L'omicidio di Paratore |Ergastolo per Ciccio Di Stefano

L’omicidio di Paratore |Ergastolo per Ciccio Di Stefano

Daniele Paratore fu ucciso nel 2009 a San Berillo Nuovo. Prima della sentenza Francesco Di Stefano, uomo di vertice dei Cursoti Milanesi, ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee: "Sono innocente, da sei anni sono perseguitato".

Corte d'assise
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Francesco Di Stefano

CATANIA – Condanna all’ergastolo con riconoscimento delle aggravanti. Questa la condanna inflitta dalla Corte d’Assise di Catania nei confronti di Francesco Di Stefano accusato di essere uno dei killer che il 18 aprile 2009 in via Bainsizza ha freddato alle spalle Daniele Paratore, spacciatore della zona di Corso Indipendenza. Accolta, dunque, la richiesta del sostituto procuratore di Catania, Pasquale Pacifico che nel corso dell’ultima udienza aveva ripercorso con dovizia di particolari le indagini e le rivelazioni chiave dei collaboratori di giustizia che portavano a inchiodare la posizione di Ciccio Di Stefano, ritenuto uomo di vertice del clan dei Cursoti Milanesi.

Requisitoria che il difensore, l’avvocato Salvatore Caruso, aveva ribattutto punto per punto nella sua arringa che si era conclusa con la richiesta di assoluzione per Di Stefano, valutando come inattendibili le dichiarazioni dei collaboranti e sottolineando la mancanza di riscontri a quanto affermato (appunto) dai pentiti. L’udienza di oggi si è aperta con le repliche del difensore che ha voluto evidenziare, ancora una volta, l’incoerenza di alcuni passaggi nelle rivelazioni dei due collaboratori di giustizia, Vincenzo Pettinati (ex uomo dei Cappello) e Michele Musumeci, (ex affiliato dei Cursoti Milanesi).

Prima che la Corte d’Assise presieduta da Rosa Anna Castagnola si ritirasse in camera di consiglio per la sentenza Francesco Di Stefano ha voluto rilasciare alcune dichiarazioni spontanee. L’imputato collegato in video conferenza ha ribadito “la sua innocenza” e rimarcato il fatto “che da sei anni è perseguitato da processi nei suoi confronti”. Ha puntato il dito contro le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Vincenzo Pettinati e Michele Musumeci. Secondo Di Stefano le rilevazioni dei due pentiti sarebbero contraddittorie e inoltre getta ombre su presunti “accordi” (anche in cambio di somme ingenti) per accusarlo di questo delitto.

A decidere l’eliminazione di Daniele Paratore sarebbero stati i vertici dei Cursoti Milanesi, di cui l’imputato – secondo la magistratura catanese – sarebbe un esponente di spicco. Lo spacciatore non avrebbe rispettato un accordo: Paratore, infatti, avrebbe dovuto spartire gli introiti dello spaccio con il clan, dopo che Di Stefano lo avrebbe “sollevato” da un debito che la vittima avrebbe avuto con la cosca Cappello di Giovanni Colombrita per il pagamento di una fornitura di droga. Una ricostruzione quella degli inquirenti che prende spunto dalle dichiarazioni di Michele Musumeci, il collaboratore di giustizia che è stato già condannato per questo delitto.

Pamela (questo il soprannome di Musumeci) interrogato nel corso del processo ha fornito la sua versione sull’agguato. Paratore quando è stato avvicinato dal commando armato sarebbe stato impegnato a vendere una dose e Di Stefano – ha raccontato il collaboratore – avrebbe iniziato a sparare quasi subito. Inutile il tentativo di fuga del pusher a bordo del suo scooter, il boss dei Cursoti avrebbe esploso l’intero caricatore.  Il cadavere fu trovato dalla Squadra Mobile in un giardinetto, a poca distanza dalla casa del collaboratore di giustizia Vincenzo Pettinati. L’ex affiliato del clan Cappello ha raccontato di un presunto incontro in cui Ciccio Di Stefano avrebbe ammesso di essere stato lui a sparare. Ma a inchiodare Di Stefano sono due  filmati che immortalano l’imputato a casa di Colombrita, boss dei Cappello, prima dell’omicidio del pusher. “Prove” – secondo la magistratura – degli incontri tra i due criminali per “discutere” del debito della vittima.

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