Il pescatore-eroe al ministro Piantedosi: "Sui migranti sbaglia"

“Ho sentito quelle grida di notte, il ministro Piantedosi sbaglia”

Carlo Giarratano e il suo equipaggio soccorsero un gommone a Sciacca.
IL PESCATORE-EROE
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“Quella notte mi torna sempre in mente, ogni volta che viene sera e guardo il mare. siamo tutti terribilmente scossi per il naufragio di Cutro, in Calabria (nella foto le bare). Un uomo di mare salva le vite, se deve farlo. Non può tirarsi indietro”.

Era una notte di luglio del 2019, neanche troppo tempo fa. Carlo Giarratano, pescatore di Sciacca, sentì quelle urla nella notte. Lui e il suo equipaggio prestarono ascolto a una richiesta d’aiuto. E, con il peschereccio ‘Accursio Giarratano’, dedicato al fratello di Carlo, morto appena quindicenne, salvarono cinquanta persone migranti. Quell’onda va e viene.

Comandante Carlo Giarratano, come sono le grida d’aiuto, di notte?
“Amplificate e terribili. Anche qualche giorno prima eravamo intervenuti. Ma con il buio è tutto diverso. Non sai cosa succede. Come dissi allora: noi abbiamo sentito quelle persone gridare, i politici, invece, no. Questa è la differenza”.

Avete ricevuto elogi e un encomio.
“Non ci abbiamo mai fatto caso. Siamo pescatori e un pescatore deve fermarsi, se c’è qualcuno che ha bisogno. Oggi, per il caro gasolio e perché i lunghi tragitti costano troppo, ci muoviamo su rotte più brevi. Ma, dagli strumenti di bordo, so che gli interventi per i migranti sono continui”.

Cosa ha provato davanti alla notizia del tragico naufragio in Calabria?
“Un dolore immenso. Anche perché noi sappiamo di cosa si parla, della paura, dello strazio. Si prova rabbia e sgomento, pensando a tante vite spezzate”.

Chi ha la colpa maggiore?
“Non lo so, non conosco la vicenda nel dettaglio. Non mi è piaciuto lo scaricabarile a cui abbiamo assistito. Una cosa posso dirla: le critiche alla guardia costiera e a chi lavora sul campo sono ingenerose. Per esperienza personale so che non si tirano mai indietro. Svolgono una attività pesantissima e difficile”.

Il ministro Piantedosi ha detto che nemmeno la disperazione giustifica scelte che mettono a rischio i figli.
“Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma io credo che una posizione del genere sia sbagliata. Questa è gente disperata che tenta la fortuna. Bisognerebbe mettersi nei loro panni”.

Com’è fare il pescatore?
“Ora è diventato molto difficile per i costi e per le restrizioni ai danni di chi ha sempre seguito le regole. Ma è la vita mia e della mia famiglia. La nostra passione”. (rp)


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