CATANIA – Dovranno presentarsi davanti al Gup Simona Ragazzi i 38 indagati dell’inchiesta The Band che lo scorso maggio ha portato uno scossone all’interno dell’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania. L’indagine della Guardia di Finanza, che ha acceso i riflettori su un sistema illecito orchestrato dall’ex responsabile della ragioneria Giuseppa Agata Carruba e il marito (e imprenditore) Fabio Marco per “saccheggiare” le casse del conservatorio, si è chiusa qualche settimana fa. La pm Monia Di Marco ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti: dipendenti e imprenditori che avrebbero fatto parte di questo network criminale che avrebbe portato al collasso finanziario dell’Istituto ormai avviato alla statizzazione. Gli imputati sono accusati a vario titolo di peculato continuato, di ricettazione, riciclaggio e di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio.
L’Istituto musicale Vincenzo Bellini di Catania sarebbe stato dal 2007 al 2016 il “bancomat personale” di Giuseppa Agata Carruba. Le casse del Bellini sarebbero state il fondo illimitato a cui attingere per ogni tipo di acquisto. Per i magistrati è la mamma della consigliera Erika Marco (assolutamente estranea all’inchiesta, ndr) il “perno centrale” del sistema illecito con cui sono state svuotate le casse del conservatorio dedicato al “cigno” catanese.
La Guardia di Finanza ha analizzato ogni movimento bancario, ogni mandato di pagamento, ogni impegno di spesa che proveniva dall’Istituto Bellini dal 2007 al 29 febbraio 2016. I militari hanno scoperto quello che definiscono uno “scenario delittuoso inquietante” in cui opera “un reticolo di società” da utilizzare per il “lavaggio” delle somme “sottratte” all’Istituto musicale. I soldi sarebbero stati trasferiti attraverso “falsificazione di registri e documentazione” alle aziende, presunte fornitrici del conservatorio, che poi sarebbero tornati nelle tasche della famiglia Marco.
L’indagine è scattata dopo la denuncia del nuovo direttore amministrativo Clara Leonardi che si è accorta di alcuni pagamenti anomali e di importi esorbitati sborsati a favore dei dipendenti (dipendenti compiacenti e complici, ndr). Il “castello” poi è definitivamente crollato quando un funzionario di banca ha chiesto alla Leonardi notizia in merito a su un mandato di pagamento su cui era posta la sua firma, che poi si scopre essere stata falsificata dalla Carruba. A quel punto è scattata l’inchiesta: accertamenti contabili, verifiche bancarie e microspie hanno permesso di ricostruire gli “artifizi” con cui la Carruba sarebbe riuscita a “svuotare le casse” del conservatorio al fine di arricchire se stessa e altri dipendenti, tra cui “le sue amiche” (così le definisce la magistratura) Lea Marino e Vita Marina Motta. Le due donne poi hanno ammesso le proprie colpe e hanno restituito le somme “ingiustamente” percepite.
GLI IMPUTATI – Giuseppa Agata Carruba, Lea Marino, Vita Marina Motta, Paolo Di Costa Maria Francesca Romano, Elisa Loredana Sciacca, Roberto Vito Claudio Russo, Fabio Antonio Marco, Roberta Marco, Francesco Marco, Placido Anastasi, Giuseppe Anastasi, Angela Labruna, Natale D’Oca, Massimo Lo Rosso, Pasquale Izzo, Sergio Strano, Valentina Piera Mazzarino, Giancarlo Maria Benvenuto Berretta, Vito Enrico Barbuto, Davide Palmisciano, Alfio Platania, Lugi Platania, Marco Platania, Francesca Sanfilippo, Massimo Vecchio, Salvatore Rizzo, Francesco Antonio Nicoloso, Marco Garufi, Salvatore Lombardi, Casimiro Vitale, Antonino Munagò, Gaetano Marzano, Raffaele Carucci, Salvatore Gino Consoli, Daniela Distefano, Alessandra Montesanto, Marina Pirracchio.

