"Io bambino e quella foto a Palermo con Raffaella Carrà"

“Io bambino e quella foto a Palermo con Raffaella Carrà”

Raffaella Carrrà Palermo foto
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Un palermitano conosciuto da tutti. E un incontro che non si dimentica.
L'ALBUM DELLA MEMORIA
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2 min di lettura

Sono foto che portano, sul dorso della memoria, l’impronta delle dita che le hanno accarezzate. Foto da stropicciare, da conservare, da amare. Raccontano una quasi estate palermitana, con Raffaella Carrà, nel 1973.

“Il bambino della foto sono io – spiega Dario Caminita, notissimo e apprezzato Dj che ha ricordato l’evento sulla pagina ‘Palermo di una volta’ -. Era appunto il 1973. Siamo al ‘Cubo’, negozio di dischi di viale Lazio, quasi leggendario. Una scommessa vinta da mia mamma, Luciana. Raffaella era a Palermo per uno spettacolo al ‘Palace’ di Mondello. Noi avevamo aperto da poco e andavamo già benissimo. La Rca, la casa discografica, di Raffaella Carrà, organizzò un incontro, da noi, con i suoi affezionati fans”.

Ma questo è già il racconto di un altro mondo, di persone in carne e ossa che si incontravano. Non di influencer o personaggi social. Dario ricorda quello che gli hanno narrato: “Ci fu un passaparola e il negozio si riempì. Raffaella l’accolsi io con un mazzo di fiori più grande di me. Ne ero innamorato pazzo, avevo quattro anni. Lei fu dolcissima. Mia mamma mi diceva che dopo due minuti di chiacchierata era già una persona di famiglia e si comportava da tale. Tutti le volevano bene”. Era un mondo di pantaloni a zampa d’elefante e sguardi sinceri.

Raffaella – così la chiama semplicemente chi l’ha amata e sono tanti – la descrivono così: tenera, familiare. Un altro palermitano, Vincenzo Rizzuto, scrittore di memorie e di bei libri, ha ricordato su Facebook, narrando di ‘Pronto Raffaella’, che suo figlio Giuseppe, a sette otto anni, telefonava di nascosto per collegarsi: “Una volta riuscì a beccare la linea. Mia moglie, poveretta, che seguiva il programma dal soggiorno, a un certo punto sentì l’incipit: ‘Pronto, bambino, come ti chiami, da dove telefoni?’. ‘Mi chiamo Giuseppe, chiamo della stanza da letto…’. A quel punto mia moglie scattò come una molla dal divano e andò a stanarlo. Gli fece completare la chiacchierata con Raffaella. Era divertita”.

Cose che passano e che restano. La moglie di Vincenzo, Cettina, una signora dolce e radiosa, da qualche tempo non abita più qui. Persone che passano, ma che restano. E sai che Tuca Tuca, adesso, tra le nuvole.

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