Mafia, 30 anni fa uccisi Giuseppe Di Matteo e l'agente Montalto

Mafia, 30 anni fa uccisi Giuseppe Di Matteo e l’agente Montalto

La commemorazione si è svolta a Custonaci, nel Trapanese
LA MEMORIA
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CUSTONACI (TRAPANI) – Commemorazione, in occasione del trentesimo anniversario dell’uccisione dell’agente della polizia penitenziaria Giuseppe Montalto e del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino. Si è svolta a Custonaci. Hanno partecipato il sottosegretario agli Interni Andrea Delmastro, la presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo, e il senatore di Fdi Raoul Russo.

“Giuseppe Di Matteo fu vittima innocente, trent’anni fa, della più feroce violenza mafiosa. Nel ricordarlo esprimo profondo cordoglio e rispetto per una vita spezzata in modo disumano. Giuseppe era “colpevole” soltanto di essere figlio di un uomo che aveva scelto di pentirsi e di stare dalla parte della giustizia e dello Stato”. Così Russo, nella piazza intitolata al dodicenne che fu tenuto prigioniero per 779 giorni, strangolato e sciolto nell’acido.

La scopertura di una targa all’agente Montalto

Nel corso della cerimonia è stata scoperta una targa intitolata all’agente Giuseppe Montalto. In memoria del suo sacrificio e del suo impegno al servizio dello Stato, ucciso perché aveva intercettato e bloccato uno scambio di pizzini tra mafiosi.

“La tragica vicenda di Giuseppe Di Matteo – ha aggiunto – rappresenta una delle pagine più buie della storia del nostro Paese e continua ancora oggi a interrogare la coscienza civile della Nazione. Ricordare Giuseppe Di Matteo significa rinnovare con determinazione l’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata”.

Storia di Giuseppe Di Matteo “sia da monito”

La sua storia deve restare un monito e un richiamo alla responsabilità collettiva di costruire una società fondata sul rispetto delle regole, sulla tutela dei più deboli e sull’opposizione a ogni forma di mafia. Anche per questo – ha concluso Russo – ho presentato in Senato, come primo firmatario, il ddl sull’apologia del reato di mafia: questo delitto inqualificabile dimostra la violenza della mafia e chi la inneggia deve averne piena contezza”.

San Giuseppe Jato, sindaco: “Avanti con principi di legalità”

Dove c’è omertà, la mafia non può essere definitivamente sconfitta. Quindi stiamo lavorando, soprattutto con le nuove generazioni, attraverso i docenti, per portare avanti i principi della legalità”. Lo ha detto il sindaco di San Giuseppe Jato, Giuseppe Siviglia, intervenendo nel Giardino della Memoria, il casolare-bunker di contrada Giambascio (confiscato ai boss), in cui l’11 gennaio 1996 fu ucciso e sciolto nell’acido Giuseppe Di Matteo, dopo un sequestro durato 779 giorni, 180 dei quali nel casolare.

Alla cerimonia prendono parte la presidente dell’Antimafia nazionale Chiara Colosimo e il prefetto di Palermo Massimo Mariani. “Oggi Giuseppe Di Matteo rappresenta la svolta, il risveglio delle coscienze – ha aggiunto il sindaco -. Dopo l’efferato omicidio c’è stata proprio una rivoluzione culturale. Da Di Matteo in poi tutto è cambiato. La mafia non è stata definitivamente distrutta, ma non ha la potenza di una volta, o quantomeno la potenza di fuoco di una volta”.

Ho paura della zona grigia (nella zona grigia inserisco quelli che si girano dall’altro lato, che non scendono in campo fino a quando non vengono toccati direttamente), che ritengo veramente pericolosa perché non collaborare con le istituzioni e non abbandona l’omertà“.

Nicola, fratello di Giuseppe: “Quello che hanno fatto è imperdonabile”

“Sono passati trent’anni, ma per noi non sono mai trascorsi, è sempre lo stesso giorno. Per tutta la vita ci porteremo questo dolore”. Lo ha detto Nicola Di Matteo fratello del piccolo Giuseppe, durante la manifestazione nel casolare di contrada Giambascio.

“L’ultimo ricordo di mio fratello è stato il giorno prima che venisse rapito, era il mio compleanno e abbiamo festeggiato assieme. Giuseppe – ha sottolineato con forza – è stato il bambino che “ha sconfitto la mafia” e quindi bisogna ricordarlo tutti i giorni come tutte le altre vittime. Quello che hanno fatto a mio fratello è imperdonabile”.

Il prefetto di Palermo: “Uccisione Di Matteo orrore indescrivibile”

“Un orrore indescrivibile e dal mio punto di vista simboleggia l’orrore rappresentato dalla sopraffazione, dal delitto, dalla mafia appunto. Questo ha tolto tanto a questa terra, innanzitutto la vita ai suoi stessi figli, a tanti servitori dello stato che dovremmo ricordare uno a uno”. Lo ha detto il prefetto di Palermo, Massimo Mariani, al giardino della memoria a San Giuseppe Jato.

“Qui arriviamo a un dilemma più difficile da immaginare, centinaia e centinaia di giorni che immagino saranno stati lunghissimi per questo bambino a cui è stata spenta la vita e la cui colpa è stata quella di nascere in questo contesto”, ha aggiunto.

“C’è ben poco da dire – ha aggiunto – è inimmaginabile riuscire ad arrivare a un abisso, a un’aberrazione paragonabile a quella a cui ci siamo trovati, eppure noi questo orrore lo dobbiamo guardare in faccia. Noi tutti lo dobbiamo combattere ogni giorno, ogni giorno dobbiamo fare di tutto per e ricordare questo sacrificio senza paroloni, senza cerimonie, semplicemente facendo ogni giorno silenziosamente e puntualmente il nostro dovere da servitori dello stato ma anche da semplici cittadini. Se noi saremo capaci di fare questo, potremo anche guardare nel viso questa mamma e il fratello”.


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