"La mafia organizzata non c'è più| Giammarinaro, respinsi le sue richieste" - Live Sicilia

“La mafia organizzata non c’è più| Giammarinaro, respinsi le sue richieste”

SGARBI REPLICA A INGROIA
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Scoppia la polemica fra Vittorio Sgarbi e Antonio Ingroia. Dopo la pubblicazione su Livesicilia dell’articolo “La contraddizione fra democrazia e legalità”, a firma del magistrato palermitano, riceviamo e pubblichiamo la replica dell’ex sindaco di Salemi.

“Mi ascolti bene, caro dottor Ingroia, io vorrei che lei non avesse mai scritto la sua nota ingiustamente diffamatoria sulla città di Salemi. Io mi vergogno del pensiero che lei esprime contro la Sicilia e contro l’Italia, e mi vergogno che uomini delle istituzioni continuino a diffondere menzogne con l’atteggiamento di chi parla di verità dimostrate semplicemente basandosi su luoghi comuni, su pettegolezzi e su inchieste contraddittorie e menzognere.

Lei si muove sul terreno scivoloso della ‘apparente contraddizione tra integrale applicazione della cultura delle regole e principio di democrazia’. E dunque, allora, la esorto a non umiliare la parola ‘cultura’ con il grammaticale collegamento a regole arbitrariamente stabilite in duri e difficili tempi di emergenza. La coscienza dei cittadini e la libertà del pensiero, non ‘la cultura delle regole’, hanno cambiato le realtà amministrative siciliane negli ultimi vent’anni. E, ancor più, il pentitismo, non quello truccato e postumo al quale lei indulge nella grottesca esaltazione del figlio di Ciancimino, la cui psicologia di mitomane, anche pericoloso, ha ben individuato, in contrasto con lei, il procuratore Lari.

In questo senso il tanto che la mia amministrazione ha fatto a Salemi, e che è documentato, ha rappresentato un superamento della falsificazione della lotta tra mafia-antimafia, tra guardie e ladri, che consente a persone come lei di continuare a mortificare la Sicilia. Io sono venuto e ho trasformato la cultura di Salemi, come sa tutto il mondo e come mi ha riconosciuto il ministro degli Interni Cancellieri.

Non accetterò che Salemi debba essere precipitata in un passato morto e sepolto anche grazie ai suoi teoremi. I mafiosi ci sono, certamente, ma la mafia organizzata, a Salemi soprattutto, non c’è più; così come ci sono sicuramente i nazisti, ma non c’è più il nazismo, e perseguirli quando non sono al potere è cosa diversa che abbattere il nazismo. Io parlo a ragion veduta da vittima non della mafia ma di magistrati come lei che osarono incriminarmi in Calabria, con ridicole menzogne, per essere poi smentiti dal procuratore Vigna che archiviò quella inchiesta. Ma i suoi colleghi calabresi, come lei, obbedivano alla teoria immobilistica (solo a parole smentita) che chiunque si candidi in Calabria deve fare i conti con la mafia. Non fu così allora, e non è stato così a Salemi. E non perché il Giammarinaro da lei mitizzato come mafioso, senza incredibilmente essere indagato per tale (osserverà anche lei la contraddizione in rispetto dei diritti di un cittadino e della verità), ha presentato regolari liste legittimate dalla prefettura ottenendo l’elezione di dodici consiglieri nessuno dei quali può, in alcun modo e neanche lontanamente, essere avvicinato alla mafia, se non per consentire ragionamenti come i suoi che, per rendere credibili i suoi ragionamenti, parla di «accertata infiltrazione mafiosa».

Ma accertata dove, come, da chi? Si vergogni, Ingroia! E rifletta, anche alla luce dei processi contro esponenti delle Forze dell’Ordine, al fatto che anche nelle istituzioni possono esservi bugiardi e traditori che mistificano la realtà e inventano reati e criminali che non ci sono. Tutti i miei assessori, e il vicesindaco in particolare, sono al di sopra di ogni sospetto e non hanno subito nessuna pressione né sofferto alcuna infiltrazione mafiosa. Né si può immaginare che la capacità di influenza politica esercitata, a destra e a sinistra, in una società possa essere scambiata, se non in mala fede, per l’espressione di ‘varie articolazioni di Cosa Nostra, che dimostrano un’efficiente capacità di controllare intere comunità, drogandone dunque il consenso che, sotto tale profilo, è libero solo in apparenza’.

