PALERMO – Restano tutti in carcere. Il Tribunale del Riesame respinge i ricorsi di Francesco e Tommaso Inzerillo, Giovanni Buscemi e Rosario Gambino. Regge l’impianto accusatorio della Procura della Repubblica che ha coordinato l’inchiesta sul mandamento mafioso di Passo di Rigano.
“Due, tre mesi dopo che lui è uscito dal carcere mi ha cercato lui e io ci sono andato molto volentieri”, così raccontava Filippo Bisconti, boss di Belmonte di Mezzagno e oggi pentito. A cercarlo era stato Giovanni Buscemi, 64 anni, che si era ripreso in mano lo scettro del potere dopo avere scontato una lunga condanna per mafia. La Dda e la squadra mobile di Palermo lo piazzano al vertice del mandamento.
La sua storia giudiziaria inizia nel 1994 quando era già un fedelissimo di Totò Rina. Dopo un periodo di latitanza, Buscemi era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giovanni Giordano, di cui aveva anche sciolto il cadavere nell’acido. La condanna al carcere a vita nell’aprile del 2018 gli è stato commutata in trent’anni di detenzione. Un mese dopo, a fine maggio, così racconta Francesco Colletti, boss pentito di Villabate, “c’era anche Buscemi Giovanni e, credo, che ci abbia pensato lui a mettere questa casa a disposizione”. E cioè la casa a Baida dove si è riunita la nuova cupola di Cosa Nostra.
Resta in carcere anche Francesco Inzerillo, 63 anni, uno dei figli maschi, l’altro è Rosario, di Giuseppe sopravvissuti alla guerra di mafia degli anni Ottanta. Il fratello Totuccio fu uno dei primi a cadere sotto i colpi dei corleonesi. Francesco Inzerillo, ‘u truttaturi, è sempre uscito indenne dalle indagini. Coinvolto nel 1988 nell’operazione Iron Tower, è stato assolto nel 1999 dal reato di associazione mafiosa. Nel 1997 fu espulso dagli Stati Uniti e arrestato al momento del suo arrivo a Roma. Nel 2006 di nuovo in cella nel blitz Gotha e la condanna a dieci anni e mezzo, in primo e secondo grado, annullata dalla Cassazione.
Ricorso rigettato anche per Rosario Gambino, 77 ani, il narcotrafficante indagato da Giovanni Falcone. Nel 2014 è tornato a Palermo dopo 55 anni di vita in America. Gambino, nipote di Joseph, il capo dei capi della mafia americana, oltreoceano aveva fatto fortuna, ma vi è rimasto detenuto per 25 anni. Saro l’americano si era stabilito nel rione Borgo Nuovo dove avrebbe fatto pesare il suo passato criminale. A Gambino sono stati concessi i domiciliari per motivi di salute e per l’età.
In carcere resta pure Tommaso Inzerillo, soprannominato Tamì ‘u scarpuni, cugino di Francesco, 70 anni. Nel 1980 lo scovarono a Santo Domingo dove si era rifugiato per sfuggire al mandato di cattura firmato dal giudice istruttore Giovanni Falcone per associazione a delinquere finalizzata all’esportazione di valuta e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ha rischiato l’ergastolo per l’accusa di avere attirato in trappola i parenti Pietro e Antonio Inzerillo, consegnandoli ai corleonesi in cambio della sua stessa vita. Fu assolto dall’accusa di omicidio e scarcerato il 15 novembre 2013 dopo avere scontato 10 anni di carcere per mafia.
Davanti al Riesame per Tommaso Inzerillo, così come per Alessandro Mannino, ha retto una sola delle dieci contestazioni, quella di associazione mafiosa, mentre per le estorsioni e i danneggiamenti, è stata esclusa la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Scarcerato invece Santo Cipriano, difeso dall’avvocato Antonino Lo Cascio.

