PALERMO – Larisa Moskalenko resta in carcere. Non le è bastato difendersi tirando in ballo James Bond e dichiarandosi pronta a sottoporsi alla macchina della verità. Il Tribunale del riesame ha deciso che l’ex campionessa olimpica di vela merita di restare in cella. Sono, però, cadute due ipotesi di reato, e cioè la partecipazione ad una sorta di tratta internazionale di schiavi e ad uno dei quattro rapimenti, alcuni riusciti e altri solo tentati, scoperti dalla Procura della Repubblica e dai carabinieri del comando provinciale di Palermo.
Si tratta di una piccola, seppure importante, breccia aperta dal legale della difesa, l’avvocato Enzo Giambruno, nell’impianto accusatorio che resta solido. Larysa Moskalenko avrebbe fornito appoggio logistico e mezzi all’organizzazione internazionale che avrebbe rapito bambini contesi fra coppie di genitori separati. Laddove i tribunali e la burocrazia tardavano a fare il loro corso lì avrebbe trovato terreno fertile l’organizzazione. La Sicilia era una terra di mezzo, di passaggio, per i piccoli che sarebbero stati rapiti nel Maghreb e trasferiti nei paesi scandivano dove c’erano genitori disposti a tutto e a pagare grosse somme di denaro pur di riabbracciare i propri figli. La Moskalenko, nata in Ucraina, ma da tempo trapiantata in Sicilia, si sarebbe prodigata per mettere a disposizione dell’organizzazione barche potenti e veloci – è titolare della società di charteraggio Sicily rent boat – ma anche manovalanza e persino armi. “Lo vedevo fare nei film di 007 e credevo fosse lecito”, si è giustificata nel corso dell’interrogatorio davanti al Giudice per le indagini preliminari. Ed ha aggiunto di essere disposta a misura la sua innocenza con la macchina della verità spesso usata in Ucraina, paese che le ha dato i natali. A sostegno della sua tesi la Moskalenko ha tirato in ballo l’Interpol e le istituzioni dei paesi dove sono stati ‘consegnati’ i bambini. Dunque, l’organizzazione sarebbe stata in possesso di salvacondotti riconosciuti da autorità politiche e di polizia internazionali. E’ la stessa stesi sostenuta da Martin Wage, il leader dell’organizzazione Abp World che pubblicizzava i suoi servizi su internet. Sull’uomo pende una richiesta di arresto firmata dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia e dal sostituto Geri Ferrara. Ma devono essere la autorità norvegesi a dare il via libera all’eventuale esecuzione di un mandato di cattura internazionale.
Le indagini dei militari del reparto territoriale, guidati dal colonnello Enrico Scandone, hanno tracciato la figura di una donna che avrebbe speso le sue capacità relazionali per fini illeciti. Dalle sue parole intercettate sono emersi contatti con generali russi, uomini dei servizi segreti, magistrati ucraini, diplomatici e politici italiani. Si tratta di rapporti a volte riscontrati, altre solo millantati. La Moskalenko, dunque, resta in cella dove è rinchiusa dallo scorso 31 ottobre. Il suo arresto ha fatto scalpore. Alla fine degli anni Ottanta è stata medaglia di bronzo alle olimpiadi di Seoul. Arrivata a Palermo ha frequentato i salotti buoni della città e ha strizzato l’occhio alla politica. Per un decennio e’ a lei che alcuni assessori regionali si sono rivolti per organizzare manifestazioni ed eventi. Molti dei quali mirati a costruite rapporti culturali e commerciali fra la Sicilia e i paesi dell’est dove la donna è stata ed è un personaggio conosciutissimo.