È inaudito che lei si possa permettere affermazioni così autoritarie e antidemocratiche stabilendo chi ha titolo e chi non lo ha a prendere voti puliti. Concludendo, senza dubitare della fedeltà e serietà delle Forze dell’Ordine (quelle stesse che hanno convissuto con quelli che lei ritiene esponenti della mafia e che non mi hanno mai messo in guardia sulla loro pericolosità) ‘che la contraddizione fra democrazia e legalità è solo apparente’.

Lei capirà bene che l’unico risultato di queste false inchieste e di queste arbitrarie deduzioni è che io me ne sia andato per non sottostare alla violenza di un’azione antimafia prepotente e criminale. Peso bene le parole, so quello che dico e difendo una comunità di cittadini innocenti e umiliati. Non mi attribuisca, a me che conosco e uso la dialettica meglio di lei, di indulgere ‘nella semplificazione del ragionamento politico’ secondo il quale ‘si è spesso e volentieri sostenuto che il consenso dei cittadini sana ogni eventuale strappo della legalità formale’.

Nessuno strappo. Le richieste, tutte respinte di Giammarinaro, non sono diverse da quelle delle componenti politiche che fanno capo a Raffaele Lombardo e a Saverio Romano, indagati per mafia. Quello che è avvenuto a Salemi non può in alcun modo essere definito ‘fallimento della politica’, ma fallimento dell’azione giudiziaria che mistifica la verità vaneggiando di «codici etici». Ma quali codici etici ? Sarà etica la vostra?

Torni a leggere Benedetto Croce, che forse non ha mai letto, il quale nel volume ‘Etica e politica’ scrive con grande chiarezza: ‘Il vero politico onesto è il politico capace’. Si può dire lo stesso del magistrato. Ma ammesso che voi, lei e i suoi colleghi teorici, siate capaci, è assolutamente evidente che agite in nome di un mandato taumaturgico che viola i principi della democrazia, e, d’altra parte, lei, a un parlamentare che ha conosciuto il 41 bis, e che lo ha fortemente voluto negli anni dell’emergenza (mi riferisco a Calogero Mannino), rimprovera di avere tentato di attenuarlo. E cosa vuol dire ? Che un parlamentare non può chiedere che venga cambiata una legge ? Non è suo diritto? In cinquantadue parlamentari, nel 1993, con Pannella, Taradash, Biondi, Maiolo e altri di cui mi onoro di aver condiviso le idee, proponemmo una legge per cancellare il 41 bis, in nome di diritti umani che sono gli stessi evocati per Guantanamo. I nostri nomi furono messi all’indice in prima pagina della ‘Repubblica’.

Ma quella era una polemica giornalistica. Ciò che lei ha fatto nei confronti di Mannino è una violenza contro la democrazia,ancora una volta in nome di teoremi contro la persona e contro la Sicilia. Lei merita una sola risposta, quella che le mie dimissioni indicano: che nessuna persona che creda ai valori della cultura e non a quelli della repressione e del totalitarismo giudiziario, si candidi in Sicilia (che lei si ostina a chiamare, manicheisticamente, «terra di mafia»; ed è oggi purtroppo quasi soltanto terra di ‘professionisti dell’antimafia’). Terra perduta non più per colpa della mafia ma per la vostra responsabilità morale, contro la verità e contro l’uomo”.

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Commenti

    torni a leggere la telefonata che i carabinieri registrarono quando parlava al telefono con l’ing. Aiello che doveva ristrutturare la casa di Calatafimi

    che chiaccherone sto sgarbi, con l’uso della dialettica non entra mai nel merito dell’inchiesta e sulle sue evidenze…io ripeto che ciancimino era mafioso da 40 anni e solo nel 92 fu arrestato e molto dopo accertato mafioso dalla giustizia ordinaria; non è possibile per questo assurdo e fuorviante uso del garantismo tenersi amministratori del genere in attesa di giudizio!!O consigli comunali inquinati da presenze criminali…

    @Montecristo:Si capisce poco può essere piu’ chiaro? in modo che possa comprendere grazie.

    Riguardo a Giammarinaro e Sgarbi, io dissi subito dopo le sconvolgenti dimissioni da sindaco, che l’uomo piu’ offeso sarebbe rimasto Giammarinaro. Certo è che sgarbi, ha una sciabola per lingua; e quando tocca qualcuno fa male parecchio. Queste cose l’avrebbe dovuto dire mentre era sindaco, ed avrebbe riscattato l’opinione che i Salemesi si sono fatti su di lui.Si dice in sicilia: Che il fuggire è vergogna ma è salvamento di vita,lui da cosa è fuggito?visto che “dice”e non solo lui, che il comune di Salemi non è condizionato da poteri esterni.

