L'uomo d'onore scelto da Bagarella |Mazzei e il piano dei Corleonesi - Live Sicilia

L’uomo d’onore scelto da Bagarella |Mazzei e il piano dei Corleonesi

Santo 'u carcagnusu è al 41bis da decenni. Ed è tra i tanti detenuti a cui è stata rigettata l'istanza di differimento pena durante la pandemia.

DAL MENSILE S
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C’è stato un tempo che i corleonesi avrebbero voluto spodestare Nitto Santapaola dal trono di Catania e avrebbero deciso di affidare questo compito a Santo Mazzei, classe 1953, che ha vissuto un’intera esistenza dietro le sbarre. Fu fatto uomo d’onore per volere di Leoluca Bagarella in persona. Ma un posto di blocco nelle curve dell’Etna fece fallire ogni piano e ‘u carcagnusu nel novembre 1992 finì in cella. Poi al 41 bis, dove è rimasto fino ad oggi. Anche lui ha tentato la scarcerazione per motivi di salute durante l’emergenza covid-19, ma la direzione del carcere di Parma ha argomentato al Magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia “che al detenuto sono garantite assistenza e cura adeguate”. E così il padrino catanese il 17 aprile scorso si è visto rigettare l’istanza di differimento pena. “Il regime speciale (carcere duro, ndr) offre maggiore prevenzione al pericolo di contagio”, si legge nel decreto.

Santo Mazzei, in questi decenni, come unica porta d’accesso all’esterno ha avuto i colloqui con la sua fedele moglie Rosa Morace. Capace di tenere in piedi la famiglia, forse in ogni accezione del termine. Ma questi saranno i processi a determinarlo. Santo Mazzei, dunque, diventa uomo d’onore. Il piano però subisce un freno con la sua cattura: un posto di blocco tra le curve dell’Etna della polizia e la cattura di Mazzei, nel 1992 latitante. Ma il boss catanese, ergastolano, non si è fatto fermare neanche dalle sbarre. E, grazie a un telefono che aveva a disposizione, riesce a dare ordini al suo delfino Massimiliano Vinciguerra, che però sarà tradito e poi attratto in una trappola mortale e ucciso. A differenza del padre Nuccio Mazzei si è tenuto lontano da omicidi e sangue. Il figlio dell’uomo d’onore, nato nel 1972, ha tentato di sfuggire all’arresto e per un po’ ci è riuscito. Da latitante ha gestito gli affari, e infiltrazioni nel settore economico e imprenditoriale, da latitante. Ma poi, una notte del 2015, sono arrivati i poliziotti a bussare alla porta della villetta di Ragalna, dove aveva creato il suo covo.

Un potere quello dei Mazzei, meglio conosciuti a Catania come i ‘carcagnusi, che ha superato i confini del Traforo, così è chiamata la via Belfiore di San Cristoforo dove risiedono quasi tutte le generazioni del Mazzei. A Bronte il capo storico è Francesco Montagno Bozzone, classe 1961 e da tempo detenuto al 41bis, protagonista di una cruenta e sanguinaria faida con i boss santapaoliani della città del pistacchio. A Misterbianco, il clan Nicotra (o Tuppi, dal nome del fondatore Mario ucciso nel corso della guerra di mafia contro il Malpassotu) ha chiuso un accordo (in carcere raccontano i pentiti) con Santo Mazzei per poter riaffermare la supremazia mafiosa a Misterbianco, da dove erano scappati per evitare di essere sterminati nella faida. Il boss Antonino Nicotra, classe 1966, arrestato nell’operazione Gisella dell’anno scorso è da qualche mese al 41bis.

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