"Salvo grazie al trapianto", il miracolo di Marina e Roberto

“Cara Marina, tuo marito Roberto mi ha salvato la vita”

Marina e Roberto. Una storia d'amore spezzata. E quella lettera che racconta un miracolo.

“Venerdì 27 Luglio 2023, nel decimo anniversario della morte di mio marito Roberto e della donazione dei suoi organi, ricevo un dono, un segno: ‘Ciao Marina non mi conosci, mi presento io sono Luigi e dieci anni fa tuo marito mi salvò la vita. Domani 28 luglio sono dieci anni che sono stato trapiantato di fegato all’ospedale Cisanello di Pisa. Tuo marito sarà sempre il mio angelo! Io in tutti questi anni ho sempre fatto fare una Messa per Roberto, ma ho avuto il coraggio di scriverti solo adesso’”.

Ci sono vite che vanno e vite che vengono, in costellazioni e intrecci di percorsi che non sappiamo. Ma la storia raccontata sui social da Marina Fontana dice una verità consolante: nessuna vita si perde. Marina riporta i messaggi di Luigi che le ha scritto. Roberto Cona morì in un incidente stradale, portando con sé la felicità di stare insieme. L’amore, però, non è morto con lui. Come dimostra questa cronaca. (nella foto Marina e Roberto)

E’ Luigi che scrive una lettera, lui che è stato salvato con un trapianto, dal fegato donato di Roberto, secondo le parole riportate da Marina sui social: “Dal mese di dicembre 2013 mi sono messo sul computer per rintracciare quelli che avevano donato gli organi, ho saputo che il mio organo veniva da Careggi (ospedale di Firenze, ndr). Ero talmente debilitato prima del trapianto che ero giunto quasi alla fine”.

“Ho letto la vostra storia su internet e ho capito – ha scritto Luigi che ha ricostruito la vicenda -. Quel giorno, era una domenica, e al Careggi solo una persona aveva donato gli organi e solo un fegato è stato trapiantato, quello donato a me. Ancora non reggo alle lacrime ogni volta che ci penso. Mia figlia mi ha aiutato a scriverti perché non riuscivo a scrivere per l’emozione che ho provato”.

Le lacrime di Luigi si uniscono a quelle di una donna che perse il suo sposo, ma che decise di donare i suoi organi, per aiutare altri a ritrovare la vita che a Roberto era stata strappata. Lacrime che parrebbero diverse: di felicità e di dolore. Lacrime che si somigliano, perché appartengono allo stesso miracolo umano. Che è stato svelato su Facebook da colei che ne è stata l’epicentro.

“Ho imparato che l’amore ci protegge – dice Marina –. Anche se non è stato semplice. Adesso sono più serena, ma non è stato facile compiere un cammino di elaborazione della sofferenza. Roberto, il mio Roberto, lo sento sempre vicino a me. So che mi dà tanta forza. E sono felice per Luigi e per le sua splendida famiglia”.

Vite che vanno, vite che vengono. E non sappiamo perché in certe case si sperimenti la gioia del ritrovarsi e in altre lo strappo dell’abbandono. Ma l’amore non va via. L’amore resta.


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