    Come mai Salemi Si e la Sicilia No. Sgarbi con Giammarinaro Si. Lombardo con i Catanesi e Liga incontri Umanitari. Vergogna!!!!!!!!!!

    Chiamate il 118

    La mafia non esiste più come non esiste il nazismo…
    Sgarbi con la sua dialettica retorica sarebbe capace di dimostrare che la terra è piatta.
    Il problema non è lui ma chi gli crede!

    E dopo questa sberla, Ingroia farebbe bene a nascondersi

    riflettiamo su prepotenza-arroganza-arbitrio prerogative, oggi dei mafiosi e degli antimafiosi. Io non voglio stare ne con gli uni ne con gli altri

    Leggere Sgarbi è sempre un piacere. L’efficacia dell’eloquio, sicuro e deciso, cadenzato da un’alternanza di affondi duri e altri più concilianti indulge alla considerazione che possa (anzi debba) sempre e comunque avere ragione e che sia più equilibrato che irruente; impressione ribaltata rispetto a quella che si ha se ci si trova fisicamente al suo cospetto. In ambedue le circostanze, negli anni, con queste sue “armi” ha uccellato migliaia e migliaia di uomini e donne. Il tutto per andare ben oltre il seminato, cioè in questo caso l’oggetto della disputa. Forse è il destino degli intelletti superiori quello di scorgere finalità ultronee, come l’influenza della cultura sulla mentalità mafiosa e come l’avversione del potere giudiziario “contro la verità e contro l’uomo”. Roba che neanche Himmler, Goering e Goebbels per rimanere in tema di nazismo da lui evocato……..Peccato che qui si debba fare i conti anche con il sangue delle vittime della mafia, penso ad Alfano e Fava in questo caso, non per trascurare le migliaia di altri uomini liberi e non, trucidati da cosa nostra, ma perchè proprio loro e proprio in nome della verità e dell’uomo sono stati barbaramente eliminati. Al di là dei giudizi di merito, che non si possono oggettivamente emettere, sulle inchieste più o meno attendibili come dice lui compresa l’uscita su Mannino – motivo per il quale Sgarbi tra le altre cose si lamenta – pare di capire che egli non sia un negazionista. Ci mancherebbe. Solo dice: la mafia c’era, (diciamo dal ’92 – ’93) poi non più (durante il suo memorabile mandato) e adesso ci sarà di nuovo, ma non sarà più quella di prima. E’ quella nuova dei “professionisti dell’antimafia” di cui Ingroia è indomito alfiere. Io vorrei che Sciascia rivivesse: mi farei spiegare da lui, ma crederei solo alle mie orecchie, cosa volesse dire esattamente con questo frase ormai diventata un culto presso i predicatori della libertà (alcuni dei quali sono pomposamente enunciati nella risposta di Sgarbi.) Perchè sono sicuro che se avesse saputo a quale destino fosse andato incontro, nei successivi decenni, il messaggio in essa contenuto, la avrebbe certamente emendata.
    Fatta salva la buonafede delle decine e decine di addetti ai lavori che hanno diligentemente collaborato con Sgarbi, Io sto con Toscani che molto più “ingenuamente” ha creduto che il loro avvento (suo e di Sgarbi) in terra di Salemi sia stato come un cavallo di troia rispetto ad interessi che ancora dovranno essere chiariti dalla magistratura, e che per questo è andato via. Le motivazioni, invece, per cui è andato via lui mi rimangono ancora ignote nonostante il suo – per me confuso – proclama. Non si dimette nessuno in Italia…. proprio lui molla….. Mah!
    Io sto con Ingroia, sto con lo Stato.

