"Mai sospettato di Napolitano" |Bacchettate ai pm in politica

“Mai sospettato di Napolitano” |Bacchettate ai pm in politica

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Il presidente della corte d'appello di Palermo Oliveri spazza i sospetti sul capo dello Stato e attacca: "I magistrati non dovrebbero scendere in campo nella zona in cui hanno indossato la toga". A Palermo meno omicidi e più rapine. "Ma Cosa nostra è ancora forte". Da Messina l'allarme: "Siamo pochi, giustizia troppo lenta". Grasso: "Vicino ai pm minacciati".

Inaugurazione dell'anno giudiziario
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11 min di lettura

PALERMO – “Abbiamo un debito di riconoscenza nei confronti del Capo dello Stato, per cui quando si è tentato di offuscare la sua immagine con il sospetto di sue interferenze in un grave procedimento in corso qui a Palermo, sospetti che i nostri giudici hanno dichiarato da subito totalmente infondati, sentiamo di dovergli rinnovare l’impegno, assunto col giuramento all’inizio del nostro lavoro, di fedeltà alla legge e alla Costituzione, di cui egli è supremo garante”. L’ha detto il presidente della Corte d’appello di Palermo, Vincenzo Oliveri, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Oliveri ha fatto riferimento alle intercettazioni delle chiamate tra Giorgio Napolitano e l’ex ministro Nicola Mancino, acquisite nell’inchiesta sulla trattativa e poi distrutte. Sempre parlando di Napolitano, Oliveri ha ricordato “il sostegno morale che egli ha sempre dato alla magistratura quando, in tempi che purtroppo non sembrano ancora finiti, siamo stati destinatari di gravi quanto risibili accuse, ma anche per la fermezza con cui altrettanto spesso ci ha richiamati a un costume ispirato a sobrietà ed a riservatezza, invitandoci ad astenerci da condotte che possono incidere sull’immagine di terzietà che deve assistere ciascun magistrato”.
“No ai pm in politica
dove sono stati magistrati”

