C’è una foto d’archivio che mostra il corpo di Libero Grassi, riverso in una pozza rossa. Uno scatto terribile, che non pubblichiamo, ma che riassume una semplice e tragica verità: il sangue è il prezzo che gli uomini coraggiosi, spesso, pagano per via della loro solitudine.
Perché è necessario dirlo con rispetto e gratitudine per chi ha pagato quel prezzo: a Palermo, la folla che, talvolta, accompagna l’eroe morto ammazzato, era parvenza di poche anime quando l’eroe, in vita, combatteva le guerre di tutti. Ed è una constatazione che reca una domanda scomoda: siamo stati degni di Libero Grassi e di Pina, la donna che portò avanti la sua buona battaglia? Siamo stati degni di quella limpidezza, di quel valore, di quell’alienazione al sudicio compromesso che, da noi, ha il nome rassicurante del quieto vivere?
Noi, che omaggiamo giustamente la memoria di un uomo perbene, cosa facciamo, cosa abbiamo fatto per essere all’altezza del suo esempio? Abbiamo seminato trasparenza? Siamo capaci di dire no, quando è difficile? Votiamo secondo coscienza o per convenienza? Siamo tutti ‘figli di Libero’, o ci limitiamo alla triste cerimonia degli anniversari, con il presenzialismo di rito e un pizzico di fastidio?
La domanda è appunto scomoda. La risposta potrebbe risultare sorprendente, ma è più che mai necessaria.