    Un Siciliano

    La notizia è clamorosa e dovrebbero darla in Mondovisione !
    La mafia non c’è più, lo ha detto Vittorio “il magnifico(!)” !
    Riconosco di essere anch’io “incolto”(???)e di non aver letto Croce ma sono, peraltro, altrettanto sicuro che il Vittorio nazionale dal “ciuffo ribelle” oltre a non aver letto (o letto molto male) i controinteressati Ingroia, Scarpinato, Caselli, Di Matteo, Grasso ecc… non si è mai accostato con un minimo di attenzione alla letteratura specializzata in materia di mafia.
    Ognuno ha le proprie ignoranze e deduco che Sgarbi, non essendo il padreterno che si crede, non avrà mai letto (o letto molto male)i siciliani del passato che hanno scritto di mafia come Luigi Capuana, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Michele Pantaleone ecc… e neppure quelli del presente come, ad esempio, Saverio Lodato, Lirio Abbate, Umberto Santino, Salvatore Lupo o, in ultimo, il “librone” di Gioacchino Genchi ecc….
    D’altro canto da un signore nato a Ferrara non ci si può aspettare niente di più e niente di meglio di quello che ha scritto in questa risposta ad Ingroia !
    La verità è che la Sicilia è molto più bella e molto più difficile da capire che una grande opera d’arte ! Ad ognuno il suo mestiere ! Chiaro ????

    Bravo Giovane, il problema è che, te lo garantisco, inevitabilmente ed strutturalmente sarai schiacciato da gli uni e dagli altri. Chi fa imprenditoria più oggi se non coloro che giocano con i soldi della collettività? chi impiegherebbe i risparmi, magari di una vita, per creare un’attività che possa produrre posti di lavoro quando poi, una procura qualsiasi, può bloccare sine die gli sviluppi di qualsiasi attività senza nessuna certezza ne sugli esiti ne sui tempi della inchiesta? ed allora lo sviluppo di questa regione è bloccato inesorabilmente. Dall’altro lato, gli altri, i mafiosi, tentano di vessare e costringere l’imprenditore a pagare pizzi od altre incombenze. Ma lì l’imprenditore ha un’arma: si rivolge alle forze dell’ordine e vedrà arrestati i suoi aguzzini. Ma i primi, i magistrati, a chi o a cosa saranno tenuti a rispondere quando, magari dopo dieci anni di inchieste sarà riconosciuta l’integrità di un’imprenditore che, nelle more, è magari già stato dichiarato fallito?

    @ Kalogero, per essere ancor più chiari, nel tuo elenco di “colti siciliani” hai inserito anche Leonardo Sciascia, il quale scrisse “i giorni della civetta” in un momento storico in cui per la magistratura siciliana la mafia non esisteva. Eppure, ciò malgrado, quando esplicitamente parlò dei PROFESSIONISTI DELL’ANTIMAFIA si vide saltare addosso il mondo, Leoluca Orlando compreso, per averne accennato. Il ristoro alla sua integrità morale arrivò solamente quasi postumo.

    Allora Sgarbi perché avevi la scorta…se la mafia e’ una cosa scomparsa?

    Sgarbi sindaco di Palermo.

    Grande sgarbi.
    E secondo voi perche inmagistrati se passanla.legge sulla responaabilita civile si sentono minacciati? perche cosi perdono questo potere di distruggere la gente con teoremi e ti cittadino devi subire in rigoroso silenzio perche senno si incazzano e rincarano la dose ma in forza di che di teiremi che a forza di ripeterli li fanno diventare realtaprocessuali ma non assolute.

    Oliviero Toscani: “Sgarbi è stato messo lì da Pino Giammarinaro, il signore di Salemi.”

    Non so se la cosa più ridicola e grottesca di tutta questa faccenda sia che il sindaco di un comune sciolto per mafia abbia la faccia di rispondere in questo modo ad un magistrato antimafia come Ingroia, oppure il fatto stesso che un personaggio vuoto come Sgarbi, che esiste unicamente come sottoprodotto della peggiore televisione, sia potuto diventare sindaco di una città come Salemi (sostenuto da un ex sorvegliato speciale come Giammarinaro); tralasciando il fatto che sia stato anche parlamentare e assessore al comune di Milano, cacciato dalla stessa Moratti. Ma si sa, al nord le cose devono funzionare e non c’era spazio per un incapace come lui, così l’hanno rifilato alla Sicilia, dove ha trovato ad accoglierlo personaggi come il predetto Giammarinaro, rappresentanti di una classe politica che è stata ed è la rovina di questa meravigliosa terra.

    Ma forse la cosa più ridicola e grottesca è semplicemente che i mezzi di informazione diano ancora spazio a questo nuddu miscatu cu nenti che per sopravvivere – dato che lui esiste solo in televisione e sui media – ricorre alla rissa e all’insulto della peggior specie, altrimenti già sarebbe scomparso da tempo. Un ospite del GF è meno scontato e più interesante di lui. Le esternazioni di Sgarbi non sono notizie, non rimane niente tolti gli insulti, frutto di una mente disturbata, il che però non una scusante. Bisognerebbe avere la misura di non amplificare questi deliri.

