POTENZA – Il “quartierino” individuato nell’inchiesta sul petrolio lucano fece “una serie di interventi che dimostrano peraltro, già di per sé, la capacità organizzativa del gruppo di penetrare le diverse istituzioni anche ai più alti livelli”. Negli atti di indagine si legge inoltre che “si tratta di ‘interventi’ concordati ed adottati in maniera clandestina”. Il riferimento è ad incontri avvenuti a Roma, Catania, “proprio allo scopo di evitare di farsi notare troppo in giro”, e ad Augusta in particolare.
“Allora Gianluca, noi ne abbiamo parlato già… allora tu sai…io lo so come funzionano queste cose… c’è un momento in cui si muove il primo sassolino della discesa e allora se ne porta appresso un altro, poi se ne porta appresso un altro e pian piano diventa una valanga”. È l’esempio al quale ricorre Nicola Colicchi con Gianluca Gemelli quando parlano – intercettati dalla Squadra mobile di Potenza – dei progetti del “clan”. Gli investigatori hanno sottolineato che Gemelli e Colicchi nelle loro conversazioni “nel valutare le ‘strategie’ da portare avanti, ricorrevano sempre all’utilizzo del pronome personale ‘noi'”. Infatti in una conversazione telefonica Colicchi dice a Gemelli: “Se fossimo così bravi anche per noi avremmo fatto grandi cose! Che dire… Siamo degli altruisti!… Altruglioni direi…”. (ANSA).

