Mangano alle associazioni Lgbt:| "Ecco cosa è successo"

Mangano alle associazioni Lgbt:| “Ecco cosa è successo”

Mangano alle associazioni Lgbt:| “Ecco cosa è successo”

Lettera aperta del consigliere Alberto Mangano (Mov139) alle associazioni Lgbt e a quanti hanno criticato la mozione Figuccia.

sala delle lapidi
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PALERMO – “Care amiche e amici Lgbt, rispondo alle vostre critiche e richieste di chiarimenti, assolutamente legittime, con qualche giorno di ritardo perchè, devo essere sincero, ho avuto una prima reazione stizzita per la polemica sollevata che mi ha portato a pensare, certamente in modo presuntuoso, che non avevate capito niente. Evidentemente la reazione dei primi giorni mi porta oggi ad un ragionamento che ha bisogno di una premessa: la valutazione dei contesti diversi in cui ci si muove nella politica istituzionale e in quella dei movimenti. I movimenti hanno il dovere di sostenere posizione politiche chiare e nette, radicali, per tradurli in azioni che portino cambiamenti reali nella società. A loro appartiene, oltre la facoltà di proposta, la provocazione come stimolo alla discussione, al di la dei processi decisionali che comunque possono trarne spunto e indicazioni. La politica istituzionale si muove nel terreno del perseguimento del risultato concreto, anzi del miglior risultato possibile, badando anche alle eventuali controindicazioni che ogni iniziativa può produrre. In sintesi mentre i movimenti procedono per “contaminazione culturale”, la politica istituzionale lavora prevalentemente per obiettivi anche attraverso azioni di semplice testimonianza. Se è chiaro cosa voglio dire, non dico condiviso ma chiaro, ciò che è accaduto il 7 agosto ha delle sue logiche spiegazioni, non necessariamente condivisibili. Dico subito che la tesi dello scambio tra le due mozioni, “Palestina”/”festa della famiglia naturale” non esiste e lo dimostra il dato dei presenti in aula e dei votanti. La sessione del 6 e 7 agosto aveva all’ordine del giorno un punto delicato quale l’approvazione del conto consuntivo 2013 su cui si era imbastita una polemica per il fatto che il Collegio dei Revisori dei conti, in carica fino ad un mese prima, avesse dato un parere negativo. A questo si aggiunga la pressione mia sul capogruppo per la discussione immediata della mozione sulla Palestina, visto i gravi fatti che vi accadevano. Provate a immaginare per un attimo il clima di quella conferenza dei capigruppo. È qui che scatta la trappola, tesa da Fi, con la richiesta di discutere anche la mozione Figuccia. Nel merito della mozione, di cui non condivido le argomentazioni delle premesse che esprimono l’opinione dell’estensore, il Consiglio era chiamato a impegnare la Giunta ad indicare una data per una giornata di festa per la famiglia naturale. Senza essere maghi della politica questa mozione era una implicita risposta al Gay Pride e al fatto che il Consiglio, come quello precedente, e l’Amministrazione più volte si erano espressi con atti formali per il riconoscimento di diritti fondamentali della persona e a sostegno del Gay Pride. A questo punto è stata una valutazione di opportunità che certamente ha una valenza politica ma che risponde anche all’esigenza di non compromettere i risultati acquisiti. Per capirci ponendo la seguente domanda: che succede se si boccia quella mozione? Cosa si vuole dimostrare? È mia personale convinzione, credo abbastanza diffusa, che sui diritti civili non possono esserci schieramenti precostituiti per appartenenza partitica, essendo materia che, se laicamente affrontata implica fattori di natura diversa, culturali invece che religiosi o sociali. Il tentativo di riportarla dentro i recinti dei partiti è perso in partenza e dimostra soltanto la debolezza, prima di tutto culturale, di chi se ne fa promotore. Con il voto favorevole del gruppo di maggioranza si è permessa l’approvazione della mozione e diversi suoi componenti si sono subito dichiarati disponibili ad una revoca. Quale sará l’effetto di una simile proposta? Credo, sperando di sbagliarmi, di dare maggior fiato alle trombe degli integralismi, col rischio che si manifestino anche dalle nostre parti. Non sottovalutiamo il dato che le gerarchie cattoliche locali sono state tacciate dalconsigliere Figuccia di rimanere silenti di fronte a questa ventata di riconoscimento di diritti civili alle coppie omosessuali, tanto da determinarne il suo distacco. Se il Consiglio avesse bocciato la mozione lo scenario sarebbe stato lo stesso? E se ora proponesse una revoca? Mi rendo conto che non è facile rispondere a questa domanda, ma il fare politica impone anche ragionare in via ipotetica, a torto o a ragione. Se l’istituzione del registro delle unioni di fatto è ormai un dato acquisito, se il Gay Pride a Palermo è alla sua quarta edizione e ogni anno aumentano i cittadini partecipanti, possiamo davvero temere un ritorno indietro rispetto alle scelte compiute? O che questa festa della famiglia naturale possa ingenerare una reazione conservatrice o invece contribuire a quel clima di tolleranza e di contaminazione culturale che tanti risultati ha dato? Se il consigliere Figuccia pensa che questa sua mozione possa ribaltare una situazione di fatto, non ha capito nulla della nostra società, ma altrettanto se noi pensiamo di sentirci minacciati da qualche centinaio di famiglie che possano vedersi in un giorno di maggio alla festa della famiglia naturale e poi ritrovarsi a giugno al Gay Pride”.

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