PALERMO – Bastava un sms per darsi appuntamento. Sono tanti i luoghi scelti dai boss di Brancaccio per le riunioni di mafia. Alcuni insoliti, come il giardino della chiesa della Magione. Una cosa è certa: pur essendo guardinghi hanno necessità dei faccia a faccia, impauriti come sono di essere intercettati al telefono. A volte si incontrano all’interno di attività commerciali per cercare di non dare nell’occhio.
I boss si incontrano al parcheggio
Molto gettonati sono i parcheggi. C’è il forte sospetto che Nino Sacco, uomo forte del mandamento, ne gestisca alcuni attraverso i familiari. Viale XXVII, corso dei Mille, via Salvatore Cappello, via Enrico Piraino: in tutti la presenza dei Sacco è una costante. Così è come costante è l’arrivo di volti noti alle cronache giudiziarie. Tra giugno 2024 e ottobre 2025, gli investigatori hanno monitorato dieci riunioni alla presenza di Carmelo Sacco, Antonino Marino, Pietro Tagliavia, Filippo Bruno, Ignazio Cinà, Pietro Mendola, Antonino Giuliano, Antonino Randazzo e Giuseppe Caserta. Non può essere una casualità.
“Ci vediamo al frigorifero”
Carmelo Sacco e il cugino Antonino Guliano avevano inoltre individuato un luogo particolarmente isolato, dagli stessi nominato “frigorifero”. Si tratta di un deposito di carni in passaggio Francesco Cruti (tra le vie Padre Giuseppe Puglisi e Giuseppe Naccari. Negli sms spuntano “barba” (riferito ad un negozio di barberia), e “occhiali” (un ottico) e “casa”.
Ogni tappa è stata monitorata dagli investigatori. Filippo Marcello Tutino aveva il divieto di allontanarsi da Bagheria che ha ripetutamente violato per parlare a quattr’occhi con Matteo Scrima nel laboratorio orafo che quest’ultimo gestisce con il fratello vicino alla chiesa della Magione. Ecco un luogo che non è stato scelto a caso: i giardini della chiesa sono recintati da alte mura e circondati da una folta vegetazione, tutti elementi che rendono difficoltosa l’osservazione dalla strada.
Tutino ha scontato delle sentenze di condanna definitive per mafia ed estorsione. Nel 2017 era stato arrestato di nuovo, ma quattro anni dopo il processo fu azzerato per un cavillo e Tutino, come tanti altri imputati, fu scarcerato per la scadenza dei termini di fase.
Ritorno e ascesa del capomafia
Un blitz del 2024 e l’assenza di capimafia liberi avrebbe favorito l’ascesa di Matteo Scrima, piazzato al vertice della famiglia mafiosa di Brancaccio al posto di Giuseppe Arduino (arrestato di nuovo e condannato di recente a 18 anni).

Scrima avrebbe scelto come braccio destro Giuseppe Caserta, un altro degli scarcerati per scadenza termini. Scrima di strada ne ha fatto parecchia. Ex Pip della Social Trinacria era trai presenti nel 2011 al ristorante Villa Pensabene, alle spalle del Velodromo dello Zen, in uno dei più importanti summit di mafia della recente Cosa Nostra.
Scrima vi arrivò in compagnia di Salvatore Seidita, anziano boss della Noce, Cosimo Michele Sciarabba di Misilmeri e Giuseppe Calascibetta, il boss di Santa Maria di Gesù, che sette mesi dopo sarebbe stato crivellato di colpi. Ufficialmente era titolare della gioielleria “F.lli Scrima, di Scrima Antonio e c. snc” in via Lincoln.
Personaggi come Giuseppe Caserta e Ignazio Testa a volte preferivano fare poca strada, ricevendo le persone nelle officine che gestiscono in piazza Ponte dell’Ammiraglio e in via Salvatore Corleone.

Agli atti dell’ultima inchiesta ci sono gli incontri dei boss Giuseppe Arduino e Gaetano Savoca, molti dei quali organizzati in un berrettificio nella zona di via Garibaldi.
Al cimitero con i fiori in mano
Scrima e Caserta in un paio di occasioni hanno scelto di vedersi al cimitero di Sant’Orsola dove arrivarono con dei fiori in mano come se stessero facendo visita alla tomba di un parente.

Il boss Nino Sacco, invece, preferiva restare nei paraggi di casa, convinto di essere al riparo dagli obiettivi dei carabinieri in cortile Guarnaschelli dove incontrava tanta gente. Si sbagliava, ed è tra i 32 fermati del blitz.