    La mafia come organizzazione non esiste più, esistono solo i mafiosi…. Ma chi gliel’ha suggerita questa genialata, Matteo Messina Denaro??? Ci aspettiamo presto un elogio del mitico e romantico superlatitante amante della propria terra, perseguitato dall’antimafia. Perché la rovina della Sicilia è l’antimafia, certo: se non avessimo da ricordare centinaia di morti ammazzati nella lotta contro la mafia sarebbe da ridere.

    Non poteva mancare in uno scritto di questo tipo l’attacco ai pentiti e se non fosse un suo vecchio cavallo di battaglia dai tempi del processo Andreotti, direi che ha assorbito bene una certa mentalità locale (pentiti infami e sbirri). Ma sbaglia proprio bersaglio perché Massimo Ciancimino non è un pentito ma un testimone. “Psicologia di mitomane, anche pericoloso”, questa e’ proprio da ridere, come tutto il resto. Certo una frase detta non a caso, visto che ci sono processi in corso, anche passibile di querela, ma parliamo di Sgarbi. Ha pensato bene di infilarci anche una frase così, per insultare l’odiato testimone della trattativa che, con coraggio, spezzando l’omertà di Stato, ha svelato la verità su quella terribile fase della nostra storia e su quel potere senza il quale, sebbene sostanzialmente come giullare, un personaggio come Sgarbi non esisterebbe.

    Più che altro mi preoccuperei al posto del procuratore Lari perché ricevere un elogio da Sgarbi non è certo una bella cosa. Il procuratore Ingroia non può che farsi solo due risate, così come Massimo Ciancimino: gli insulti da parte di uno Sgarbi, ora anche sindaco sciolto per mafia, depongono a favore di chi li riceve.

    Sgarbi non mi provoca rabbia, ma mi fa tristezza, tristezza per lui che invece di curarsi persevera ormai nella macchietta di se stesso, narciso, violento, tutte spie di una sostanziale profonda e inconscia bassa autostima, ma soprattutto tristezza per l’Italia.

    Ieri Massimo Ciancimino su facebook a proposito di questo articolo ha scritto: “PERCHÉ NON BISOGNA MAI DIBATTERE SUL SANO E PERFETTO SISTEMA OMERTOSO CHE HA PERMESSO A SGARBI ED ALTRI SURROGATI DELLA POLITICA ITALIANA DI ARROGARSI A PALADINI DELLA CULTURA E DELLA APODITTICA DEFINIZIONE DEL “BELLO” IN UNA REGIONE SFREGIATA COME LA NOSTRA SICILIA?[…] MA PUÒ LA MISTIFICAZIONE DEI FATTI E LA OPPIACEA DIFFUSIONE DELLA DEFINIZIONE DI ARTE FATTA DAL SOGGETTO SGARBI CELARE VOLGARI INSULTI E SUBDOLI ATTACCHI A CHI COME INGROIA LA LOTTA ALLA MAFIA LA FA DAVVERO?”. Riporto questa frase perché mi è piaciuta molto. E’ questa la vergogna di questo Paese, è anche per questo che la mafia non è ancora sconfitta, perché la società civile, i media, le istituzioni non fanno fronte comune con chi lotta contro la mafia in prima linea, con un magistrato contro cui la mafia ha organizzato più di un attentato, per fortuna sventato, che seri colpi ha inferto a Cosa Nostra non solo nell’ala militare ma anche nei suoi rapporti con la politica, il mondo finanziario e le istituzioni… Poi il 23 maggio e il 19 luglio si va a fare la passerella dei sepolcri imbiancati.

    A proposito di “mistificazione dei fatti”, cara Jone, vorrebbe essere così gentile da rammentare al Sig. M. Ciancimino, non potendolo fare io stesso poichè il suo amico in Facebook mi ha bloccato, che egli si è presentato nei nostri Palazzi di Giustizia portando con sè con dei fogliettini ritagliati e sforbiciati? Se non capisce il senso del messaggio, le faccio un disegnino: da un fogliettino intero, si desume qualcosa, dallo stesso fogliettino cesoiato, si desume una cosa diversa. Infatti qui le chiamiamo “prove”, invece nei paesi dove la giustizia funziona ancora, le chiamano “prove manomesse”.

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