Gli scienziati del caso Garlasco e l'impronta del killer di Mattarella

I periti del caso Garlasco cercano di dare un volto al killer di Mattarella

Analisi sull'impronta trovata sulla macchina usata dai killer

PALERMO – Il lavoro dei periti è iniziato ieri, mercoledì 10 settembre. Il Gip del Tribunale di Palermo si è affidato al Forensic Genetic Unit dell’ospedale Careggi di Firenze per analizzare l’impronta del killer trovata sullo sportello della 127 usata il 6 gennaio 1980 dai sicari del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella.

Un’impronta, due boss indagati

L’impronta fu repertata e analizzata senza esito dalla scientifica. Dopo quasi mezzo secolo le nuove tecnologie potrebbero dare una svolta alla nuova inchiesta sull’omicidio. Nel laboratorio toscano si proverà ad estrarre eventuali tracce di Dna per una comparazione con i codici genetici dei due boss indagati per il delitto: Nino Madonia e Giuseppe Lucchese.

Ugo Ricci e il caso Garlasco

Il compito è affidato all’equipe composta da Ugo Ricci, responsabile della Forensic Genetic Unit, da Elena Carra, docente di Scienze e tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche all’Università di Palermo, Carlo Previderè, professore del dipartimento di Sanità pubblica all’Università di Pavia. Farà parte del gruppo di lavoro anche Nicolò Polizzi, della polizia scientifica, nominato dalla Procura di Palermo. Il laboratorio di Careggi è considerato un punto di riferimento per le analisi di genetica forense in Italia.

Ricci è lo scienziato che ha fatto riaprire il caso Garlasco, il comune lombardo dove diciotto anni fa fu assassinata Chiara Poggi. È consulente della difesa di Alberto Stasi, che ha scontato 16 anni di carcere per il delitto.

L’esame sull’impronta del caso Mattarella, fratello del capo dello Stato Sergio, è delicato e dall’esito non scontato. Più che un’impronta si tratta di una strisciata di appena tre centimetri. Nel frammento potrebbero esserci tracce biologiche comparabili con il Dna degli indagati, a meno che il tempo non abbia irreparabilmente deteriorato il reperto.

Le indagini sull’omicidio Mattarella

Per l’omicidio del politico della Democrazia Cristiana hanno subito una condanna i mandanti della cupola di Cosa Nostra: Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia, Antonino Geraci.

Gli esecutori sono rimasti senza volto. Furono infatti scagionati i terroristi neri Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini.

Secondo la nuova ricostruzione dal procuratore Maurizio De Lucia, dell’aggiunto Marzia Sabella e del sostituto Francesca Dessì, a sparare al presidente della Regione siciliana sarebbe stato Madonia, figlio del capomafia di Resuttana, Francesco, e appartenente a una delle famiglia di mafia più potenti di Palermo.

Al volante della 127 usata dai killer per allontanarsi da via Libertà potrebbe esserci stato Lucchese, del mandamento di Ciaculli, anche lui killer spietato dell’ala corleonese di Cosa Nostra. Avevano 28 e 22 anni.


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