Luca Sbardella (FdI): le Regionali e i dilemmi

Le sfide di Luca Sbardella: riconferma, scelta, oppure ‘sorpresa’

Luca Sbardella
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I problemi della coalizione. Le scelte del commissario meloniano
IL CENTRODESTRA, FOCUS
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Luca Sbardella, commissario siciliano di Fratelli d’Italia, è un garbato politico di vecchia scuola. Uno abituto a coltivare un aplomb che smussa gli angoli, per meglio raggiungere l’obiettivo.

Non è facile – è toccato a lui – sistemare un partito, interessato, come tutto il centrodestra, dalle inchieste e dalla questione morale, in Sicilia. Dove per ‘questione morale’ si intende la capacità o l’incapacità della politica di corrispondere a un elevato profilo etico.

Riduzione dei danni…

Sbardella si è mosso nell’ottica della riduzione dei danni, perché molto altro non avrebbe potuto fare, dal suo punto di vista. D’ora in poi, lo aspetta, però, uno scatto: affrontare, con gli alleati, le prossime elezioni regionali e il resto. Dalla difesa al contrattacco, per sintetizzare.

Lo abbiamo scrutato, durante la kermesse che ha visto protagonista Cateno De Luca, al Teatro Politeama di Palermo. Come si muoverà il garbato e tenacissimo Sbardella? Non lo sappiamo. Crediamo, tuttavia, di indovinare alcune opzioni sul tavolo.

Schifani imprese
Renato Schifani

La riconferma del presidente Schifani

Un’opzione è il sostegno alla riconferma del presidente della Regione, Renato Schifani. Dal palco del Politeama, il commissario Sbardella ha riconosciuto che “il governo ha lavorato bene”. Lo stesso giudizio, aggettivo più, aggettivo meno, espresso, a Catania, dal presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Poco più di un mese fa, ecco, dall’archivio, un’altra dichiarazione interessante di Sbardella: “Se il candidato del centrodestra non dovesse essere Renato Schifani, non è scontato che il sostituto sia di Forza Italia – ha detto alla Tgr Rai Sicilia -. Anche Fratelli d’Italia ha uomini e donne pronti a scendere in campo per vincere le elezioni regionali”.

Un eventuale Schifani bis, col sostegno rafforzato dei meloniani, potrebbe avere due vantaggi. Il primo: la possibilità di costruire un rapporto sempre più diretto col presidente della Regione, con un’ampia opportunità di incidere.

Il secondo: se Schifani fosse messo in difficoltà da Forza Italia, per le note polemiche sottotraccia, FdI avrebbe buon gioco nel rivendicare il suo candidato, in forza di un paradosso. Cioè, dicendo molto semplicemente: ‘Se voi ostacolate una prosecuzione naturale nel mandato del vostro presidente, allora, tocca a noi’. Chi potrebbe trovarlo illogico? L’altra strada, nel medesimo ragionamento, sarebbe un nome forzista alternativo in grado di rimettere i cocci a posto.

Carolina Varchi

Un candidato di Fratelli d’Italia

Via elencando, senza indicare una preminenza, una opzione è il candidato di Fratelli d’Italia. La scelta suprema. Sì, ma chi potrebbe proporsi, trovando l’accordo dei compagni di viaggio? Al Politeama, durante l’intervento del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, abbiamo colto più di un rimpianto interno.

Parole lucide, politicamente avanzate e si coglieva un sensibile: “peccato…” in platea. Non c’è dubbio che il presidente Galvagno sarebbe stato il cavaliere in pectore, pronto alla sfida, eventualità che le note vicende giudiziarie sembrerebbero escludere. Dunque, chi resterebbe?

C’è un nome che si sussurra, per la verità: quello di Carolina Varchi. Si dicenondice e si tiene (abbastanza male) nascosto, per non bruciarlo. L’onorevole Varchi avrebbe i numeri giusti. Una militanza impeccabile, la stima della premier Giorgia Meloni, il carisma politico.

Cateno De Luca

Ed ecco la sorpresa…

La sorpresa? Una convergenza del centrodestra sulla candidatura di Cateno De Luca. Un’ipotesi non impossibile, ma, al momento, non all’ordine del giorno, per quanto arrivino spifferi di notizie su un’intesa già in fase matura nel perimetro della coalizione, con Sud chiama Nord.

Anche per De Luca il commissario Sbardella ha avuto parole di stima. Il profilo, di suo, è forte, se consideriamo l’approccio concreto e la capacità amministrativa. Con qualche problema non trascurabile.

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Quali? Intanto la veste post-ideologica che Cateno sbandiera a ogni piè sospinto e che sfumerebbe l’apporto del centrodestra, fino a occultarlo. Infine, l’inclinazione del suddetto a fare di testa sua. Un pregio, in generale, se la testa viene usata bene. Ma, sicuramente, un difetto in politica e in Sicilia. Figuriamoci per la politica siciliana…

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