Lampedusa, due "mini sbarchi" | Il sindaco: "Il porto è aperto"

Lampedusa, due “mini sbarchi” | Il sindaco: “Il porto è aperto”

Commenti

    Più volte ho segnalato anche su questi blog di Live Sicilia l’arrivo di imbarcazioni che sfuggono a qualsiasi controllo non solo a Lampedusa ma lungo tutta la costa agrigentina attirandomi odio e pollici verso da parte di coloro, forse convinti dalle parole di Salvini o suoi fedelissimi siciliani, che non vogliono ammettere che gli sbarchi stiano continuando. Qui esiste un enorme problema sicurezza, chi assicura che fra le centinaia di arrivi da Tunisia ed Algeria non vi siano anche terroristi islamici fra cui quelli in fuga dopo la dissoluzione dell’ISIS in Siria? Mi hanno riferito che nella zona di Eraclea Minoa si possono spesso vedere lunghe colonne formate probabilmente da gente sbarcata da poco che camminano tranquillamente, come se nulla fosse e con la luce del sole, lungo il ciglio della strada provinciale….

    purtroppo hai ragione, ben vengano chi ha bisogno, ma dopo accurati controlli. In questo modo oltre a sbarchi fantasma, ci saranno anche persone fantasma di cui non conosciamo generalità e soprattutto intenzioni.

    A Salvini non far sapere che se si chiude una porta (pardon, un porto) si apre un portone: oltre 7.000 chilometri di coste italiane.

    tanto di rimpatri non se ne parla, o meglio salvinini ne parla ma come tutti i politici non fa nulla

    Bisognerebbe schierare i pattugliatori e le motovedette….qualche ricognizione aerea e non passerebbe una formica. Pensate davvero che l’Italia non sia in grado di difendere i propri confini?

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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