L'iPad nel sacco della spazzatura | Perchè Montante è finito in carcere - Live Sicilia

L’iPad nel sacco della spazzatura | Perchè Montante è finito in carcere

Ecco cosa possedeva il giardiniere dell'ex numero 1 di Confindustria Sicilia

INCHIESTA DOUBLE FACE
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CALTANISSETTA – Avrebbe inquinato le prove con una strategia precisa, occultando pen drive e supporti informatici, ma soprattutto, dopo l’arresto, grazie a un giardiniere Montante avrebbe inserito un iPad nel sacco della spazzatura, forse per farlo sparire, forse, per comunicare con l’esterno.

Analizzando gli atti della magistratura – di cui LiveSicilia è in possesso – emerge che una parte delle informazioni circolate in questi giorni sono da riscrivere. A partire dal fatto che il blitz non è avvenuto nella casa di Serradifalco di Montante: gli agenti della squadra mobile di Caltanissetta, guidati da Marzia Giustolisi, lo hanno seguito a Milano scoprendo che l’industriale non dormiva nella sua residenza: ipotizzavano che si trovasse in un’altra casa, nella quale pernottavano due sue collaboratrici, Carmela Giardina e Rosetta Cangialosi.

La busta contenente pendrive scovata dalla Squadra mobile

Gli inquirenti, con le pettorine della polizia, iniziano a suonare alle 4.40, per 20 minuti, ma nessuno risponde. Gli agenti della Mobile entrano in un appartamento confinante, la casa nella quale alloggia Montante sembra al buio. Passano quasi due ore: pensano che Montante si trovi nell’abitazione in cui risulta residente. La Maserati dell’industriale è posteggiata in un’autorimessa. Ma lui non c’è. Tornano nell’abitazione in cui erano stati prima, dove ricevono una segnalazione: uno zainetto pieno di documenti e lanciato su un balcone. Alle , dopo più di due ore, Montante si arrende. Nel frattempo ha lanciato su una siepe una busta piena zeppa di pen drive fatte a pezzi e poi, nel pozzo luce dell’abitazione, gli investigatori scovano una busta di carta con altre 24 pen drive. Montante riconosce il materiale rinvenuto e sostiene che sia caduto, perché lui di solito lo riporrebbe sul davanzale della finestra “perché all’interno dell’appartamento non c’è spazio”. La Cangialosi, collaboratrice di Montante, avrebbe provato a cancellare alcune informazioni dal cellulare prima di consegnarlo agli inquirenti.

La siepe sulla quale Montante ha lanciato la busta con le pendrive

ATTO D’ACCUSA – Il Gip Maria Carmela Giannazzo sostiene che “la misura cautelare degli arresti domiciliari non appare più idonea alla salvaguardia delle esigenze cautelari evidenziata nell’originaria ordinanza impositiva…”. Da qui la conclusione: “L’indagato con le sue condotte tenute all’atto dell’arresto ha dimostrato di non tenere in alcuna considerazione gli ordini legalmente dati dalla Pubblica autorità e di essere, perciò, una persona poco incline a farsi seriamente carico delle limitazioni connesse al regime detentivo meno afflittivo degli arresti domiciliari”. Il Gip ritiene “non credibile” la giustificazione di Montante, che non avrebbe aperto la porta temendo per la propria vita, perché gli inquirenti si erano qualificati e indossavano le pettorine; a questo si aggiunge che avevano bussato più volte minacciando di fare intervenire i vigili del fuoco. Montante ha anche sostenuto di non aver distrutto le pen drive nell’imminenza dell’arresto, ma di farlo abitualmente dopo l’utilizzo: il giudice non gli ha creduto, perché una busta con i supporti informatici è stata rinvenuta su una siepe e, un’altra, nel pozzo di luce.

“NON RICORDO IL PIN” – Il leader degli industriali, che “temeva per la propria vita” durante l’arresto, sostiene di non aver chiamato la polizia perché non ricordava il Pin del proprio cellulare

L’APPOSTAMENTO – Montante, dopo il 14 maggio, finisce ai domiciliari nella propria casa di Serradifalco. Il Gip aveva disposto il divieto di comunicare con persone diverse da quelle conviventi. Ma gli inquirenti hanno visto accedere alcuni veicoli, alcuni di proprietà del giardiniere e del metronotte che custodisce l’abitazione, altri intestati a una azienda di ammortizzatori.

Scatta il blitz, gli inquirenti identificano Calogero Ricotta, giardiniere di Seradifalco, e perquisiscono il mezzo scovando un sacco di spazzatura, al suo interno c’è un Ipad bianco riconducibile, attraverso il codice Imei, a Montante. Gli inquirenti a questo punto analizzano il materiale identificato in precedenza durante le perquisizioni e scoprono che l’Ipad non era stato scoperto; a questo punto ipotizzano che Montante lo abbia introdotto nell’abitazione dopo l’arresto. Il giardiniere, interrogato, ha dichiarato di non sapere che l’Ipad fosse dentro il sacco della spazzatura. Attraverso gli appostamenti, però, gli inquirenti hanno notato che il giardiniere è andato a prendere il sacco dellrestando nella villa di Montante solo 4 minuti: l’uomo sarebbe andato apposta a prende l’Ipad, avendo finito di lavorare 7 ore prima. Su queste basi, il leader degli industriali di Caltanissetta, è finito dietro le sbarre.


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