"Il Pd nazionale non c'è più |Un errore nominare Micciché" - Live Sicilia

“Il Pd nazionale non c’è più |Un errore nominare Micciché”

Il segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo all'attacco del suo partito: "Manca un interlocutore, ecco perché siamo così poco rappresentati nel governo. Il leader di Grande Sud? Grave averlo fatto entrare nella squadra. Male anche Simona Vicari: era quella de 'Il diavolo veste Prodi'".

L'intervista
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6 min di lettura

PALERMO – In mezz’ora di conversazione, la parola “sconfitta” non riesci a scucirgliela. Semmai il segretario del Pd Giuseppe Lupo parla di “un errore del partito”, di “una delusione”, ma di una sconfitta no, di quello non parla: eppure, il leader dei democratici siciliani lo dice chiaro e tondo che la presenza del solo Giuseppe Beretta a rappresentare fra i sottosegretari gli eletti del Pd al di qua dello Stretto è un problema. Ma attenzione: “Non un problema siciliano. Un problema nazionale”.
Eppure oggi due deputati siciliani, Davide Faraone e Pippo Zappulla, se la prendono con lei. Dicono che le nomine sono un segno della scarsa autorevolezza del partito siciliano.
“Il punto è che in questo momento non c’è il Pd nazionale. La scorsa settimana, prima della formazione del governo, abbiamo avuto una riunione fra i segretari provinciali e regionali. La riunione è stata presieduta dal capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Uno che ovviamente non ha responsabilità di vertice nel partito. Speranza rappresenta solo il gruppo parlamentare”.
Il segretario non ce l’avete più.
“E la presenza di Speranza indica la difficoltà del momento. Dopo le dimissioni di Bersani è mancato l’interlocutore nazionale, tutto si è ristretto a una dinamica interna al governo”.
Vabbeh, ma a Speranza avrete pur detto qualcosa.
“Che volevamo una rappresentanza adeguata nel governo nazionale, per mettere al centro dell’agenda il sud e la Sicilia e la necessità di accompagnare il governo di cambiamento che stiamo portando avanti con Crocetta”.
E alla fine niente. Letta l’ha sentito?
“No, non sono riuscito a rintracciarlo”.
Con qualcuno avrà parlato.
“Sono riuscito a parlare con Dario Franceschini, che è stato partecipe della conduzione della trattativa. Ma, ecco, anche Franceschini non rappresenta il partito. È un ministro. Il primo problema è questo: non c’è il partito”.
Oggi Antonello Cracolici ha scritto su Twitter: bisogna rifondarlo da capo, il partito.
“L’assemblea si svolgerà sabato 11. Non è ancora chiaro se eleggerà il segretario o un comitato di reggenza, certo è che deve indicare il percorso verso un congresso, che si deve svolgere presto, anzi prestissimo”.
Lei cosa dirà l’11?
“Innanzitutto voglio ascoltare”.
Beh, ma qualcosa da dire, visto il problema dei sottosegretari, ce l’avrà.
“Dirò che è stato un grave errore non ascoltare i territori: se si fa una riunione con i segretari, poi bisogna ascoltarli. Vedo che in molte altre regioni ci sono situazioni simili”.
Il segretario del Piemonte, ad esempio, ha annunciato le proprie dimissioni.
“Mi auguro che giorno 11 si faccia una dicussione politica chiara, nell’interesse del partito. C’è una crisi di autorevolezza a ogni livello. Dopo le dimissioni di Bersani abbiamo difficoltà in molte regioni, in molte province. Mi auguro che il congresso si svolga quanto prima”.
C’è un problema di autorevolezza anche in Sicilia, quindi? Cosa risponde a Zappulla e Faraone?
“Rispondo quello che ho già detto. Noi non abbiamo avuto interlocutori: quando abbiamo avuto interlocutori, sulla formazione delle liste, l’autorevolezza c’è stata tutta, tanto che abbiamo limitato il numero degli esterni da candidare qui in Sicilia. In due mesi l’autorevolezza è venuta meno? Quel che è cambiato è il partito nazionale: in questo momento c’è il vuoto”.
Faraone, in particolare, dice che c’è stata una trattativa per correnti. “Crocetta – dice – ha spinto per Lumia, Lupo per D’Antoni, eccetera. Nessuno ha pensato al Pd siciliano”.
“Mi sembra un’excusatio non petita. Evidentemente qualcuno ha trattato per correnti, e forse lui per se stesso”.
Lei ha trattato per D’Antoni?
“Io ho cercato di far valere il partito, non rappresento una corrente: rappresento tutti. Se qualcuno si è mosso per correnti, se ne assuma la responsabilità”.
Allora, al di là delle battute, qualcuno che l’ha fatto c’è stato?
