Mattarella e le 'ripicche' | Travaglio e i siciliani

Mattarella e le ‘ripicche’ | Travaglio e i siciliani

Mattarella e le ‘ripicche’ | Travaglio e i siciliani
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite:
quando cercherai
una notizia, ci troverai
più facilmente.
AGGIUNGI

Travaglio. L'editoriale sul Presidente Mattarella. E un caffè già zuccherato.

Che poi uno già li vede questi siciliani al bar, tra un cannolo e una ravazzata. Uno che sussurra, togliendosi la coppola: “Minghia, u’ sintisti che scrissi Marcuzzo Travagghiu?”. E l’altro che replica, suggendo un caffè bollente e amarissimo: “No, che minghia scrissi?”.

E dunque andiamo a rileggerlo, in un tripudio di cannoli, ravazzate e minghia, con rispetto parlando, ciò che scrisse Marco Travaglio, per significare le sue critiche al Presidente della Repubblica, il palermitano Sergio Mattarella, che si permise di mancare di rispetto a Luigi Di Maio, a Matteo Salvini e al popolo tutto, ma proprio tutto, zia Concettina di Carrapipi inclusa.

Dunque, scrisse, con lo scintillio della consueta prosa mordace: “Dopo lungo letargo, Re Sergio s’è fatto dominare da un qualche residuo di ombrosità e stizzosità siciliane nascoste nel suo Dna, trasformando una ripicca personale in una catastrofe istituzionale. Come il suo corregionale Filippo Mancuso che nel ’95, dopo una vita trascorsa a obbedir tacendo, trascinò il governo Dini a un passo dal baratro perché, sfiduciato dagli altri ministri e dalla maggioranza per la sua guerra personale alle Procure di Milano e Palermo, non voleva saperne di dimettersi. Indro Montanelli, sul Corriere, lo paragonò a un appuntato lavativo della Divisione Messina che aveva conosciuto sul fronte greco-albanese della Seconda guerra mondiale”.

E via con l’aneddoto di un fantomatico personaggio che, sol perché colpito di striscio, dopo un periodo di non belligeranza e di imboscamenti, al grido di ‘a mia?’, diventò un provetto guerriero. Per fatto personale, manco a dirlo.

E già qualcuno se li immaginerà questi siciliani da film e da cartolina, con la capigliatura crespa, con la coppola calzata, che, sventolando il giornale, tra un caffè e un’arancina, strillano “A mia! A mia!”, magari, con fieri propositi di ripicca nei confronti del piemontese Travaglio. Dal Presidente Mattarella in giù, tutta una stirpe di rancorosi, permalosi e ripiccosi. Da Palermo a Capo Passero, tutta una fantasmagoria di sguardi, ombrosità e stizzosità.

Eppure, sommessamente, ci permetteremmo di rassicurare il direttore del ‘Fatto’. Venga, venga pure in Sicilia e senza sospetto. Lo accoglieremo con le braccia aperte e con il caffè già zuccherato, trattandolo da fraterno amico. Nessun rancore, nemmeno un quarto di sopracciglio alzato. Anzi, grazie per la risata lieve, zampillata di prima mattina. Come disse il sicilianissimo e maestoso Pino Caruso: “I cinque sensi sono sei. Il sesto è quello dell’umorismo”. E noi siciliani, a riguardo, modestamente, siamo i campioni del mondo.

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI