PALERMO – Quell’emendamento è ancora una incognita. Un mistero. Ma una cosa appare ormai certa. Anche per quest’anno i 22.400 precari di Comuni ed enti locali potranno scordarsi la stabilizzazione. La soluzione tanto attesa, annunciata e promessa sarà la solita proroga. Che potrebbe avere una durata triennale. Anche stavolta, insomma, la soluzione sarà solo un rinvio.
Che inizia ad avere una forma, un identikit. Perché un emendamento sui precari gira da un po’. Non è ancora stato depositato in nessuna commissione. E forse non arriverà con quella forma. Il testo che passa in questi giorni tra le mani dei precari in attesa da anni, prevede sostanzialmente una proroga triennale. Una estensione fino al 2018 del periodo transitorio previsto dalle legge D’Alia utile ai Comuni per procedere cone le assunzioni. Ma al momento di più non si sa.
Perché nelle commissioni di merito a Montecitorio, dove si sta lavorando alla legge di stabilità, non è giunto nulla. Al di là delle rassicurazioni del sottosegretario Davide Faraone, infatti, non esiste un emendamento “ufficiale”. Il governo nazionale, infatti, avrebbe legato la proroga dei precari alla trattativa sui conti della Sicilia. Insomma, un gioco di equilibri che al momento sono molto precari. Ma che dovrebbero trovare un minimo di stabilità del maxi-emendamento che raccoglierà tutti gli emendamenti governativi e sui quali Renzi porrà la fiducia.
Questa l’idea. Che non entusiasma tutti. “Significherebbe – spiega ad esempio il deputato Pd e componente della commissione bilancio della Camera, Angelo Capodicasa – mettere insieme capre e cavoli. Metteremmo insieme materie che hanno una valenza statutaria ad altre che non c’entrano nulla. L’ideale sarebbe quello di lavorare a una norma ad hoc che preveda le stabilizzazioni. E io sto provando a proporre uno schema simile. Le proroghe rappresenterebbero il risultato minimo. Ma anche queste sono ancora incerte perché in Commissione non è ancora giunto nulla”. E del resto alcuni sindacati hanno sollevato dubbi anche sulla copertura finanziaria di una norma che avrà appunto una portata triennale. Se, infatti, sembra a buon punto il riconoscimento “una tantum” di 1,4 miliardi per il bilancio 2016 della Regione siciliana (soldi che dovrebbero garantire appunto anche quelle proroghe), molto più complesso è il percorso che porta a un riconoscimento “strutturale”, quindi costante, di quelle risorse. Una condizione necessaria, appunto, per garantire le proroghe anche nei prossimi anni.
Così, anche quest’anno la soluzione sarà quella del rinvio. Nonostante nei mesi scorsi si fosse assicurato tutt’altro. Appena due mesi e mezzo fa, ad esempio, nel corso di una riunione nella sede del Pd di via Bentivegna il ministro per la Semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia aveva assunto l’impegno di affrontare in uno specifico tavolo tecnico il problema dei precari siciliani. Erano presenti in quell’occasione i dirigenti del Pd siciliano (Fausto Raciti e Antonello Cracolici), il governatore Rosario Crocetta, l’assessore alla Funzione pubblica Giovanni Pistorio, la deputata dem Mariella Maggio in rappresentanza della commissione Lavoro dell’Ars. E invece, nulla. Anche l’altra e più recente ipotesi, quella dell’istituzione di una Agenzia specifica che dovrà inglobare questi lavoratori e annunciata dal sottosegretario Faraone ha finito per essere bocciata in commissione bilancio per mancanza di copertura finanziaria. Un fatto puramente tecnico, secondo Faraone, che prevede comunque la nascita di questo organismo nei prossimi mesi. Sarà.
Di certo c’è che i vertici, i tavoli e le grandi manovre politiche hanno quasi certamente partorito, nella migliore delle ipotesi, una nuova proroga. A lungo termine. Una soluzione che non piace a lavoratori e anche ai sindaci stessi, che domani protesteranno insieme di fronte a Palazzo d’Orleans. Contro un governo regionale e un governo nazionale incapaci di andare al di là del solito rinvio. Quello che sta trasformando i lavoratori degli enti locali siciliani nella strana categoria dei “precari a tempo indeterminato”.

