(rp) Dicesi “festa democratica”, una specie di caccia all’uomo. Una rissa selvaggia in cui volano sedie, tavolini e candidati, con calci nelle gengive, previa rincorsa di trecento metri. Però, nella foto di gruppo finale, sorridono tutti, con le sopracciglia tumefatte e i denti che rimangono lì a penzolare. I comunicati stampa di questi giorni sono pieni di occhiatacce rancorose, borbottii di guerra e velatissime e reciproche mandate a quel paese, in casa Pd. Tuttavia, alla fine, non manca il glorioso e un po’ leninista appello alla “festa democratica”, cioè le Primarie.
Che la cosa vada liscia è, invece, possibilità remota. Se vince Rita Borsellino, la bomba a orologeria della sfiducia al segretario Lupo, il suo più strenuo sostenitore, sarà piazzata lì per tentare di far saltare il tavolo. Se vince Fabrizio Ferrandelli, i plotoni che si riferiscono a Orlando innalzeranno, un minuto dopo, la bandiera del voto inquinato. Leoluca Orlando vive pure lui di imperativi gastrici. Mai sopporterebbe “il traditore” candidato a Palazzo delle Aquile. Faraone appare ormai distaccato, nonostante i quotidiani e sovrumani sforzi di visibilità.
La sfida si è polarizzata. Borsellino contro Ferrandelli. Cioè, il bene contro il male, il male contro il bene. Dipende dai punti di vista. Prepariamoci dunque all’esplosione di una meravigliosa festa democratica a inviti. Dai, che ce la fate a perdere pure stavolta…