L’inaugurazione, poi, è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione della giustizia: “Siamo grati al ministro Severino, prima, e al suo successore, poi, per aver restituito alla giustizia il posto prioritario che le spetta, presentandola come una risorsa e non come un costo, e per essere riuscito a compiere questa importante operazione in un contesto politico tutt’altro che facile e favorevole”, ha detto Oliveri. “E’ stato senz’altro merito del ministro Severino – ha aggiunto – aver istituito una stretta correlazione tra il buon funzionamento del sistema giudiziario e il buon funzionamento del sistema Paese, accantonando finalmente l’accusa rivolta fino all’altro ieri ai magistrati di essere portatori di un ‘morbo giustizialista’, come se i pericoli da cui bisogna difendersi in Italia non fossero da sempre la corruzione, l’evasione fiscale e la crisi economica e sociale”. “Nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle – ha ribadito – la giustizia non è stata terreno di scontro, perché si è ripristinato il principio che senza il dialogo, l’ascolto e la collaborazione non si arriva al giorno dopo. Si sono archiviate concezioni che raffiguravano politica e giustizia come ‘mondi ostili guidati dal reciproco sospetto’, ribadendo la necessità che ciascuno coltivi il proprio ruolo, senza invadere terreni altrui”.
Oliveri ha poi aggiunto che “riferito al potere giudiziario, il rispetto del proprio ruolo significa che i magistrati non hanno soltanto il dovere di essere imparziali, ma devono anche apparire come tali. Dunque, no all’esposizione mediatica, no a comportamenti impropri, no a carriere politiche inaugurate nel medesimo distretto dove il giorno prima il candidato indossava la toga”.
Un’indiretta bacchettata ad Antonio Ingroia, ma anche qualcosa di più: “Significa che i pareri del Csm non possono tradursi in un sindacato di costituzionalità preventivo sulle leggi. Significa opporsi alla deriva correntizia, che trasforma lo stesso Csm in una brutta copia delle assemblee parlamentari. Significa, più specificamente, che nessuna sentenza dovrebbe mai ospitare valutazioni estranee ai fatti processuali”.
Giustizia civile ancora lenta
Oliveri, poi, ha fatto il punto sulla giustizia civile: “Può sembrare banale ripeterlo, ma non c’è impresa che decida di investire in un Paese se non ha fiducia in esso. L’economia risente, quindi, dell’impatto ne-gativo di una giustizia civile inefficiente, che diventa inevitabilmente un freno allo sviluppo e un costo per il sistema produttivo se le imprese straniere evitano di mettere radici in Italia”. Poi Oliveri ha snocciolato i dati: “Nei sei tribunali del distretto – ha spiegato – è cresciuto il numero delle sopravvenienze (da 91.530 si è saliti a 97.254) e delle definizioni (da 86.608 a 96.125), ma l’accresciuta produttività non ha impedito l’aumento della pendenza che è salita da 117.846 a 120.082 procedimenti”. C’è stata un’impennata a Palermo dove “le sopravvenienze complessive – ha ribadito – sono passate da 44.960 a 50.375 unità. Il trend di produttività, nonostante le carenze di organico dovute al trasferimento di numerosi magistrati ad altre sedi, si è attestato su alti livelli, essendo stati definiti 48.634 procedimenti a fronte dei 43.773 del periodo precedente, con un aumento dell’11,11%”. Dall’esame dell’andamento della giustizia civile negli altri Tribunali del distretto emerge un modesto aumento del numero dei processi complessivi (46.879 a fronte delle 46.540 dell’anno giudiziario precedente: + 0,72%).
“Cosa nostra è ancora forte”
Cosa nostra è ancora forte, nonostante i continui arresti. Secondo Oliveri la mafia “continua a esercitare il suo diffuso, penetrante e violento controllo sulle attività economiche, sociali e politiche nel territorio, anche se il dato statistico rivela un’attenuazione del fenomeno criminale (84 procedimenti nel 2012 e 71 nel 2013). Le indagini hanno evidenziato i tentativi di riorganizzazione delle consorterie mafiose, nonostante la intensa azione repressiva da parte dello Stato”. “Il ritorno in libertà di esponenti mafiosi di spicco – ha proseguito -, che hanno concluso l’espiazione delle pene detentive loro inflitte, ha inciso, infatti, sensibilmente sui nuovi assetti di potere nell’ambito dei rispettivi territori e ha in molti casi rinvigorito il prestigio e la capacità di influenza di Cosa Nostra nel contesto sociale di riferimento per il forte carisma di alcuni personaggi”. Accanto al pizzo e ai consueti metodi di approvvigionamento economica, la mafia si è spostata “verso l’interessamento nei settori delle energie rinnovabili e dello smaltimento dei rifiuti, con rinnovato interesse e un notevole incremento del traffico di sostanze stupefacenti”.
Meno omicidi, più rapine
