La truffa dell'aceto | Inchiesta e sequestri

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I fondi Ue concessi dall'Assessorato all'Agricoltura al Consorzio Agrario di Palermo Scarl

L'OPERAZIONE DELLA FINANZA
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2 min di lettura

Dovevano essere l’esempio della Sicilia dell’innovazione ed invece sarebbero la fotografia di una terra dove si truffa.

I finanzieri del Nucleo di polizia economico – finanziaria di Palermo, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica, hanno sequestrato su ordine del gip 450.000 euro. Il provvedimento colpisce il Consorzio Agrario di Palermo Scarl e i suoi rappresentanti, ma anche i titolari di altre ditte che avrebbero consentito di organizzare il raggiro ai danni dell’assessorato regionale all’Agricoltura.

Le indagini hanno riguardato la realizzazione di due progetti denominati “Aceto Salutistico Siciliano” (A.SA.SI.) e “Andromeda”, nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Sicilia 2007/2013 e, in particolare, della misura 124, finalizzata al sostegno ai progetti di cooperazione per il trasferimento, verifica e collaudo dell’innovazione finalizzata alla competitività delle imprese agricole.

Il progetto A.Sa.Si. doveva servire a realizzare una speciale tipologia di aceto, mentre il progetto Andromeda consisteva nella creazione di un prototipo sperimentale per la produzione di energia elettrica e termica mediante un cogeneratore diesel da alimentare attraverso olio vegetale puro.

Il valore complessivo delle iniziative supera il milione e 600 mila euro, finanziati dall’Unione europea.

Preventivi artefatti o “di comodo”, affidamento dei servizi ad imprese riconducibili ad amici e parenti, budget di spesa gonfiati ad hoc: è venuto fuori tutto questo dalle indagini sulla fase progettuale.

Non è andata meglio nella fase realizzativa. Per esempio, nel progetto A.Sa.Si., invece di comprare vino e successivamente trasformarlo in aceto mediante l’aggiunta di sostanze speciali, è stato acquistato direttamente aceto, al quale sono state poi aggiunte sostanze “polifenoliche” che avrebbero dovuto trasformare il liquido in una sorta di condimento speciale di ultima generazione: l’“aceto salutistico siciliano”.

Per “condire” il tutto sono spuntati rendiconti fasulli sul personale eseguiti da partner diversi rispetto a quelli che hanno provveduto alla loro effettiva liquidazione.

Attraverso l’emissione di fatture false relative a costi mai sostenuti, oltre all’ottenimento degli indebiti rimborsi, è stato abbattuto il reddito imponibile ai fini delle imposte dirette e dell’Iva.

Le somme transitate sui conti correnti dei fornitori tornavano al pagatore attraverso “prestiti infruttiferi” oppure mediante il pagamento di assegni bancari, incassati dopo circa due anni dal termine delle attività progettuali, ovvero solo successivamente ai controlli svolti dai militari operanti.

Le persone indagate sono ventidue

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