del Csm Elisabetta Cesqui. “Falcone e Borsellino – ha argomentato la Cesqui – potevano dire certe cose perché il contesto era diverso”. Parole che non sono piaciute a Ingroia: “Il contesto era identico – ha replicato il pm – La verità è che solo quando uno muore gli viene riconosciuta l’onestà intellettuale. La storia sembra non aver insegnato nulla”.


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Commenti

    Trascrivo di seguito le parole del pm di Caltanissetta Gozzo.

    ”Lo abbiamo detto chiaramente e lo ripetiamo: i processi si fanno con le prove. Noi – spiega il Pm – non vogliamo una verità parziale, la vogliamo tutta, come ha detto giustamente Rita Borsellino. Ma è chiaro che la vogliamo nel rispetto delle regole, senza verità precostituite”.
    E ancora:
    ”Qualcuno sui giornali parla di scenari terribili, prefigura addirittura responsabilità di politici nelle stragi. Ma non ci sono prove”.

    E poi:
    ”Noi indaghiamo a tutto campo, come è giusto. Ma senza costruzioni artificiose o parasociologiche, senza salti logici”.

    E infine:
    ”c’è l’amarezza, dopo tanto lavoro, di essere indirettamente oggetto di ‘critica’, perché ritenuti ‘più malleabili’ dei colleghi di Palermo, senza porre attenzione neanche un po’ a quello che abbiamo fatto”.

    W ANTONINO INGROIA

    Viviamo in un Paese paradossale. Una signorina di cognome Minetti diventa una star sol perchè è stata la…………..del capo. un magistrato che rischiando la vita ogni giorno è diventato con sacrifici, dedizione e impegno famoso e si è meritato il riconoscimento e l’apprezzamento dei cittadini si deve privare di esternare pubblicamente le proprie opinioni o partecipare a manifestazioni anche “politiche”. certo le passerelle di moda hanno un effetto mediatico ben diverso!!!!!che strana ITALIA!

    Ingroia non è una star come dite voi di live sicilia.
    E’ un magistrato capace e onesto

    @ anna:
    è proprio su quel “partecipare a manifestazioni anche politiche” che si gioca la partita.
    Un magistrato, in quanto tale, emblema dell’imparzialità assoluta che è l’elemento oggettivo della giustizia, dovrebbe stare lontano un miglio dalle manifestazioni di parte….
    Non solo l’essere, ma anche l’apparire al di sopra di tutto imparziale.
    Quel paradosso che lei ravvisa si chiama “carta costituzionale”, e scusi se è poco.
    Lì, c’è scritto esattamente, volendolo leggere e non interpretare “ad libitum” cosa deve fare chi fa parte dell’ordine giudiziario.

    E adesso basta ! I “signori(?)” romani di Md devono rassegnarsi e, quindi, smetterla.
    Il loro inspiegabile, incongruo, illogico documento non ha sortito l’effetto sperato da loro medesimi e dal loro dante causa insediato al Colle: zittire Ingroia non era così facile come pensavano e soprattutto non è nelle loro corde; rientrino nei loro abituali ranghi di ancelle dei potenti e attendano “fiduciosi(!!!???)” le decisioni dei loro “amici e colleghi” costituzionalisti. Ai siciliani che, purtroppo per loro, sanno benissimo cos’è la mafia in quanto sono costretti a viverla sulla loro pelle, di quello che dice il Pm romano Rodolfo Sabelli (abituato a lavorare nella nota procura non per nulla soprannominata “porto delle nebbie”) non gliene può importare di meno !

    Poveri aderenti di magistratura democratica, pensavano di essere di sinistra, progressisti e di dispensare patenti di legalità. Ma la nemesi storica non perdona: c’è sempre uno più puro che ti epura (e ti accusa di sindrome da berlusconismo).

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