L'amore dei folli con Simone Cristicchi

L’amore dei folli a Palermo: il racconto della violenza che riguarda tutti

L'amore dei folli
Cronaca di uno spettacolo intenso. Il dono di Simone Cristicchi
TEATRO CIVILE
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5 min di lettura

‘L’amore dei folli’, a Palermo. Una scena disadorna che racconta il nulla di un abisso nell’incipit, nella sua essenzialità. Dottori e infermieri, inizialmente impegnati nell’opera di contenzione della malattia mentale, con tutto l’armamentario di mezzi di coercizione chiamati ‘terapia’. L’insopportabile violenza di una contraddizione: come può essere cura ciò che, a poco a poco, ti uccide, spogliandoti di ogni nozione di umanità?

Siamo nell’epicentro teatrale-storico di una svolta: la chiusura dei manicomi, il lancio di una prospettiva, purtroppo, incompiuta. Nella narrazione di una solitudine suddivisa come un destino ingrato. I ‘matti’ e i ‘sani’. I primi intruppati nell’uniforme bianca dell’eguaglianza, nella pazzia di chi li scruta, reclusi dietro quattro mura che esprimono le ferite di una loquacità soffocata dentro la culla di ogni parola.

Ovviamente sono prigioneri ‘per il loro bene’. I secondi, assistiti dalla pipa d’ordinanza, dal giornale, dalle cose riconoscibilissime e stantie, perciò, garanzia di normalità, immortalati mentre spiano tra le feritoie del nonsenso. Hanno paura, perché, per chi abita nella parte giusta del confine, nel suo giardino volterriano, il problema sta sempre e comunque nella sicurezza.

Infine, la buona novella che restituisce una prospettiva alla terra disperata, scritta e squadernata con intensa passione scenica (bravi tutti, con un aggiunta di plauso per le figure femminili: sguardi allucinati, piedi scalcianti, labbra per sussurrare le nozioni tremende di uno smarrimento). Con il nonsenso – ecco l’annuncio – si può discutere, per trovare un senso diverso, se sei disposto ad abbandonare il porto sicuro della stigma imposto. Se hai il coraggio di una navigazione certa soltanto del punto di partenza.

Una riflessione preziosa sulla malattia mentale, con il disvelamento, per riparare la smemoratezza, di un ginepraio faticoso da affontare. Dilemmi dalla complicata risoluzione, proposti con un occhio limpido, sopra un canto urticante. Teatro civile al massimo significato. Non a caso la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha fatto pervenire una lettera per sottolineare il valore di uno ‘spettacolo’ su un tema delicatissimo.

E di questo si parlava, ma è inevitabile la libera associazione con la violenza e con i muri che ci riguardano da vicinissimo. In quanto siciliani. In quanto palermitani. C’è, per la cronaca, una Palermo carsicamente ‘folle’, in grado di spaventarci, quando si manifesta, con la sua brutalità. Poi, torna a sommergersi, fino alla prossima indignazione collettiva.

E c’è qualcuno che penserebbe di ribaltare la situazione – ben oltre, si capisce, le necessarie misure di controllo del territorio – immaginando pareti altissime da innalzare, magari intorno alle periferie. Basta leggere quattro commenti social per rendersene conto.

Allora, un insolito apologo (l’autrice è Laura Carini, il regista è Matteo Contino) diventa una parabola scenica, prodotta negli scantinati di un tema-bersaglio, ma capace di allargarsi fino alle più estreme degradazioni di una città vera, di una sanità, di un meccanismo di risposte, tutti dolorosamente incompiuti.

La serata è stata consacrata da Simone Cristicchi, poeta sfuggente alla signoria del luogo comune, da anni in cammino su una strada artistica di inestimabile valore. Uno che regala se stesso nel cuore trasformato in lirismo. Incrociarne lo sguardo ha offerto la prospettiva di una sensibilità rara. La sua interpretazione finale, con il dono di ‘ti regalerò una rosa’, ha innervato vibrazioni destinate ad accompagnare chi c’era per un lunghissimo tempo.

L’amore dei folli, lo spettacolo

Lo spettacolo “L’amore dei folli” per la regia di Matteo Contino è andato in scena venerdì scorso, 28 novembre, al Teatro Apparte (Via Antonio Furitano 5a, Palermo), davanti a un pubblico entusiasta.

Il tema è tanto delicato quanto attuale: la malattia mentale e lo stigma che lo accompagna.

“Il nostro intento – hanno dichiarato Matteo Contino, regista, e Laura Carini, autrice dell’opera – è ricomporre la memoria di Franco Basaglia sottraendola a una narrazione riduttiva, che lo vuole ingenuo riformatore privo di lungimiranza, e di restituirlo invece quale pensatore lucido, rivoluzionario e profondamente umano, capace di ridefinire il concetto stesso di follia, cura e libertà. Pur nella libertà del linguaggio teatrale, il nostro lavoro si propone di onorare la verità morale e politica della sua lezione”.

“Al tempo stesso – hanno aggiunto – l’opera si configura come un atto di denuncia etica e civile, volto a richiamare l’attenzione sul persistente abbandono delle persone affette da sofferenza psichica e delle loro famiglie. In un presente che sembra aver smarrito il senso della prossimità e della cura, riteniamo imprescindibile riaprire il dibattito pubblico sulla dignità della persona, sulla responsabilità collettiva e sull’urgenza di una reale cultura dell’inclusione e dell’ascolto”.

I primi a spingere il cuore oltre l’ostacolo sono stati i soci della Cooperativa Sociale Techné che finanziano l’evento. Subito dopo, è arrivato il “sì” di una personalità d’eccezione: il cantautore Simone Cristicchi, conquistato dall’entusiasmo dei protagonisti di questa storia (che lo hanno avvicinato durante la presentazione del libro Franciscus a Palermo, ndr) e dal trailer dello spettacolo che gli hanno mostrato.

Così, all’anteprima del 28 novembre Cristicchi ha deciso di essere presente come ambassador dello spettacolo e di cantare “Ti regalerò una rosa”, il brano con cui anni fa ha sollevato la tematica della salute mentale al Festival di Sanremo, conquistando pubblico e critica. Un momento estramamente toccante.

Lo spettacolo nasce da un’idea di Eligio Scorsone, con drammaturgia di Laura Carini e il contributo di Francesca Attinelli e Domenico Stroppiana.

In scena: Eligio Scorsone (Lele), Laura Carini (Sofia), Federica Benigno (Vita), Viviana Lombardo (Chicca), Elvio La Pira (Benito), Vincenzo Tuzzolino (Andrea), Valentina Todaro (Betta), Meri Reale (Alberta / Mamma Doria), Giuseppe Vignieri (Franco Basaglia).

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