Corleone, il 'battesimo mafioso' del boss: "Riina mi fece entrare"

La confessione di un boss: “Totò Riina mi fece entrare, avevo 18 anni”

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I retroscena del blitz

PALERMO – Mario Gennaro parlava con la moglie e i carabinieri di Corleone intercettavano. Così la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha raccolto una confessione in piena regola.

“Quando era vivo lui (Totò Riina ndr) è venuto a farmi entrare nella società, io avevo diciotto anni”: Gennaro, tra i tre arrestati del blitz, ricostruisce la sua affiliazione in Cosa Nostra.

Totò Riina presente all’affiliazione

Alla cerimonia avrebbe dunque partecipato il capo dei capi che, all’epoca, era latitante. “Mi bucarono lui e mio Zio Lillo”, aggiunge riferendosi allo zio Liborio Spatafora, oggi indagato, e a Mario Grizzaffi, nipote di Riina ora arrestato per mafia.

E lui ha ricambiato la fiducia nei confronti “dell’onorata società”. L’inchiesta svela una mafia arcaica, nei comportamenti e nel linguaggio: “Ho accontentato a tutti quando sono stati in galera… a disposizione. Mario sempre a disposizione. Mario non ha sbagliato mai. Né a comportarsi con la gente… né a comportarsi: con nessuno! Val”, dice di se stesso al suo interlocutore.

Spalla a spalla col nipote di Riina

Ammette di avere operato spalla a spalla con Mario Grizzaffi: “Con questo, sono tutti discorsi che noi altri sappiamo tutto quello che abbiamo fatto nella vita… quello che sa di me… e la stessa cosa io di lui…”.

Una disponibilità non sempre ricambiata tanto che la donna, condividendo lo sfogo del compagno, lo invita a non dare più il suo contributo dal momento che avrebbe poi rischiato di addossarsi la responsabilità al posto loro: “… che poi tu fi consumi e gli altri sono belli freschi”.

Il “battesimo” mafioso: un omicidio

Alla sua affiliazione non c’è stato il rituale dell’immaginetta sacra bruciata sul palmo della mano, ma “la prima operazione che c’era da fare era tirarci in testa a uno capito?”. Così dice al figlio. L’omicidio non avvenne, si decise di agire in altra maniera. Ora la confessione fa parte dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Claudia Rosini.


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