“Non ne ho riscontri”.
Torniamo all’11. Che Pd c’è nel futuro? O meglio: c’è un Pd nel futuro?
“Io penso che dobbiamo recuperare lo spirito che ha fatto nascere questo partito, uno spirito che cammin facendo si è un po’ disperso. L’orizzonte politico verso il quale il Pd si proiettava è svanito. Mi piacerebbe vedere un partito unito, dove non manca il dibattito, ma dove le decisioni assunte a maggioranza si rispettano”.
Senza franchi tiratori.
“Senza franchi tiratori, come invece è successo per l’elezione di Franco Marini e Romano Prodi. Un partito in cui prevalgono le ragioni dello stare insieme e non delle correnti. Ho fatto ogni sforzo per tenere unito il partito e mi sono sforzato in ogni modo per trovare un punto di sintesi. Questo partito esiste finché resta unito. Altrimenti è destinato a sgretolarsi.
A proposito di sottosegretari, ha fatto molto discutere la nomina di Gianfranco Micciché. Come l’ha presa?
“Ovviamente malissimo. La nomina di Micciché è un problema gravissimo per la Sicilia, ma è un problema gravissimo per il Partito democratico a livello nazionale. Si era detto: ad eccezione di Letta e Alfano non deve entrare nel governo nessuno degli esecutivi precedenti. Avere riproposto Micciché dopo che era stato sottosegretario con Berlusconi è gravissimo”.
Ma Micciché…
“Devo dire anche la Vicari. La ricordiamo tutti con la magliettina ‘il diavolo veste Prodi’. I democratici di tutto il Paese si sentono offesi per il fatto che sia stata nominata sottosegretaria”.
Dicevo: ma Micciché è stato vostro alleato in uno dei governi Lombardo.
“Si sbaglia: noi abbiamo sostenuto la giunta tecnica di Lombardo solo quando ha rotto con Micciché”.
E no, mi scusi: Mario Centorrino e Pier Carmelo Russo, espressi dal Pd e poi riconfermati, erano al governo quando dell’esecutivo faceva parte anche il Pdl Sicilia di Micciché, e infatti in giunta c’erano anche Titti Bufardeci e Michele Cimino.
“Centorrino e Russo sono entrati autonomamente, a titolo personale. Noi abbiamo deciso di sostenere il governo Lombardo solo dopo la rottura con Micciché”.
Vabbeh. Abbiamo parlato di Micciché e Vicari. Ne deduco che Castiglione le va bene.
“No, Castiglione è segretario regionale del Pdl. La valutazione, politicamente, è negativa”.
E Beretta?
“Beretta è una persona capace e sono felice che sia al governo. Sarei stato ancora più felice se non fosse stato solo”.
Ah, quindi non è un contentino?
“No, anzi: la prego di scriverlo. Non ho mai usato la parola ‘contentino’. Non fa parte del mio lessico”.
Comunque sia, ormai la frittata è fatta. Solo Beretta.
“C’è Trigilia, che è di origine siciliana, ma è chiaro che c’è uno sbilanciamento a favore del centrodestra nei rappresentanti siciliani al governo”.
È una sconfitta?
“È un errore. Un errore nazionale”.
Insomma, mi par di capire: se sconfitta è, non è sua.
“Ribadisco: un errore nazionale. C’è da dire che mi sembra singolare: di tutti i democratici che ricoprono posizioni apicali, nessuno ha fatto le primarie”.
Un’ultima cosa sul partito: Zappulla le chiede un’assemblea regionale.
“Sabato l’assemblea nazionale deciderà qual è il percorso. L’assemblea regionale dipende da quello. I congressi regionali si fanno insieme a quelli nazionali. Non c’è la possibilità di anticipare. Altrimenti lo farei domani. Ma, ci tengo a sottolinearlo, il partito è più importante del governo. Non si possono spostare le decisioni che spettano al partito all’interno del governo Letta”.
A proposito di governo, un’ultima battuta su quello di Crocetta. Venite dalla maratona sulla Finanziaria, ma alla fine la tabella H è rimasta al suo posto. È un fallimento?
“Il governo Crocetta è riuscito a far quadrare il bilancio facendo uno sforzo senza precedenti, siamo stati costretti all’eserizio provvisorio dalla situazione che abbiamo ereditato”.
Ereditato? Ma non eravate al governo con Lombardo?
“Abbiamo dovuto assorbire 800 milioni di tagli della manovra Tremonti. Crocetta e Bianchi sono stati davvero molto bravi ottenendo dal governo nazionale la possibilità di utilizzare i fondi Fas e accendere il mutuo che prima non era stato possibile attivare. Insomma, siamo riusciti a far quadrare i conti all’ultimo minuto, ma ci siamo ritrovati ad aprile. Non c’è stato il tempo per capire come eliminare la tabella H. Ma da subito dobbiamo iniziare a ragionarci”.


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