Sul fronte penale, invece, i dati sono contrastanti. Sono in calo gli omicidi e i tentati omicidi nel distretto di Palermo (che include anche Trapani e Agrigento), ma aumentano le rapine e i furti. “Complessivamente si sono verificati nel territorio del distretto 63 omicidi (dei quali 27 a opera di ignoti) e 50 tentati omicidi (dei quali 8 a opera di ignoti) – ha spiegato – con un decremento del 17% degli omicidi e del 30% dei tentati omicidi. In particolare, 33 sono stati gli omicidi commessi nel territorio di Palermo, 8 ad Agrigento, 5 a Trapani, 4 a Marsala, 12 a Termini Imerese e uno a Sciacca”. Oliveri ha ricordato l’omicidio di Carmela Petrucci, la ragazza di 17 anni, accoltellata dal’ex fidanzato della sorella Lucia, rimasta ferita.
La crisi, però, spinge in alto il numero dei reati di furto, rapina, usura e riciclaggio, mentre sono in apparente diminuzione le estorsioni (correlato alla scomparsa di numerose imprese commerciali), delle frodi comunitarie e delle rapine a banche e uffici postali. Il dato emerge dalla relazione del presidente della Corte d’appello di Palermo, Vincenzo Oliveri, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, “Il fenomeno dei reati contro il patrimonio – ha detto – è prevalentemente ricollegabile a condizioni di disagio economico o di vera e propria indigenza di larghi strati della popolazione, oltreché alla diffusione su vasta scala dell’uso di sostanze stupefacenti”. In particolare, i furti sono aumentati del 4%, le rapine del 10%, il riciclaggio del 35%. In diminuzione le estorsioni (-17%) e le frodi comunitarie (-34%). “Va evidenziato – ha aggiunto – il notevole incremento dei reati di furto e ricettazione del rame, e in particolare dei furti in danno delle grandi compagnie concessionarie dei servizi di energia e telecomunicazioni”. Secondo i dati provenienti dall’ufficio statistiche della Procura di Palermo, i procedimenti iscritti per rapina ammontano a 1.227 (di cui 963 a carico di ignoti e 264 a carico di noti), quelli per furto a 7.562 (di cui 4.046 a carico di ignoti e 3.516 a carico di noti) e i furti in abitazione a 1.199 (di cui 1.001 a carico di ignoti e 198 a carico di noti).
Grasso: “Vicino ai pm minacciati”
“Sono qui per esprimere la mia solidarietà e la mia vicinanza ai magistrati palermitani che continuano a trovarsi nel cono d’ombra delle minacce e delle intimidazioni mafiose”. Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, a margine della cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Palermo.
Messineo: “Clima teso per le minacce di Riina”
“L’anno giudiziario si innesta quest’anno in un particolare clima dovuto alle minacce di Totò Riina e le altre minacce nei confronti di altri magistrati”. Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a Palermo a cui partecipa anche il presidente del Senato, Piero Grasso. “Per il resto l’anno giudiziario è un momento – ha proseguito – di riflessione sui problemi della giustizia, purtroppo statici, immobili, sono sempre gli stessi e di anno in anno vengono tramandati verso l’anno che verrà”. Poi Messineo torna sulle minacce. “Indubbiamente non si può dire che siano passate sotto silenzio o in modo del tutto neutrale. Però non hanno minimamente inciso sull’impegno e sull’efficienza delle strutture che combattono la criminalità organizzata, né sulla serenità dei colleghi. E’ chiaro poi che fatti di questo genere fanno aumentare livello di attenzione sulle condizioni di vita e di lavoro di questi colleghi”.
Messina, Fazio: “Tempi troppo lenti”
“Non riusciamo, malgrado la buona volontà, ad evadere la domanda di giustizia in tempi ragionevoli; una gravissima disfunzione, a fronte della quale chi ha la responsabilità legislativa e di governo è intervenuto con rimedi palliativi. Sono mancate le indispensabili riforme straordinarie, ed ora è emergenza, in tutti i settori”. Lo ha detto il presidente della corte d’appello di Messina, Nicolò Fazio, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Fazio parla poi di anomalie evidenti che non hanno avuto soluzione nemmeno con la miniriforma dell’anno scorso che mirando all’economia di spesa ha “pregiudicato ulteriormente la funzionalità degli uffici coinvolti, sacrificando un valore di rilievo costituzionale, che inerisce al diritto di piena cittadinanza, cioè quello della giustizia di prossimità”. “Perché abbia termine la crisi – prosegue Fazio – si deve fronteggiare una volta per tutte l’arretrato, una zavorra di milioni di cause, da rottamare a qualsiasi costo”. Fazio ha anche chiesto un provvedimento di clemenza, denunciando carenze di organico: “Il Tribunale di Messina ha scoperture del 25% mentre la procura lamenta una vacanza di più del 20%”.
A Palermo 33 milioni di spesa
per le intercettazioni

