Palermo, a rabbia del boss: "A suo figlio ci sparo"

“I piccioli vi siete fottuti”. La rabbia del boss: “A suo figlio ci sparo”

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Il boss ergastolano Raffaele Galatolo si era ripreso in mano il potere

PALERMO – Il boss ergastolano Raffaele Galatolo si era ripreso in mano il potere all’Acquasanta. Rientrava a Palermo in permesso premio (nel carcere di Secondigliano era riuscito a far credere di essere diventato un detenuto modello) e metteva le cose in chiaro.

Non si fermava di fronte a nulla, neppure ai parenti. “Non fare il miserabile… io non ti volevo salutare. Mi sei venuto a salutare tu…”, disse al nipote Angelo Galatolo un giorno di ottobre 2022. Parte da allora l’indagine della Direzione distrettuale antimafia che lo ha riportato in carcere. I finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria avevano messo sotto controllo il cellulare del braccio destro del boss, Benedetto Marciante.

Raffaele Galatolo accusava il nipote di avere frequentato degli spioni. Gli rimproverata anche il fatto che il padre di Angelo, Gaetano Galatolo, non rivolgesse il saluto a Marciante, mancandogli il rispetto.

Raffaele Galatolo chiese a marciante di allontanarsi. A distanza si sentivano le urla dello zio contro il nipote. Nel frattempo i finanzieri continuavano a registrare. “Io non me ne sono fregati i piccioli”, diceva il nipote. “I piccioli miei che prendevate qua dei carcerati e ve li siete fottuti”, insisteva lo zio..

Il giovane Galatolo spiegava ad un altro parente: “… è inutile che lui butta voci …io ne butto di più di lui perché non è vero quello che mi dice lui che mi sono rubato i soldi di suo fratello di Enzo”

I rapporti con i parenti erano ormai logori. C’è un episodio che lo testimonia e risale ad aprile 2023. Raffaele Galatolo aveva acquistato dei vestiti per farli recapitare al fratello Vincenzo, detenuto del carcere di Opera. Il sacchetto gli venne restituito insieme ad una lettera scritta da Giovanna Fontana (figlia di Gaetano Fontana e Giovanna Galatolo, sorella del boss ergastolano ndr).

“… ti volevo dire che mio zio ha saputo che ti stai con Benedetto (Benedetto Marciante ndr) quindi non vuole vestiti – c’era scritto nella missiva -… Benedetto gli dice ai cristiani che lui campa suo zio digli a sto cato di munnizza che si va a tappare la bocca”. Anche Vincenzo Galatolo, dunque, era contrario all’arrolamento mafioso di Benedetto Marciante.

Raffaele Galatolo reagì in malo modo. Pensò di vendicarsi facendo ammazzare Giovanni Mamone, figlio di Giovanni Fontana: “… io domani a suo figlio ci vado a sparare. E basta Io ho l’ergastolo non è che esco più… domani o ci vado ad atterrare suo figlio non vuole questo lei e domani ci vado io … ho pronto il coso… c’ho il ferro”.

L’omicidio non fu commesso, ma la tensione restò alta. Di mezzo c’erano i soldi. Gli investimenti di potentati mafiosi come i Galatolo e i Madonia hanno continuato a produrre utili. Terreni, fabbricati, caffè (agli arresti domiciliari è finito l’imprenditore Gaetano Pensavecchia), la “Siciliana biscotti srl” con sede in via Ammiraglio Rizzo: i mafiosi avrebbero diversificato gli investimenti. A Palermo, come a Milano.


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