Per le intercettazioni telefoniche e ambientali a Palermo si spendono 33,5 milioni. C’è stata una diminuzione rispetto all’anno precedente quando si erano spesi 3 milioni in più. Ma si tratta di risorse comunque elevate, ha sottolineato il presidente della corte d’appello Vincenzo Oliveri. Complessivamente sono state effettuate 7.280 intercettazioni, quelle per i casi più rilevanti. Oliveri ha posto l’esigenza di utilizzare con rigore questo strumento per conciliare le esigenze investigative con quelle della tutela della riservatezza dei terzi estranei. “Tra gli interessi da tutelare – ha detto – c’è anche quello della stampa di esercitare il suo diritto all’informazione, attraverso il quale si esercita il controllo democratico delle istituzioni e dei suoi rappresentanti”.
Scarpinato: “La crisi
si ripercuote sulla giustizia”

“La crisi si ripercuote a livello penale e rischia di vanificare gli innumerevoli sforzi per la legalità fatti soprattutto dopo le stragi. Si era creata nella popolazione una fiduciosa aspettativa sul rilancio dell’economia, dei posti di lavoro. La crisi ha portato, invece, nuova disoccupazione e distruzione, sulla quale soffiano gli esponenti della criminalità mafiosa. Qui è in corso una sfida drammatica”. L’ha detto il procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, all’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Servono strategie multilivello – ha proseguito – per risolvere le emergenze. In questi anni c’è stata l’illusione repressiva che ha affidato solo alla risposta penale la soluzione di problemi di grande complessità sociale. I dati statistici attestano come la crisi economica stia avendo effetti devastanti. La Questione meridionale sembra essere stata cancellata dall’agenda nazionale, come se fosse tempo perso”.
Scarpinato ha anche osservato come “stiamo assistendo a un’escalation di minacce e propositi di morte nei confronti dei magistrati che lasciano interdetta l’opinione pubblica e la politica nazionale che non riesce a sopire questa voglia di rivalsa”. In aula sono presenti il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i Pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene. “Davanti a queste situazioni – ha spiegato – non possiamo abbassare la guardia. Sappiamo bene come questo sia un pericolo costante”.
Gli avvocati: “Cancelleri se ne vada”
“Il ministro Cancellieri se ne vada. Ha dimostrato di essere inadeguata al compito. L’avvocatura italiana porta un messaggio di ferma protesta per lo stato in cui versa la giustizia con la carenza di un’organica politica giudiziaria. Non tolleriamo più un ministro che non parla con gli avvocati. Siamo pronti a collaborare con le istituzioni per la soluzione dei problemi gravissimi della giustizia”. Lo ha detto Francesco Greco, presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Duro attacco anche alla mediazione obbligatoria, “fallimentare” secondo gli avvocati. “La giustizia, oltre che celere, deve essere giusta”, ha ricordato Greco. Il presidente dell’ordine ha rinnovato la solidarietà ai magistrati minacciati.
A Caltanissetta mancano 53 persone
“Anche quest’anno ancora una volta è stata delusa l’antica aspirazione a conseguire la totale copertura dei posti della pianta organica del magistrati giudicanti e requirenti, anzi di fronte alla necessità di poter disporre di tutte le unità un buon numero di magistrati è stato trasferito ad altre sedi”. L’ha detto il presidente della Corte d’appello nissena, Salvatore Cardinale, all’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Nei tribunali ordinari – ha aggiunto – il numero dei giudici togati è di 43 unità a fronte di un organico di 56; mentre la Procura generale ha lamentato la scopertura di un posto di sostituto tra i 4 previsti; inoltre, dall’11 aprile è priva del procuratore. Nella Procura mancano 5 sostituti a fronte di una copertura di 16 unità più il capo e due aggiunti. Alla Dda i sostituti sono ridotti a 4 su 7 previsti. Alla penuria dei magistrati si affianca la continua erosione del personale amministrativo falcidiato per una miope politica di gestione basata unicamente sui tagli delle unità, dai pensionamenti”. “Ribadiamo, invece – ha concluso Cardinale – l’utilità della soppressione annunciata degli uffici dei giudici di pace, dato che il costo finanziario richiesto per queste strutture non è giustificato dal basso numero degli affari trattati. Resta invece il disappunto dopo decenni di apprezzato servizio per l’abolizione del Tribunale di Nicosia, l’auspicio è che l’accorpamento con il Tribunale di Enna serva a potenziare l’ufficio. Va apprezzato, infine, l’aggregazione al circondario del Tribunale di Gela del territorio di Niscemi che prima era gestito da Caltagirone”.

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